La scelta dell'articolo determinativo corretto in italiano, "il" o "lo", può generare incertezze, soprattutto con alcune parole. Questo articolo mira a fare chiarezza sull'uso corretto degli articoli, concentrandosi in particolare sul caso di "sciroppo", fornendo al contempo una panoramica più ampia sulle regole generali e le eccezioni.
Articoli Determinativi: Regole Generali
Il sistema degli articoli in italiano è regolato da norme relativamente stabili. L'articolo determinativo maschile singolare ha due forme principali: "il" e "lo". La scelta tra le due dipende dalla lettera iniziale della parola successiva.
"Il" si usa generalmente davanti a parole che iniziano per consonante, ad eccezione di quelle che seguono le regole per l'uso di "lo".
"Lo" si usa davanti a parole che iniziano per:
- "s" impura (seguita da un'altra consonante), come in "lo scoiattolo" o "lo specchio"
- "z", come in "lo zio" o "lo zucchero"
- "ps", "gn", "pn", "x", "y", come in "lo psicologo", "lo gnocco", "lo pneumatico", "lo xilofono", "lo yogurt"
- Davanti a vocale, "lo" diventa "l'" con l'elisione, come in "l'albero" o "l'amico"
Il Caso di "Sciroppo": Qual è la Forma Corretta?
La domanda se sia corretto dire "il sciroppo" o "lo sciroppo" è lecita, data la presenza della "s" impura. Tuttavia, la regola grammaticale stabilisce che, davanti a parole inizianti per "s" seguita da consonante, si debba usare l'articolo "lo". Pertanto, la forma corretta è "lo sciroppo".
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Altre Parole che Creano Dubbi: Approfondimenti
Oltre a "sciroppo", altre parole possono generare incertezze nella scelta dell'articolo. Esaminiamo alcuni casi specifici:
Zucchero
Silvano C., Luca d’A., Domenico di G., Federico F., Patrizia G. e Dario M. hanno chiesto delucidazioni sull’articolo corretto con zucchero. Come per "sciroppo", la forma corretta è "lo zucchero", data l'iniziale "z". Nonostante alcune oscillazioni storiche e l'influenza di dialetti regionali, la norma attuale prescrive l'uso di "lo".
Suocero
Patrizia G. e Patrizia R. chiedono chiarimenti, ma in merito non ci sono dubbi: le grammatiche italiane prescrivono "il suocero". Ciononostante, anche Alfonso Leone in Conversazioni sulla lingua italiana (Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2002, pp. 41-42), nota come in Emilia sia diffuso anche lo suocero, «a causa della pronunzia consonantica della u»: lo suocero /lo swɔcero/, dunque, come lo Swatch, lo swing olo switch, con la u che in alcune regioni assume un valore più consonantico che vocalico, come se fosse una s complicata (lo sparviero, lo sfizio).
Lievito
Anna E., Daniela M. e Gaia R. chiedono se lo lievito sia corretto. La risposta è no: la norma prescrive "il lievito". Ma come mai, allora, è diffusa la variante con l'articolo lo (seppure fortemente minoritaria: 4.200 occorrenze vs. 666.000 di il lievito su Google)? Probabilmente si tratta di una forma di ipercorrettismo: non è raro che in alcuni parlanti quella l iniziale vengapronunciata palatalizzata, diventando simile al nesso gl di foglia: in alfabetico fonetico internazionale, /ʎɛvito/. Ora, è pur vero che in italiano non abbiamo parole che inizino con la laterale palatale (abbiamo solo parole colte, o straniere, che iniziano graficamente con g+l, come glicine, glaciale o glacette, e che mantengono nella pronuncia la sequenza velare+laterale), ma normalmente, davanti a un nesso consonantico insolito, siamo portati a scegliere l'articolo lo (lo xilofono, lo gnomo, lo spirito). Questo potrebbe essere il motivo per cui alcuni optano, forse distrattamente, per lo lievito.
Jedi
Gianluca G. Effettivamente, è una domanda interessante. È molto probabile che nella scelta dell'articolo lo la grafia - e un “aggancio” mentale al valore semiconsonantico della j - abbiano prevalso sulla pronuncia reale. Ormai il titolo è entrato in questa forma nella storia del cinema: una scelta considerabile "d'autore", seppure anomala, ma che si è comunque affermata tra gli appassionati della serie. Nei film della trilogia originale, peraltro, si può rilevare un uso oscillante dell’articolo, con la scelta che non sempre rimane congrua a quella del titolo. Nell’episodio VII della saga, Il risveglio della forza, uscito da pochi giorni al cinema, il doppiaggio ha invece optato univocamente per il Jedi/i Jedi, sconfessando, di fatto, la scelta del 1983. Google restituisce al momento 9.840 occorrenze per lo Jedi e 10.300 per il Jedi.
