Peter Greenaway, con il suo stile visionario e provocatorio, ci trasporta in un mondo di eccessi e simbolismi con il suo film "Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante". Quest'opera, che evoca paragoni con "Salò o le 120 giornate di Sodoma" e "La grande abbuffata", si distingue per la sua originalità e per l'audace commistione di elementi drammatici e umorismo nero.
L'Ambientazione e la Struttura Narrativa
Il film è ambientato quasi interamente all'interno di "Le Hollandais", un rinomato ristorante francese situato a Londra. La narrazione si sviluppa nell'arco di dieci giorni, scanditi da dieci cene, durante le quali la tensione e la violenza crescono inesorabilmente, culminando in un finale sconvolgente.
Il ristorante diventa quindi un palcoscenico dove si consumano drammi umani, passioni proibite e crudeli vendette. Il luogo stesso, con la sua atmosfera sofisticata e lussuosa, contrasta in modo stridente con la brutalità e la volgarità di alcuni dei suoi frequentatori.
I Personaggi Chiave
La trama ruota attorno a quattro figure centrali, i cui ruoli sono esplicitati nel titolo stesso del film:
- Richard, il Cuoco: Autore delle prelibatezze culinarie offerte dal ristorante.
- Albert Spica, il Ladro: Un gangster feroce e spietato che trasforma ogni cena in un'ostentazione trimalcionesca di potere e ricchezza, circondato dai suoi scagnozzi.
- Georgina, la Moglie: Vittima inerme delle angherie e dei soprusi del marito, intrappolata in un'esistenza di disperazione.
- Michael, l'Amante: Un intellettuale sensibile che offre a Georgina una via di fuga dalla sua triste realtà, accendendo una passione proibita.
Un Discorso Politico Grottesco
Attraverso una narrazione grottesca e iper-realistica, Greenaway affronta temi importanti come la sopraffazione del potere, la violenza e la disumanizzazione. Il film diventa una metafora della società contemporanea, dove i rapporti umani sono spesso distorti e corrotti dalla sete di potere e dal desiderio di controllo.
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Secondo Paolo Mereghetti, "Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante" è "un potente incubo culinario-viscerale, fitto di simbolismi e di riferimenti culturali d'ogni tipo".
L'Importanza dei Colori e della Musica
La fotografia di Sacha Vierny svolge un ruolo fondamentale nel creare l'atmosfera unica del film. Ogni ambiente è caratterizzato da una specifica tonalità cromatica:
- Viola: Il parcheggio, simbolo di un'area liminale, di passaggio.
- Verde: Le cucine, il regno della preparazione e della trasformazione.
- Rosso: La sala da pranzo, luogo di consumo e di ostentazione.
- Bianco: La toilette, teatro dell'adulterio tra Georgina e Michael, uno spazio di intimità e trasgressione.
La colonna sonora di Michael Nyman, con le sue sonorità evocative e incalzanti, accompagna e sottolinea le emozioni e le tensioni che si sviluppano nel corso della narrazione.
Metafore e Simbolismi
Greenaway costruisce un film ricco di metafore e simbolismi, che trovano la loro espressione più compiuta nella carnalità sfrenata che pervade l'opera. Il binomio cibo/sesso è centrale, e culmina nell'epilogo, dove gastronomia e orrore si fondono in un'immagine di potente impatto visivo ed emotivo.
Uno Stile Barocco e Provocatorio
Lo stile di Greenaway è volutamente barocco, eccessivo e provocatorio. Il regista non si preoccupa di edulcorare la realtà, ma anzi la rappresenta in tutta la sua crudezza e violenza. Questo approccio può risultare disturbante per alcuni spettatori, ma è proprio questa la sua intenzione: scuotere le coscienze e costringere a riflettere sulla natura umana e sulla società in cui viviamo.
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Il film non è per tutti, e il suo "continuo desiderio di épater le bourgeois", la sua insistenza sulle funzioni fisiologiche umane e il suo "irrefrenabile gusto per il turpiloquio" possono risultare indigesti per alcuni.
Un Circolo Vitoso di Luci e Colori Funerei
La prima metà del film è caratterizzata da un circolo vizioso di luci e colori funerei, che contribuiscono a creare un'atmosfera opprimente e claustrofobica. Dal viola al verde al rosso al bianco, e poi dal bianco al rosso al verde al viola, i colori si susseguono in un vortice senza fine, simboleggiando la prigionia emotiva e fisica dei personaggi.
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