Licorice Pizza: Un'Ode Cinematografica all'Incontro e alla Nostalgia

"Licorice Pizza", apparentemente semplice e leggero, racchiude l'essenza del cinema di Paul Thomas Anderson, riproponendo temi e figure chiave della sua arte. La San Fernando Valley, i locali di Encino come propaggine di Hollywood, gli anni Settanta come epoca di eterna giovinezza, piccole star e celebrità in declino, personaggi disfunzionali alla ricerca di equilibrio: tutti questi elementi si intrecciano in un film che è al contempo un omaggio al passato e una riflessione sul presente.

Il Fato e l'Ironia nel Cinema "Smart"

"Licorice Pizza" può essere interpretato alla luce del concetto di "smart cinema", coniato da Jeffrey Sconce per descrivere l'intersezione tra il mainstream hollywoodiano e il cinema d'autore. I film "smart" sono spesso caratterizzati da umorismo nero, fatalismo, relativismo e nichilismo, affrontando le disfunzioni emotive e relazionali della classe media bianca nella società dei consumi. Un elemento distintivo è la presenza di "eventi sincronici eppure causalmente irrelati", che riflettono la preoccupazione postmoderna di essere "fottuti dal fato".

Fin dall'inizio, Anderson utilizza carrellate e steadicam per rendere reversibili le traiettorie dei protagonisti, Gary Valentine e Alana Kane, uniti da un legame affettivo-sentimentale in cui si ritrovano fatalmente coinvolti. Le corse che ricorrono nel film diventano le linee del loro percorso sentimentale, seguite dalla macchina da presa fino al climax decisivo in cui il montaggio alternato le fa convergere davanti a un cinema.

Attraverso la storia di Gary, un quindicenne attore, e Alana, una venticinquenne alla ricerca di un suo posto nel mondo, Anderson sembra redimere l'ansia di un fato ostile nella serena certezza dell'incontro che cambia la vita. Gary dichiara ad Alana che "era destino" che si incrociassero, sottolineando come coincidenze e sincronicità definiscano lo spazio in cui si muovono i protagonisti nella San Fernando Valley, dove ogni incidente apre un episodio e ogni incontro genera un aneddoto.

Nostalgia Film: Un Amarcord degli Anni Settanta

"Licorice Pizza" è il terzo capitolo di una rilettura degli anni Settanta iniziata con "Boogie Nights" (1997) e proseguita con "Vizio di forma". Ambientato nel 1973, il film incrocia la crisi energetica e la campagna elettorale di Joel Wachs. Come la Los Angeles di "C'era una volta a… Hollywood" di Quentin Tarantino, anche quella di "Licorice Pizza" è un luogo ideale, incastonato nel regno dell'infanzia del regista.

Leggi anche: Licorice Pizza: Un'immersione negli anni '70

Il film è un "nostalgia film" in cui la ricostruzione degli anni Settanta avviene per frammenti che si caricano di una forza metonimica, realizzando l'amarcord di un'epoca mai realmente vissuta, se non attraverso le polaroid, l'atmosfera, la musica e i film dell'epoca. Anderson si muove tra "storicismo" e "storicità", attingendo a una stilizzazione del passato e al pastiche della storia. Sul piano visivo, "Licorice Pizza" utilizza una logica visiva del "nostalgia film", sul modello di "American Graffiti", uscito proprio nel 1973. Ogni elemento, dai costumi alle scenografie, dalle musiche alle luci, è una riproduzione cinematografica degli anni Settanta. Allo stesso tempo, il film è sintonizzato su questioni contemporanee, una reazione a un momento di crisi (il film è stato girato nel 2020, in piena pandemia) e una fotografia del disorientamento esistenziale di una generazione.

Superfici, Volti, Citazioni e Canzoni: La Tessitura dell'Immagine

In "Licorice Pizza", si percepisce il piacere e la gioia di fare cinema: Anderson sembra pensare ogni sequenza per avere un problema estetico da risolvere, qualcosa di indimenticabile da filmare. La perizia artigianale nella tessitura dell'immagine, il lavoro retrò sull'illuminazione, la selezione dei costumi in tonalità pastello, la pasta cromatica della pellicola, i blue flare che si allungano sullo schermo, le luci che abbagliano all'improvviso possiedono una forza aptica e sinestetica che concreta una sensazione o un'emozione. La regia di Anderson si ancora ai corpi e ai volti dei protagonisti, variando continuamente nella scala dei campi e dei piani.

Fin dal suo interesse per la faccia di Philip Baker Hall in "Sydney" (1996), l'autore ha manifestato la sua passione per i primi piani, cosciente che "la vicinanza della macchina da presa penetra nelle superfici piccole e incontrollabili del viso e fotografa così il subcosciente". Tramite i volti autentici e freschi di Alana Haim e Cooper Hoffman, la macchina da presa riesce a cogliere i loro tentennamenti, le idee che affiorano, i sentimenti che zampillano. Oltre alla cartografia dei protagonisti, "Licorice Pizza" illustra una straordinaria galleria di caratteri.

