La vicenda di Rosa Gigante, madre del noto salumiere Donato De Caprio, strangolata nella sua abitazione di Pianura, ha scosso profondamente l'opinione pubblica. Al centro di questo tragico evento, Stefania Russolillo, accusata di omicidio volontario a scopo di rapina. Il processo in tribunale ha portato alla luce una storia complessa, fatta di ammissioni parziali, negazioni e zone d'ombra.
La Confessione Parziale di Stefania Russolillo
Durante l'esame in tribunale, Stefania Russolillo ha ammesso di aver ucciso Rosa Gigante, ma ha negato il movente della rapina. La sua versione dei fatti dipinge uno scenario inaspettato: «L’ho uccisa ma non l’ho fatto per soldi, non l’ho fatto per saccheggiare la sua abitazione». Secondo la sua testimonianza, l'omicidio sarebbe scaturito da un'aggressione improvvisa da parte della vittima.
Russolillo ha raccontato di essere salita a casa di Rosa Gigante per controllare la posta, quando quest'ultima l'avrebbe accusata di qualcosa, innescando una colluttazione. «Sono salita a casa sua, lei mi ha chiesto se fosse arrivata la posta e le ho risposto che non era giunta. Mi fa una domanda: “Ma non è che sei proprio tu?”, resto sbalordita mentre mi aggredisce, inizia una colluttazione, gli spintoni, le gettai addosso un oggetto, anche se non ricordo quale. Ho tentato di difendermi, ma alla fine le ho dato una spinta, lei è caduta verso la televisione, con i piedi verso la porta. L’ho sbattuta sul muro. Non ricordo quante volte».
Tuttavia, la Russolillo ha ammesso di non ricordare il momento preciso dello strangolamento: «Ricordo che lei cercava di rialzarsi poi non ricordo più nulla. Buio totale. Il tubicino da aerosol? Non ricordo. Chi l’ha strangolata? Sicuramente io, ma non ricordo. Lei gridava, ma anche io chiedevo aiuto. Nessuno ha risposto».
Il Movente Contestato e le Incongruenze
Un punto centrale della vicenda riguarda il movente. L'accusa sostiene che Russolillo abbia agito per rapinare Rosa Gigante, ma l'imputata nega categoricamente questa ipotesi. «Non ho rovistato nei cassetti, non ho sfilato la fede nuziale, non ho preso i 150 euro che erano sul mobile. Non ho fatto caso agli orecchini».
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Dopo l'omicidio, Russolillo ha confessato al suo compagno di aver "fatto un guaio", ma non ha fornito dettagli precisi sull'accaduto. Un elemento inquietante emerso durante l'udienza è un post sui social media pubblicato da Russolillo, in cui si raffigurava dietro le sbarre, circa dieci giorni prima del delitto. Questo dettaglio solleva interrogativi sulla premeditazione dell'omicidio.
Nonostante ciò, Russolillo ha descritto il suo rapporto con Rosa Gigante come un rapporto di buon vicinato, senza screzi o litigi apparenti: «Aveva dei problemi di vista, ma spesso la signora Rosa usciva di casa e scendeva le scale. Avevamo un buon rapporto, mai uno screzio, mai un litigio».
La Ricostruzione dell'Omicidio e le Prove
Rosa Gigante venne strangolata il 18 aprile, con un tubicino da aerosol portato dalla stessa Russolillo. Il corpo della vittima fu scoperto da altri vicini di casa, con ferite alla testa e ustioni alle mani. Le indagini suggeriscono che Russolillo avrebbe tentato di bruciare il cadavere per ostacolarne l'identificazione.
La Richiesta di Condanna e la Valutazione del Pubblico Ministero
Il pubblico ministero ha chiesto l'ergastolo e l'isolamento diurno per Stefania Russolillo, descrivendola come "lucida, razionale, protagonista non di un raptus omicidiario ma di un delitto predatorio voluto e immaginato". Secondo l'accusa, Russolillo avrebbe premeditato la rapina in casa di Rosa Gigante.
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