Il Panino: Un Viaggio Gastronomico e Culturale Italiano

Introduzione

Il panino, apparentemente semplice combinazione di pane e ripieno, si rivela un universo complesso di storia, cultura e significati sociali. Questo articolo esplora l'evoluzione del panino in Italia, dalle sue umili origini come pasto frugale a simbolo di tendenze sociali, gusti in evoluzione e persino avanguardie giovanili.

Dalle Origini Umili al Simbolo di Status

Nell'Italia del XIX secolo, il pane era un bene prezioso, raramente accessibile alla maggioranza della popolazione. Il "panino imbottito", come attestato nel romanzo di Luigi Pirandello "L'esclusa" (1901), era un lusso, segnando una distinzione sociale. Prima, nell’Ottocento, la grande maggioranza degli italiani di pane non ne vedeva granché (tanto meno vedeva le eventuali imbottiture). Risultato: la pagnotta, quando capitava, veniva centellinata.

Parallelamente, nelle case dell'élite borghese e nobiliare, si diffondeva l'usanza britannica del "sandwich", consumato durante il tè. La parola inglese deriva dal nome di John Montagu conte di Sandwich (1718-1792), che una volta avrebbe trascorso ventiquattro ore al tavolo da gioco nutrendosi di panini imbottiti.

Alberto Capatti, storico della gastronomia, nel suo libro "Storia del panino italiano", sottolinea come il panino, a differenza del sandwich, avesse una storia legata a consumi socialmente differenziati, riflettendo una società stratificata. Il panino, termine recepito dai dizionari ottocenteschi nel significato di “piccolo pane ripieno”, ha, al contrario del sandwich, una storia connotata da consumi socialmente differenziati ed è rappresentativo di una società stratificata.

L'Influenza Britannica e il "Tramezzino" Dannunziano

L'influenza britannica si manifestò attraverso la "traduzione di La cuisinière de la campagne et de la ville, […] del 1845, nel capitolo riservato alla cucina inglese. […] Veniva servito nei buffet, da festa o da ballo, e persino nelle cene».

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Tuttavia, l'Italia sviluppò una sua versione distintiva: il "tramezzino". Cosa c’entra D’Annunzio col tramezzino? Era «un triangolo isoscele di soffice pancarré farcito con ogni ben di Dio, nato nel retrobottega del caffè Mulassano di Torino, nel gennaio 1926. A battezzarlo così fu un poeta, Gabriele D’Annunzio». Gabriele D'Annunzio, affascinato dalla forma del pane a cassetta, lo battezzò "tramezzino", in riferimento alle "tramezze" della sua casa di campagna. Una definizione poetica che rimase nella storia, anche perché a inventarsela non fu un cliente qualunque, ma l’autore della Pioggia nel pineto. La parola tramezzino è attestata nella settima edizione del Dizionario moderno di Alfredo Panzini, pubblicata da Hoepli nove anni dopo il battesimo, nel 1935.

I futuristi, con il loro "Manifesto della Cucina futurista" (1930), proposero il termine "traidue" come alternativa al "sandwich", parola invisa al regime fascista. Tuttavia, il "tramezzino" dannunziano ebbe la meglio, resistendo fino ai giorni nostri.

Il Panino Pop degli Anni '70 e l'Avvento dei "Paninari"

Negli anni '70, il panino divenne un fenomeno di massa, con la pubblicazione di numerosi ricettari dedicati. In quel periodo finirono in libreria tre libri che, scrive Capatti,rivelano l’esistenza di un nuovo campo alimentare, con i suoi consumi e i suoi valori: di Cesare Cremoni e Anna Maria Mojetta, con prefazione di Mario Soldati, 201 panini d’autore (Mazzotta 1972); di Gianni Bonacina Panini & sandwiches. 220 panini, sandwiches, tramezzini, hamburgers, pizze, hot dogs ecc., un mangiare giovane e pratico, adatto ai viaggi e alle serate con gli amici (Edizioni del Bosco 1973); di Elena Spagnol I panini freddi e caldi, salati e dolci, mignon e formato famiglia, classici e nuovi, croste, crostini, focacce ripiene, false pizze (Rizzoli 1976). Ad essi va accostata la Cucina in jeans di Elena Sala (Rusconi 1976).

Nacque il fenomeno dei "paninari", giovani edonisti che frequentavano il locale "Al Panino" a Milano. Nel 1976 viene lanciato dalla stampa il termine “paninaro”, registrato nel Corriere della Sera per designare i frequentatori di un locale di piazzetta Liberty, “Al Panino”. Chi sono? «I paninari sono stati una generazione un po’ edonistica e un po’ plastica, che si è sviluppata dopo i miei sanbabilini» dirà Andrea Pinketts aggiungendo che «non gliene fregava niente di società, partiti e politica». Essi abbinavano il panino all'abbigliamento firmato e rappresentavano un'avanguardia giovanile, resa popolare dallo spettacolo televisivo "Drive In". Il panino è identità che […] differenzia [i giovani] dai pasti in famiglia, li libera da mamma e papà a tavola.

Quasi cinquant’anni fa l’era del paninaro generò paninoteche di ogni tipo; poi ecco, sull’onda del successo, l'apertura dei locali di catene nazionali (come Burghy) e internazionali (come McDonald); seguirono le tante varianti del panino a seconda delle diete di ciascun paninomane (carnivoro, onnivoro, vegetariano, vegano, biologico, hamburgeriano, regionale e via elencando). Tutto ciò ha generato persino la serissima Accademia del panino italiano, che a Milano fornisce ambìte certificazioni.

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Il Panino nell'Era Contemporanea: Tra Pandemia e Nuove Consapevolezze

La pandemia di Covid-19 ha segnato una svolta anche nel mondo del panino. Con il Covid-19 e la chiusura di scuole, negozi, ristoranti e fabbriche, il panino si è sdoppiato in un fantasma, che riappare dietro insegne che lo nominano e lo ricordano, che si materializza consultando app e siti, e in un nuovo oggetto casalingo, rinato dalle circostanze.

Il panino si è trasformato in un "fantasma", presente attraverso insegne, app e siti web, ma anche in un oggetto casalingo, riscoperto durante il lockdown.

Ma, Il panino fantasma continuerà la sua nuova vita anche dopo le delivery e dopo le prime riaperture perché è profondamente mutato il rapporto con il passato, con il lavoro stesso che ha subito la prima grande rivoluzione mediatica.

Oggi, il panino è un simbolo di nutrizione, socializzazione e qualità della vita.

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