L'andamento rapsodico del film nasconde una stratificazione di riferimenti tra le pieghe delle immagini, assecondando una peculiare logica intertestuale per cui i protagonisti sembrano transitare da una scena all'altra come se saltassero da un film all'altro. I riferimenti non si esauriscono nel citazionismo ma sono veri e propri esercizi di mimesi, seguendo la lezione di Robert Altman. La passeggiata notturna tra Alana e Gary, filmata in long take con una focale 50mm, segue fedelmente il lavoro di Gordon Willis in "Manhattan". Quando Alana si presenta per un'audizione per la parte di Rainbow, finisce dentro "Breezy", lavoro di Clint Eastwood del 1973. In seguito, Alana lavora come volontaria nella campagna elettorale di Wachs e Anderson ricostruisce alcune sequenze all'interno dell'ufficio come se fossimo in "Taxi Driver".

"American Graffiti" fornisce anche la struttura da soundtrack movie, con le canzoni che risaltano il "valore prospettico della musica, eminentemente corporeo e emozionale", sincronizzando sia i personaggi, sia "lo spettatore al ritmo del film" predisponendolo "cognitivamente e moralmente, nei confronti dei contenuti del film". "Licorice Pizza" è sia un pastiche della storia, dell'immaginario e degli stili visivi degli anni Settanta, sia un concept-album.

Leggi anche: Anni '70 e amore in Licorice Pizza

Soggy Bottom vs. Joel Wachs: Asimmetrie d'Amore e Scontro Generazionale

Gary Valentine è un piccolo self-made man, che coinvolge Alana nelle sue idee imprenditoriali, a partire dalla società che vende materassi ad acqua Soggy Bottom, costruendo la strana utopia di un mondo dominato da ragazzini dove gli adulti sono solo comparse. Alana, adulta all'anagrafe, sembra quasi invidiare l'arroganza e la sicurezza di Gary, vista la sua ancora vaga direzione esistenziale e l'insoddisfacente routine lavorativa e familiare. Come in una screwball comedy è la presenza di Alana che scatena la catastrofe della gag.

Alana si presenta come volontaria nella campagna elettorale di Joel Wachs, di cui sposa sinceramente gli ideali progressisti, mentre Gary pensa soltanto a come guadagnare da quella situazione di subordinazione. Anderson stabilisce così un rapporto di specularità rispetto all'amore maturo de "Il filo nascosto", in cui la perversione di un legame sadomasochista diventa l'ammissione di uno sbilanciamento, di una relazione che è sempre e comunque im-pari. L'incontro tra Alana e Gary rappresenta anche lo scontro generazionale e ideologico tra idealismo sessantottino e pragmatismo liberista. Nell'asimmetria della loro relazione, che subisce rovesciamenti, strappi e compensazioni, si celano le istanze e le invisibili pulsioni desideranti che tessono la trama del cinema del regista.

Un'Ode alla Giovinezza e al Cinema

La luminosità e la spensieratezza che permeano il film sembrano mettere una distanza tra "Licorice Pizza" e il mistero, la complessità e l'ambizione di capolavori come "Il filo nascosto" e "The Master". Tuttavia, il film è un inno all'arte cinematografica e una critica sottile allo showbiz hollywoodiano.

"Licorice Pizza" ribalta uno dei cardini di molti romanzi e film famosi: la differenza d'età tra i protagonisti. Questa volta è la donna ad avere 10 anni in più. La capacità del film è di combattere certi luoghi comuni in un modo non sfacciato e pacchiano. I protagonisti sono stati scelti con cura e in parte decisi ancor prima di scrivere la sceneggiatura. Alana Haim è stata la prima e forse unica scelta per il ruolo di Alana Kane, mentre Cooper Hoffman, il figlio del defunto Philip Seymour Hoffman, dimostra di essere più che bravo.

Il titolo del film, "Licorice Pizza", fa riferimento a una catena di negozi di dischi del sud della California degli anni Settanta. La scelta del titolo evoca quel periodo e rende omaggio a un'epoca in cui andare in giro per gli shop coniugava consumismo e scoperta culturale.

Leggi anche: Authentic Gluten-Free Pizza

"Licorice Pizza" è un film di formazione imperniato sui due protagonisti e sulla loro relazione, tra crisi energetiche e nuove prospettive future nella San Fernando Valley del 1973. Il film traccia una sincronia tra il passaggio all'età adulta di un personaggio e un cambiamento epocale che avviene di pari passo nel mondo che lo ospita.

