Salsicce Italiane: Un Viaggio Attraverso Sapori e Tradizioni Regionali

La salsiccia, un pilastro della gastronomia italiana, affonda le sue radici in tempi antichi, evolvendosi in una miriade di varianti regionali, ognuna con il suo carattere distintivo. Questo articolo esplora il ricco panorama delle salsicce italiane, offrendo un viaggio attraverso le tradizioni, i sapori e le peculiarità che rendono ogni tipo unico e speciale.

Origini Antiche e Diffusione

Molto prima dell'Unità d'Italia, la salsiccia rappresentava già un comune denominatore gastronomico per il Bel Paese. Nata come metodo di conservazione della carne e per non sprecare nulla, è diventata l'insaccato più antico e conosciuto, presente in quasi tutte le regioni, dalle Alpi al Meridione. Il nome stesso, derivante dal latino "salsus" (salato), ne rivela l'antico metodo di conservazione.

Gli storici della gastronomia concordano nel ritenere la Basilicata (antica Lucania) patria della salsiccia fresca da cuocere, seppur vada detto che anche gli Etruschi (esperti allevatori di suini) la producevano. I Greci antichi la conobbero grazie agli scambi commerciali con la Lucania, mentre gli antichi Romani (in latino lucanĭca) ne consumavano tanta, specialmente fuori casa. Apicio, vissuto tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., era un grande estimatore.

Caratteristiche Generali e Varietà di Carni

La salsiccia, vero pilastro dell'italianità, può essere preparata con diversi tipi di carne: vitello, agnello, cavallo, cinghiale o carni bianche. Tuttavia, la versione più comune è quella di carne suina, con l'aggiunta di ritagli di pancetta o parti più pregiate del maiale. Può essere consumata fresca o stagionata per un periodo di tempo variabile. Gustosa ed economica, la salsiccia è tra gli alimenti più democratici della Penisola, interpretata in mille ricette diverse a seconda del territorio e dei condimenti.

Salsicce Regionali: Un Mosaico di Sapori

L'Italia è un vero e proprio mosaico di sapori, e le salsicce ne sono una perfetta espressione. Ogni regione vanta le sue specialità, frutto di tradizioni secolari e ingredienti locali.

Leggi anche: Salsicce alla Trentina: Tradizione e Sapore

Valle d'Aosta

La salsiccia valdostana è ottenuta dalla macinazione di carni bovine e suine, aromatizzate con vino, pepe e cannella. Viene consumata cotta, alla griglia, oppure stagionata per diventare un pregiato salame da mangiare crudo. Anticamente conservata nel grano, oggi si può trovare sott'olio.

Piemonte

Un esempio di eccellenza piemontese è la salsiccia di Bra, preparata fresca con carni magre di bovino e pancetta di suino. Un tempo prodotta senza grasso suino, era destinata alla comunità ebraica di Cherasco. Oggi questa salsiccia ha ottenuto il riconoscimento PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) e viene prodotta esclusivamente a Bra, da un ristretto numero di macellai che hanno costituito il Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione della Salsiccia di Bra. La carne e il grasso vengono macinati più volte, salati, aromatizzati con pepe e altre spezie.

Liguria

Luogo di eccellenza nella produzione di salsiccia è il paese ligure di Ceriana, in cui ha luogo una famosa sagra annuale della Sousissa. La celebre salsiccia di Ceriana è a base di puro suino, pancetta e grasso, conditi con sale, pepe o peperoncino e erbe aromatiche come il rosmarino. Apprezzata è la Salsiccia o Sousissa di Ceriana (PAT), comune millenario nella Valle Armea (IM) a 1647 m s.l.m, consumata per tradizione cotta in padella ricoprendola di acqua, aglio, olio, prezzemolo e olive taggiasche.

Lombardia

Nella confinante Lombardia caratteristiche sono: la Luganega di Monza (PAT), la Salamella di Mantova (PAT), i Verzini o Salsicciotti milanesi (PAT). La luganega lombarda è ripiegata su se stessa a forma di guscio di una chiocciola, viene prodotta con carni e grasso suini, macinati e salati, speziati con pepe, talvolta vino aromatizzato con aglio, spezie che ne determinano poi il sapore, quindi insaccati in budello naturale. I pezzi hanno lunghezza di 20 cm e più (la più grande mai fatta misurava 18 m), vengono legati manualmente a catena, con testa e coda unite per consentire l’avvolgimento a chiocciola o grappolo che dir si voglia.

