Piazza Carlo Dolci a Firenze: Storia, Arte e Devozione

Firenze, culla del Rinascimento, è una città intrisa di storia, arte e cultura. Tra le sue vie e piazze si cela un patrimonio inestimabile, testimonianza di secoli di evoluzione artistica e sociale. Piazza Carlo Dolci, pur non essendo tra le più celebri, racchiude in sé un microcosmo di vicende che meritano di essere esplorate. Questo articolo si propone di ripercorrere la storia di Piazza Carlo Dolci, analizzando il suo legame con l'arte, la devozione e la vita sociale fiorentina.

Carlo Dolci: un pittore tra "realismo magico" e fede

Carlo Dolci (Firenze, 1616-1687) è stato uno dei pittori fiorentini più importanti del Seicento. Apprezzato fin dai suoi tempi per le sue esclusive realizzazioni artistiche, dotate di una sorta di “realismo magico” e di una naturalezza descrittiva che rasenta l’iperrealismo, Dolci operò alacremente soprattutto per la famiglia granducale dei Medici, per la quale realizzò veri e propri gioielli pittorici, ammiratissimi dagli estimatori d’arte e dai più fini collezionisti in visita a Firenze nel corso dei secoli. Il forte legame con i precetti cristiani e le dottrine ecclesiali costituì un elemento base anche nella sua attività di pittore, come attestano, in modo significativo, la scelta dei soggetti delle sue pitture, dedicati, quasi esclusivamente, a temi sacri o a immagini allegoriche esaltanti il verbo divino. Grazie ai molti documenti e ad alcune iscrizioni autografe è possibile seguire con attenzione le varie fasi della sua attività, contraddistinta, sempre, da immagini dalla bellezza virginea e atemporale, ostentata anche dalla resa levigatissima e quasi porcellanata degli incarnati, sui quali si rifrange, spesso, una pallida luce astrale.

La mostra antologica dedicata a Carlo Dolci ha messo a fuoco la bellezza e l’unicità dei dipinti di questo maestro, partendo dalle sue “prove” giovanili fino a giungere ai capolavori della piena maturità. Insieme ai dipinti eseguiti per Casa Medici, oggi conservati in gran parte nelle raccolte di Palazzo Pitti e nella Galleria degli Uffizi di Firenze, si affiancano pitture documentate nelle fonti antiche, citate soprattutto dal biografo Filippo Baldinucci, provenienti ab antiquo da storiche quadrerie fiorentine, oggi conservate, in prevalenza, presso famosi musei stranieri. Insieme ad opere già note da tempo nella letteratura artistica sono stati presentati dipinti recuperati negli ultimi tempi o finora inediti, come, oltre a una raffinatissima Sant’Agata già Osterley Park, il Ritratto del Beato Angelico, eseguito da Dolci nel 1648 come dono per la sua ammissione all’Accademia delle Arti del Disegno, ritenuto perduto, conservato attualmente nella direzione del Museo di San Marco a Firenze.

Al vasto campionario di dipinti è stata affiancata una raffinata selezione di disegni dell’artista, anche in questo caso appartenenti oggi a varie collezioni pubbliche e private, apprezzabili per la finezza esecutiva e per l’indubbia abilità nello studio e nella descrizione dal naturale. Insieme ad esemplari di altissima qualità conservati a Firenze, soprattutto presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, sono stati esposti anche fogli provenienti da importanti raccolte grafiche straniere, come quelle del Kunsthalle ad Amburgo, del Musée des Beaux-Arts a Lille, del British Museum a Londra, del Cabinet des Dessins du Musée du Louvre a Parigi e del Metropolitan Museum a New York.

L'eredità di Carlo Dolci e la sua scuola

Come tutti i grandi maestri anche Carlo Dolci fu un pittore molto imitato e il titolare di una fiorente bottega che mantenne vivo il suo stile ben oltre la propria morte. In relazione a quanto appena detto è stato presentato nell’esposizione un piccolo nucleo di dipinti di allievi noti e meno noti, ovvero Onorio Marinari, Bartolomeo Mancini, Alessandro Loni e Agnese Dolci, figlia, quest’ultima, di Carlo.

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Per comprendere l’entourage nel quale si formò l’artista e le affinità più o meno stringenti con alcuni dei più qualificati pittori fiorentini operanti al suo tempo è stata esposta anche una piccola sezione, nella quale compariranno opere di primissima qualità legate a nomi come il Cigoli, Jacopo Vignali, Matteo Rosselli, Cesare e Vincenzo Dandini e, ancora, Lorenzo Lippi e Felice Ficherelli.