Un Centro Tematico: Ispirazioni e Linee dell'Immaginario di Anderson

"Licorice Pizza" si configura come una sorta di centro tematico nel cui nucleo convergono e si mescolano moltissime tra le ispirazioni e le linee dell'immaginario di Anderson. La San Fernando Valley è anche lo sfondo di "Boogie Nights", ambientato nel 1977. "Licorice Pizza" è circoscritto all'autunno del 1973, quattro anni prima dell'inizio delle vicende dell'altra Hollywood e tre anni dopo "Inherent Vice". Queste tre opere formano un trittico spirituale incentrato proprio sullo spirito del tempo, su quel passaggio anni Settanta/Ottanta ampiamente significativo sul piano politico-culturale.

In "Licorice Pizza", due personaggi si inseguono e vivono mentre attorno a loro il mondo inizia a morire lentamente, perdendo colore e riflessi. Quella di lei e lui è un'indulgente storia di una sconfitta inconsapevole, uno specchiarsi nell'attesa di un bacio anti-catartico, che quasi porta lo spettatore a sperare non arrivi mai, prorogando la conclusione all'infinito e congelando il momento per impedire ai due di terminare il viaggio e approdare all'infelicità.

Percorrendo a ritroso il proprio percorso artistico, Anderson offre un affresco nostalgico come solo gli ultimi istanti prima di un apocalisse (o di qualcosa che ci somiglia) sanno essere. E si profila allora il miraggio di un'oasi per la coppia protagonista, mentre la terra delle opportunità sotto le loro falcate scoordinate fa il possibile per mantenere le apparenze e non rivelarsi un Eden alla rovescia.

La già sfilacciata trama di "Licorice Pizza" scioglie tutti i legami che una narrazione lineare dovrebbe avere con lo spazio e il tempo. Ed evade, smette i panni di una funzione racchiusa tra due assi di ascisse e ordinate: non ci sono giorni e orari, non ci sono indirizzi o strade, solo una valle che diventa un non-luogo, fuori da temporalità e spazialità.

Tra Immagini Attuali e Virtuali: La Frantumazione della Corrispondenza

Anderson non ha nessuna intenzione di fermarsi a questo livello di archeologia filmica, il suo proposito riguarda la frantumazione della corrispondenza fra immagini attuali e immagini virtuali. Presente attuale e passato virtuale subiscono una svolta, vengono scissi a loro volta e riposizionati tramite una nuova gerarchia valoriale.

Da un lato dello specchio, quello frontale, esistono Gary e Alana, e dall'altro, deformato, si accumula per strati ciò che da loro viene rifiutato. In sostanza le due "tipologie" di immagini, analogiche e semantiche, non costruiscono il film compenetrandosi ma disponendosi in un senso trasversale rispetto a segni e simboli. Così la doppia dimensione spaziale (piano e campo sono sempre configurati in opposizione formale) trova un attracco combaciante nel duplice articolarsi del tempo nelle immagini (presente atemporale e passato temporalizzato). Attualità e virtualità, anziché mischiarsi, si riallineano su binari paralleli l'uno sulla verticale dell'altro. Il binomio Gary/Alana abita nel microcosmo attuale e il resto del restante macrocosmo andersoniano prende posizione sui livelli virtuali.

Il film vive di immagini riflesse, specchi e frammentazioni. Uno specchio apre e chiude il film (prima della sequenza del bacio che fa storia a sé): all'inizio Gary ne usa uno per rassettarsi prima della foto dell'annuario, e alla fine Alana ascolta Joel davanti allo specchio vicino al tavolo del ristorante; noi ne vediamo il riflesso, smorto e opacizzato dalla delusione, mentre ascolta. Vetri e specchi ritornano a più riprese lungo tutto il decorso dell'intreccio.

Un Romanzo di Formazione: La Transizione dalla Consapevolezza

Stasi temporale, liminalità, questione identitaria, futuro articolantesi in terrore e nostalgia sono tutti temi che innervano la riflessione figurativa e plastica della semiotica cinematografica di "Licorice Pizza" ma sono anche topoi ineludibili della narratologia classica, e dunque della sua narrativizzazione principe: il romanzo di formazione.

"Licorice Pizza" è quanto di più simile chi scrive possa ricordare di aver visto su schermo a un'assolutizzazione dei criteri del cinema di formazione, nel senso che da un lato porta le tematiche di cui sopra ai margini più lontani della loro capacità riflessiva, e dall'altro conduce una decostruzione lungo il vettore opposto, risalendo la china fino al punto in cui i personaggi si guardano sapendo di essere prodotti narratologici o assetti compositi in prima persona.

Il punto però non è tanto la crescita o il passaggio all'età adulta, ma la transizione a uno stato di consapevolezza da uno di innocenza, il transito dalla possibilità di essere fuori dal tempo alla necessità di abitare uno spazio storico finito, o dall'infinito al finito; e quindi dai (simbolici) anni Settanta agli (altrettanto simbolici) anni Ottanta, dal virtuale all'attuale.

tags: #licorice #pizza #significato #film