La Lombardia vanta una ricchezza di prodotti, dalla bresaola della Valtellina, ai vari salumi d’oca della Lomellina. Tra le salsicce la più nota è senza dubbio la luganega, i cui natali vengono contesi tra Veneto e Lombardia. Si tratta di un insaccato fresco di carne di suino, macinata col grasso, insaccata a filza, da consumare alla brace o per preparare altri piatti. Particolarmente ricca è la luganega di Monza, l’ingrediente fondamentale per il risotto alla monzese: nell’impasto si aggiunge formaggio grana, brodo di carne e vino.

Leggi anche: Preparazione Salsicce di Praga

Trentino Alto Adige

Prodotto tradizionale del Sudtirol è l’altoatesino Hirschwurst, una salsiccia prodotta con carne di cervo e spezie, tra cui pepe e noce moscata e con aggiunta di vino bianco o rosso, in seguito insaccata, affumicata, e fatta stagionare per circa 3 settimane. Nel Sudtirol c’è una variante particolare di salsiccia, chiamata Hirschwurst: è un insaccato che si trova crudo affumicato e stagionato, prodotto con carne di cervo macinata a grana medio-fine e spezie, tra cui pepe e noce moscata e con aggiunta di vino bianco o rosso. Dal tipico colore rossastro, è perfetta con funghi e polenta.

Veneto

La salsiccia tipica del Veneto è la Luganega, detta così dall’origine lucanica, una salsiccia caratterizzata dall’utilizzo di tagli di carne suina come il collo o il guanciale, particolarmente irrorati dai vasi sanguigni e altrimenti inutilizzati. Il Veneto è terra di luganega, ma si può incappare anche in un outsider nel mondo delle salsicce: il tastasal, una pasta di salsiccia fresca. Il nome deriva dall’abitudine dei norcini di assaggiare il macinato di maiale per verificarne la salatura. In dialetto infatti tastare significa assaggiare. Nel vicentino il tastasal può finire nel sugo dei bigoli o dei gargati (piccoli maccheroncini), mentre nel veronese si usa per condire il riso.

Emilia Romagna

Non più salsiccia ma non ancora salame, in Emilia Romagna lo strolghino domina nel limbo degli insaccati. Ottenuto da carni magre di culatello e del fiocco di prosciutto, ha una forma tipica a ferro di cavallo e prende il suo nome dalla parola strolga che in dialetto significa indovina. Era infatti utilizzato per prevedere i tempi di stagionatura dei salami di pezzatura maggiore. I tempi ridotti di stagionatura (20 giorni), gli concedono infatti una consistenza morbida e un gusto delicato. Per favorire l’eliminazione della pelle, la tradizione ci insegna che è possibile ammorbidirlo immergendolo in vino bianco, preferibilmente Malvasia. Per dare al culatello la sua tradizionale forma a pera è necessario rifilarlo. La pregiata carne che avanza viene destinata allo strolghino, salame magro e sottile tipico delle province di Parma e Piacenza. Il nome strolghino deriva da “strolga”, cioè “indovina” in dialetto. Veniva utilizzato infatti per prevedere l’andamento della stagionatura dei salami di pezzatura maggiore. Va mangiato tenero e per favorire la rimozione della pelle esterna lo si può avvolgere in un panno bagnato con vino bianco e acqua. Tradizionalmente si affetta in diagonale e si accompagnato da crostini e un bicchiere di Malvasia.

Toscana

Alimento molto consumato in Toscana, la salsiccia qui è preparata con maestria utilizzando rifilature di coscia, spalla di suino e ritagli grassi con aggiunta di sale, pepe, aglio e spezie differenti. Spesso i produttori utilizzano i semi di finocchio che la rendono particolarmente aromatica. Passando in Toscana, dove la tradizione gastronomica è davvero straordinaria, facciamo la conoscenza con la Salsiccia Toscana (PAT), conosciuta anche come Sarciccia, di forma cilindrico-tubolare, lunghezza di circa 10 cm, colore roseo, insaccata in budello naturale di maiale, legata a mano e poi intrecciata, di consistenza morbida grazie alla tritatura meccanica. Nell’impasto sempre carne di maiale, per 2/3 magra e per il resto grassa, a tutto vantaggio del sapore, ineguagliabile per aggiunta di aglio triturato, sale, pepe e aromi naturali. Le salsicce di Montignoso (MS) sono uno dei prodotti tipici più richiesti ed apprezzati. La ricetta è la stessa di cento anni fa, tramandata di generazione in generazione. La salsiccia, lunga circa 3 cm, è preparata con parti nobili dal maiale: prosciutto, spalla, capocollo, pancetta e lardo accuratamente speziati con sale, pepe e aglio pestato. È ottima mangiata cruda, con il pane sciapo, o alla griglia. Nelle ricette tipiche è accompagnata spesso da fagioli o cipolle.