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Gnocchi
Le grammatiche concordano: la forma corretta è lo per il singolare e gli per il plurale. Ciononostante, oltre a queste forme, sono stabilmente presenti nell'uso colloquiale, soprattutto dell'Italia settentrionale, il gnocco/i gnocchi, tanto che la famosa frase idiomatica Ridi, ridi, che mamma ha fatto i gnocchi! ricorre più con l’articolo i che con gli:; questo, però, non significa che la scelta di il/i sia da considerare corretta in ogni caso: se può ricorrere in contesti poco sorvegliati, è decisamente da evitare in registri più controllati. Chiaramente, è possibile che la norma venga modificata dall’uso, ma al momento questo non è successo.
Evoluzione Storica e Interferenze Dialettali
È importante notare che l'uso degli articoli in italiano non è sempre stato uniforme. L'attuale distribuzione di "lo" e "il" è il risultato di complessi fenomeni di assestamento storico. Basterà dire che nell'italiano antico la scelta tra il e lo dipendeva sostanzialmente non dalla parola seguente ma dalla parola precedente: se questa terminava per vocale, l'articolo era il («Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso»); se terminava per consonante, l'articolo era lo («Mi volsi a retro a rimirar lo passo»): un relitto dell'antica servitù sopravvive nelle locuzioni cristallizzate per lo meno e per lo più, che in base alla norma vigente dovrebbero sonare *per il meno e *per il più.
Inoltre, le interferenze dialettali possono influenzare la scelta dell'articolo. Ad esempio, alcuni dialetti, come il veneto, presentano forme che potrebbero interferire con la scelta dell'articolo in italiano, ad esempio "el sùcaro”.
Parole Straniere
Tornando ai nomi che cominciano per consonante, e che sono di genere maschile, un’avvertenza riguardo alle parole straniere: non dobbiamo tener conto di come sono scritte ma di come si pronunciano. Per esempio, la parola chèque si pronuncia “scèk”, dunque richiede lo, gli, uno come tutte le parole italiane che cominciano per sc: lo cheque, gli cheques, uno cheque, proprio come lo sciacallo, lo scellerato eccetera. Idem per tutte le parole francesi con lo stesso gruppo iniziale: chalet, chef, champagne, chiffon eccetera. Con il tedesco, nessuna difficoltà: la w in questa lingua si pronuncia come la nostra v: come diciamo il Verga, il vulcano, il violento, così diremo il Wagner, il Weber, il würstel (che in italiano scriviamo minuscolo ma nella lingua originale avrebbe la maiuscola come tutti i sostantivi). Per l’inglese invece… Tutti sanno che nomi inglesi come whisky, west, week-end si pronunciano “uiski”, “uèst”, “uikend” perché la w inglese si legge u, con suono di vocale. Questa la regola. Ma la pratica si è messa a camminare per conto suo: il whisky, il west, il week-end, i whisky, i week-end eccetera.
Eufonia: L'Importanza del Suono
La grammatica, per metter fine a questa guerra, ha fissato alcune regole semplici, che tengono conto soprattutto dell’eufonia, cioè del “buon suono” nella lingua (dal greco êu, buono, più phonè, voce). Come facciamo a ricordarci tutti questi casi? Teniamo presente che la regola ha lo scopo di rendere la pronuncia più gradevole, o per dirla in parole tecniche, eufonica. Si tratta dunque di una faccenda di suono. Affidiamoci perciò anche all’orecchio. Ci verrà naturale dire lo zio anziché il zio; lo psicologo anziché il psicologo; uno sbirro anziché un sbirro; lo iodio anziché il iodio; lo pneumatico anziché… Alt, fermi tutti! Il pneumatico sembra ormai prevalere su lo pneumatico e così i pneumatici su gli pneumatici. Fatta la legge, spuntano le eccezioni.
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Elisione
Come è scritto nell’Enciclopedia dell’italiano Treccani, «Nei pronomi monosillabi è possibile avere elisione nei casi di mi, ti, lo, la, vi, si, soprattutto quando la vocale iniziale della parola seguente è atona e uguale». Facendo però attenzione ad alcuni casi particolari: «Coi pronomi lo e la […], a differenza degli articoli omofoni, in cui è quanto meno raccomandata, è consigliato evitare l’elisione soprattutto nei casi in cui siano possibili equivoci: ad es. per evitare il contrasto tra l’odio (nome) e lo odio (verbo). Tale costruzione, oltre a far insorgere equivoci sulla natura grammaticale di odio, produce equivoci anche riguardo al suo numero: l’odio con tutto me stesso potrebbe essere interpretata come la odio o li odio con tutto me stesso».Nel caso sottoposto alla nostra attenzione, non esiste ambiguità.