Tra dipinti e disegni autografi di Carlo Dolci, pitture eseguite dagli allievi e composizioni di confronto, legate non solo alla pittura ma anche alla scultura e alle arti applicate, sono state presentate nell’esposizione circa cento opere.

Studi e restauri dedicati a Carlo Dolci

Per il catalogo che accompagna la mostra è previsto un nutrito numero di contributi che indagheranno in maniera capillare ogni aspetto dell’attività dell’artista, iniziando da una ricostruzione particolareggiata della sua biografia, finora non indagata in modo appropriato nei testi critici contemporanei, per poi mettere a fuoco le commissioni importanti, legate in prevalenza alla famiglia Medici, il rapporto del pittore con la letteratura sacra e il suo credo cristiano e, ancora, indagini approfondite sulla scuola e sugli allievi più qualificati. Studi particolareggiati saranno dedicati anche alla ritrattistica, ai disegni e al suo speciale rapporto con le arti decorative, ben evidente nell’attenzione riservata alle pregiatissime stoffe, ai gioielli e all’oreficeria.

In occasione della mostra è stata avviata una importante campagna di restauri, che ha riguardato in particolare dipinti del Dolci provenienti dal territorio fiorentino, oltre ai quadri della Palatina e di altri musei del capoluogo toscano, per un totale di 33 fra restauri completi e revisioni. L’Opificio delle Pietre Dure ha curato poi in particolare il restauro e la campagna di approfondite indagini tecniche sul Sogno di San Giovannino (Galleria Palatina) e sul disegno con David e la testa di Golia, (Milano, Pinacoteca di Brera). E’ stata, questa, l’occasione per approfondire la conoscenza della particolarissima tecnica pittorica di Dolci, che si avvaleva di espedienti del tutto originali, come ad esempio l’uso dell’oro per le aureole, applicato in polvere leggera per ottenere l’effetto di sfumatura.

Dedicata a Mina Gregori, la mostra è curata da Sandro Bellesi e da Anna Bisceglia, così come il ricco catalogo edito da Sillabe che annovera scritti di rinomati studiosi della pittura fiorentina del Seicento. Attraverso questi studi, molti dei quali dedicati ad aspetti finora mai analizzati dell’attività dell’artista, è stato così possibile ricostruire l’“esatto” percorso operativo di Dolci, grazie anche all’acquisizione di nuovi documenti e alla corretta lettura delle date o delle iscrizioni poste su alcuni dipinti, trascritti negli studi recenti dedicati al pittore, a volte, in modo errato.

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La Misericordia di Firenze: un'istituzione secolare in Piazza Carlo Dolci

Un altro elemento di spicco legato a Piazza Carlo Dolci è la presenza della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze. Il 20 gennaio 2016 è stato inaugurato il nuovo museo della Misericordia, un percorso museale che si snoda in 14 sale, distribuite in circa 600 metri quadri, testimoniando il ruolo che il Sodalizio ha avuto per Firenze.

La Misericordia nacque quando il domenicano Pietro da Verona, giunse a Firenze per combattere gli eretici patari. Si formarono delle compagnie di cittadini - le Compagnie della Fede - che in pochi mesi ebbero ragione degli avversari. Il ruolo svolto dal Sodalizio fiorentino, lo dimostrano i numerosi documenti di archivio, divenne sempre più un servizio sociale. Così che la sua storia andò a intrecciarsi, saldamente, con quella della città che ne fu culla. Fra i Fratelli della Misericordia troviamo principi e duchi, re e capi di governo, sacerdoti, artigiani, operai, uomini e donne del popolo fiorentino. I loro nomi sono conservati nei grandi registri che, da secoli, sono conservati nell’Archivio.

All’interno del museo è possibile ammirare opere di pregio realizzate da importanti autori come Santi di Tito, Benedetto da Maiano, Sano di Pietro, Bachiacca, Sogliani, G. Attraverso le singole sale è possibile notare come l’Arciconfraternita sia sempre stata al passo con i tempi, sapendosi attualizzare al contesto storico, sociale e tecnologico. - artisti caravageschi: il Cristo fra dottori, olio su tela di Dirck Van Baburen, del XVII sec.

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