Umbria

Il centro principale di produzione e macellazione del maiale nelle marche è Norcia e celeberrima è la salsiccia che qui vi si produce. Realizzata solo con le migliori carni di suino o cinghiale dai maestri norcini, si distingue in tantissime varianti a seconda della stagionatura: tra queste troviamo la salamella, il culatello fino ai salami veri e propri come i coglioni di mulo. Identitaria è la Salsiccia di Norcia (PAT), fatta solo di carne suina (spalla, rifilatura di coscia, pancetta, previa eliminazione di nervi e cotenna) e/o di cinghiale, salata, pepata, lievemente agliata e speziata, insaccata in budello naturale, viene realizzata a mano (nella versione stagionata, matura per circa 30 gg).

Leggi anche: Tutto sull'Essiccatore per Salsicce

Marche

Un outsider del mondo delle tradizionali salsicce italiane è il marchigiano ciaiuscolo, più volgarmente conosciuto come salame spalmabile. Costituito da un impasto di carne di maiale, pancetta, spalla, rifilatura di prosciutto e di lonza con aggiunta di sale e spezie, pepe nero e aglio pestato e vino, è ottenuto tramite almeno due macinature delle materie prime utilizzate, e prevede una stagionatura che va da alcune settimane ad alcuni mesi. Nelle Marche si può degustare l’impareggiabile la Salsiccia Matta di Senigallia (PAT), ottenuta da carni suine, vaccine e grasso suino, cotte per il 50%, tritate, salate, bagnate con vino, speziate come al solito, insaccata in budello naturale. Varianti sono derivate dall’aggiunta di vegetali o di pane all’impasto. Vera e propria particolarità gastronomica, tanto da meritarsi l’IGP, è il ciaùscolo, conosciuto anche come salame spalmabile. Perfetto da stendere su bruschette calde e panini è costituito da un impasto di carne di maiale, pancetta, spalla, rifilatura di prosciutto e lonza con un pizzico di sale, pepe nero e aglio pestato e l’aggiunta di vino. L’impasto viene insaccato in un budello di maiale e dopo la stagionatura, che va da alcune settimane ad alcuni mesi, è pronto per essere consumato.

Lazio

Nel comune di Monte San Biagio (Latina) è possibile assaggiare una salsiccia davvero particolare. Dalla caratteristica forma a catena, è ottenuta dall’impasto di carne pregiata dell’intero suino tagliata a pezzi con il coltello, sale, peperoncino piccante, pepe rosso dolce, vino moscato di Terracina D.o.c. e semi di coriandolo, resi croccanti dalla cottura in forno. L’impasto, in seguito insaccato e lasciato a riposare per almeno 12 ore, è poi essiccato e affumicato con fumo di legna di Lentisco. Tra Terracina e Fondi, note località in provincia di Latina, c’è un paesello arroccato dove si può assaggiare un insaccato davvero particolare: la salsiccia al coriandolo di Monte San Biagio. Dalla tipica forma a catena, è preparata con le parti più pregiate (prosciutto, lombo, capocollo, pancetta) di suini bianchi e suini neri tipo Lepino e Casertano. È resa speciale dal coriandolo, spezia che risale alla dominazione Saracena: serviva a coprire l’odore del maiale, vietato dalla religione musulmana. Si può gustare fresca, stagionata e “barzotta”, cioè affumicata con legno di lentisco, pianta della macchia Mediterranea. Con quella sotto sugna si prepara un ottimo ragù per i bucatini.

Abruzzo

Specialità della zona montana del chietino, quasi ai confini con il Molise è la ventricina. Salume preparato esclusivamente con carne di suino, è insaporito con abbondante peperoncino, semi di finocchio e scorza di agrumi. Il nome deriva dal fatto che è insaccato in una parte del ventre di maiale. Alle pendici della Majella la norcineria ha una storia antica: il salsicciotto frentano è già citato nel 1592 negli “Antichi Capitoli della città di Lanciano”. Si tratta di un tipico insaccato di maiale realizzato con tagli magri pregiati: prosciutto, spalla, lombo e capocollo. La parte grassa non supera mai il 10-20% e il pepe è l’unica spezia impiegata nella concia. Dopo il quinto giorno di riposo lo si pressa sotto grandi tavole di legno per fargli assumere la forma di un piccolo parallelepipedo. La stagionatura può arrivare a due mesi e si può conservare anche sotto strutto o sott’olio.

Molise

Il Molise contribuisce alla tradizione della salsiccia italiana con una qualità davvero particolare: la salsiccia di Pietracatella. Si tratta di carne di maiale con una percentuale abbondante di grasso, sale, finocchietto selvatico, peperoncino dolce e piccante. Nel piccolo comune di Pietracatella, arroccato su uno sperone di tufo, potrete scegliere di ammirare il panorama oppure optare per un assaggio della specialità locale: la salsiccia di Pietracatella. A una carne di maiale molto grassa si aggiunge sale, finocchietto selvatico e peperoncino dolce o piccante. Tradizionalmente tagliata a punta di coltello viene stagionata in locali scelti nel vicinato o in masserie della zona che abbiano una buona areazione e un camino per accendere il fuoco.

Campania

Di origine pugliese ma di seguito trasmigrata e adottata da tutto il centro Italia, la Cervellata o Cervellatina trova la sua più grande interpretazione nella cucina campana. Un tempo prodotta con carni miste e cervello di bovino o suino, è nella versione campana di sola carne suina tritata finemente a mano con l’uso di coltelli (punt e curtell). Tipica della Campania è la PAT Cervellatina campana (o Salsiccia di cervello, perché in passato il cervello figurava tra gli ingredienti, ma oggi non più), nome correlato alla parola cervelas che in lingua francese corrisponde a cervello (i francesi sono stati tra i tanti dominatori di Napoli, dal 1806 al 1815). La componente carnea, sia grassa che magra, è di maiale, frollata, macinata a grana grossa o (meglio ancora) a mano con coltello (grana ancora più grossa), insaporita con sale, pepe, spezie, talvolta aromi vegetali, con o senza peperoncino piccante, insaccata in budello di maiale, più sottile delle altre salsicce fresche (ha un Ø tra 1 e 2 cm), lunghezza variabile da 30 cm a 1 m. Le cervellatine sono una variante di salsiccia suina non stagionata tipica del napoletano. Più sottili e lunghe delle normali salsicce fresche, devono il loro nome al fatto che una volta il pesto di suino fosse mischiato a un trito di cervella. La sua preparazione prevede che la carne venga frollata, triturata e mescolata con aromi, soprattutto pepe nero. Il connubio perfetto è con i friarielli (broccoletti) ripassati, da mangiare magari su una bella pizza, godendosi la vista sul golfo di Napoli.

Puglia

È a Sammichele, piccolo paese della provincia di Bari che si deve la scoperta della salsiccia tipica pugliese: la zampina. La zampina, che prende il suo nome dalle basi degli spiedi utilizzati per cuocerla, è caratterizzata dalla forma a spirale e composta da carni bovine e ovine, macinate e impastate con sale, pepe, pomodoro, basilico fresco e formaggio locale. La zampina è un prodotto a base di carne mista. Un impasto fatto principalmente di manzo e ritagli di pecora o maiale. Si avvolge a forma di spirale e viene fermata da spiedini per essere cotta alla brace. L’impasto viene insaccato in budella di agnello o capretto. È indissolubilmente legata al paese di Sammichele di Bari che da quasi cinquant’anni ne promuove la bontà grazie alla Sagra della Zampina, evento gastronomico immancabile di fine settembre.

Basilicata

Prodotto tipico delle montagne materane e uno dei quattro presidi Slow Food della Basilicata, è lo speziato e morbido pezzente. Ottenuto, come il nome fa presagire, dalle parti meno nobili del maiale (frattaglie tra cui il fegato, la milza e i polmoni), è insaporito da spezie quali semi di finocchio, peperone secco, aglio, semi di coriandolo e vino. Tra le salsicce a punta di coltello non si può non citare la madre di tutte le salsicce, cioè la “Salsiccia lucana” (PAT Salsiccia fresca a catena) della stupenda regione Basilicata, che si differenzia per la presenza nell’impasto del peperone crusco (IGP Peperone di Senise), di grasso duro e per essere posta (dopo breve riposo e qualora non si debba consumare fresca) sotto sugna o sott’olio di oliva, in modo da mantenersi comunque fresca e morbida, potendola così conservare. Apre le danze la salsiccia di polmone, detta anche “pzzentu“, pezzente, a ricordare la sua origine povera e contadina. Oltre al polmone si possono unire all’impasto altre interiora, come milza o fegato, con aggiunta di cotiche bollite. Una volta macinato il tutto e aggiunti sale, peperoncino e finocchio selvatico, la si lascia essiccare almeno un mese o si affumica leggermente. È l’ingrediente principale del tipico ragù di Potenza, lo ‘Ndrupp’c, letteralmente “intoppo” perché la forchetta “inciampa” nei pezzetti di carne.

Calabria

Pietra miliare della cucina calabrese la salsiccia detta zazicchiu o sausizza ha una storia secolare. Riconosciuta D.O.P e protetta dal Consorzio di Tutela dei Salumi di Calabria, è un insaccato ottenuto da carni di spalla e sottocostola del suino. Le carni tritate a medio taglio, sono successivamente insaporite con pepe nero, pepe rosso dolce o piccante e semi di finocchio. Dopo l’insaccatura in budella naturali di suino gli viene conferita la forma caratteristica a catena tramite legatura a mano con spago naturale. Tra le più note del sud Italia, la salsiccia calabrese, detta “sauzìzza”o “zazìcchiu” a seconda della località, è uno dei quattro salumi che ha avuto il riconoscimento D.O.P. Si ottiene dall’impasto di spalla e sotto-costa suino ed è aromatizzata con pepe nero, peperoncino piccante, e semi di finocchio. La stagionatura dura almeno un mese. La sua secolare lavorazione varia da comune a comune, e spesso anche da famiglia a famiglia: nelle zone rurali le ricette si trasmettono di padre in figlio. Anche il nome spessa cambia a seconda della provincia nella quale si prepara. Tra le salsicce a punta di coltello è presente anche una specialità calabrese, la Salsiccia rossa fresca del Pollino, fatta esclusivamente di carne del maiale nero della Calabria, arricchita dei soliti aromi e spezie, sale, pepe nero, peperoncino dolce e veramente tanto peperoncino piccante (componenti che conferiscono il rosso acceso).

Sicilia

Salsiccia regina della Trinacria è la Pasqualora, che prende il suo nome dall’usanza siciliana di consumarla specialmente nel periodo di Pasqua. Anche Virgilio nelle Georgiche la cita e la descrive esattamente com’è: un insaccato dalla tipica forma a U, di carne mista di maiale e bovino, tritata a grana grossa o a punta di coltello. Concludiamo con la Sicilia per gustare la Salsiccia di Altavilla Milicia, prodotto fatto con carne di maiale (70% grassa - 30% magra), tritata non a punta di coltello, speziata, pepata, salata, con varianti all’aglio, al peperoncino, al finocchio. Ogni pezzo di questa salsiccia pesa circa 150 g ed è chiamato “caddozzo” (termine che in zona rappresenta l’unità di misura per acquistare la salsiccia dal macellaio), una ruota di salsiccia è fatta da 12 caddozzi, consumata di solito fritta o arrostita dopo averla infilzata su spiedini di legno o acciaio. Citata perfino da Virgilio nelle Georgiche, la salsiccia pasqualora è un insaccato di carne di maiale siciliano. Ai giorni nostri ha numi tutelari meno poetici ma più istituzionali: è stata inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) e inclusa nell’arca del gusto Slow Food. Il nome viene dall’usanza di conservare per il consumo estivo alcuni tagli dei suini macellati durante la Pasqua. La carne è macinata a grana grossa o a punta di coltello. Stagionata per una o due settimane si assapora al meglio alla brace o cruda come fosse un salame.

Sardegna

Nel comune di Irgoli, in provincia di Nuoro, la salsiccia gode di una tradizione secolare e prevede una vera e propria lavorazione collettiva. Prodotta con carni relativamente magre di puro suino sardo, è consumata fresca e prevede il taglio a mano a grana grossa. Di isola in isola. La regina delle salsicce sarde nasce a Irgoli, in provincia di Nuoro. Fresca o secca, ha una tradizione secolare e nelle zone rurali prevede ancora una lavorazione collettiva. È preparata con carni magre tagliate a mano e a grana grossa, sale, pepe e finocchio. Il budello va lavato con vino, aceto o vernaccia e la maturazione dura fino a 15 giorni.

Salsiccia a Punta di Coltello

Rappresentativa di tutto il Sud Italia è la classica Salsiccia a punta di coltello, tecnica che consente di non riscaldare troppo il grasso durante la cottura, lasciando nella salsiccia morbidezza e gran sapore. Le versioni di questa salsiccia sono numerose con riferimento sia al Sud (Campania come PAT “Salsiccia fresca a punta di coltello”, Sicilia come PAT “Salsiccia di maiale fresca a sausizza”, Puglia come PAT “Salsiccia a punta di coltello dell’Alta Murgia”), che al Nord, dove questo tipo di salsiccia è stato adottato e variato (specialmente in Veneto come PAT “Salsiccia tipica polesana“ e Trentino come PAT “Salsiccia fresca o Luganegheta fresca o Salziza fresca”).

Differenze tra Salsiccia e Luganega

La salsiccia e la luganega differiscono per sapore, forma e territorio di origine. La luganega, insaccato fresco, lungo e stretto, è spesso arrotolata a chiocciola e tipica del Nord Italia. Le luganeghe monzesi sono preparate con carne di suino, Grana Padano, brodo di carne e Marsala. La salsiccia, invece, è diffusa in ogni regione d'Italia e la sua ricetta varia per città e paese. Ogni regione aggiunge il proprio ingrediente chiave, creando salsicce diverse per dimensione, forma e sapore. La Luganega in apparenza rimanda col suo nome a Lugo (di Romagna, in provincia di Ravenna), mentre in realtà è originaria della Lucania (tanto da essere chiamata anche lucanica, oltre a luganica e luganega). Nel Nord Italia (Lombardia e Trentino in particolare) questa salsiccia fresca giunse attraverso gli scambi commerciali con la Repubblica di Venezia (marinara e chiamata anche la Serenissima), ma a dire il vero la producevano già i Romani (dominatori) che, a loro volta, l’avevano conosciuta grazie ai Greci della Magna Grecia, che commerciavano con i Lucani. Molti, invece, propendono per un’influenza Longobarda.

Metodi di Cottura

Sia la salsiccia che la luganega si prestano bene alla cottura alla griglia, ma possono anche essere rosolate in padella o cotte al forno con vino e verdure. La luganega trova il suo metodo di cottura ideale in umido, spesso accompagnata al risotto nel Nord Italia.

La Salsiccia nell'Arte e nella Letteratura

La salsiccia non è solo un alimento, ma un simbolo culturale, tanto da essere immortalata nella letteratura e nell'arte. Agnolo Firenzuola, scrittore del XVI secolo, chiudeva la sua ironica "Canzone in lode della salsiccia" esaltandone la perfezione.

Salsicce dal Mondo

Oltre alle varianti regionali italiane, esistono molte salsicce nel mondo. In Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige, troviamo l'Hirschwurst, una salsiccia di carne di cervo. In Friuli Venezia-Giulia, Piemonte e Veneto, la luganega è proposta in diverse tipologie. In Emilia Romagna, lo strolghino si distingue per la forma a ferro di cavallo. In Abruzzo e Molise, la ventricina è insaccata nel ventre del maiale. In Puglia, la zampina è originaria di Sammichele. In Basilicata, il pezzente è preparato con le carni meno nobili del maiale. In Calabria, la salsiccia rossa è piccante e saporita. A livello internazionale, troviamo la morcilla spagnola, la salsiccia di Cumberland inglese, il Black pudding inglese, il Loukaniko greco, la Falukorv svedese, la Kielbasa polacca, la Jitrnice ceca, la Rookworst olandese, la Medisterpølse danese e la Mustamakkara finlandese. In America Latina, la Moronga è diffusa a Cuba, in Messico e a Porto Rico, mentre in Cile la longaniza de Chile è servita nel panino.

tags: #fila #di #salsicce