Dolce Pizza Stienta: Un Viaggio nella Tradizione Gastronomica Polesana

Il territorio del Polesine, incastonato nel cuore del Veneto, custodisce un tesoro gastronomico spesso celato agli occhi dei più: la dolce pizza stienta. Questa specialità, strettamente legata alla tradizione contadina e all'ingegno dei mugnai che operavano lungo le rive del Po, rappresenta un esempio di come ingredienti semplici e una sapiente lavorazione possano dar vita a un prodotto dal sapore unico e inconfondibile.

La Pinza Polesana: Un'Antica Ricetta

La pinza polesana, cugina stretta del pinzone ferrarese, è una focaccia autoctona veneta realizzata con farina tipo 0, strutto e lievito. L'impasto, dopo un riposo di circa un'ora sotto una terrina, viene spalmato e allungato fino a raggiungere uno spessore di circa 2 cm. La cottura avviene in forno, e la superficie può essere arricchita con sale grosso e rosmarino, oppure con i tradizionali ciccioli di maiale, dando origine alla "pinza gialla" con l'aggiunta di farina di mais.

Le origini della pinza polesana affondano in tempi remoti, quando la cottura non avveniva nel forno, bensì nel camino, adagiando l'impasto su foglie di cavolo unte con la cotica del maiale e coprendolo con un coperchio di lamiera, il "testo", cosparso di braci. L'influenza emiliana è evidente nell'utilizzo dello strutto, ingrediente che conferisce alla pinza la sua caratteristica fragranza e morbidezza.

La Pinza alla Munara: Il Segreto dei Mugnai del Po

Lungo le rive del Po, un'altra variante della pinza trova la sua origine: la "pinza alla munara". Questa versione, priva di lievito e arricchita con olio, era preparata dai mugnai all'interno dei loro mulini. La sua storia è avvolta da aneddoti e leggende, come quella narrata da Giovanni Felisati, ultimo mugnaio sul Po a Panarella, che racconta di un mugnaio costretto a ingegnarsi per sfamarsi durante le piene del fiume, creando una sfoglia di farina unta con l'olio del lumino e cotta sulla "fogara".

Tuttavia, anche la vicina Stienta rivendica l'invenzione della pinza alla munara, attribuendola a Ulisse Bacchiega, un mugnaio che, in una notte di scarsità, creò una sfoglia unta con l'olio utilizzato per gli ingranaggi del mulino. Indipendentemente dalla sua vera origine, la pinza alla munara evoca le atmosfere del romanzo "Il mulino del Po" di Riccardo Bacchelli, trasportandoci in un mondo di tradizioni e sapori autentici.

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Schizzotto Padovano: Un'Alternativa Gustosa

Addentrandosi nel Veneto, la pinza lascia il posto allo "schizzotto", una sorta di panfocaccia tipico della zona tra la Bassa padovana e i Colli Euganei. Questo pane non lievitato è realizzato con farina, grasso d'oca o di maiale o burro, zucchero, sale, acqua e grappa. Il suo nome deriva dalla forma schiacciata dovuta alla mancata lievitazione dell'impasto.

Lo schizzotto vanta una storia illustre, essendo stato citato nella raccolta di ricette di cucina tipica padovana da Giovanni Bianco Mengotti quale piatto vincitore di un concorso gastronomico tenutosi a Montagnana nel 1880. Tradizionalmente farcito con salumi e formaggi, lo schizzotto è ideale per spuntini e, a causa del suo ricco condimento, raramente sostituisce il pane a tavola.

L'Evoluzione dei Gusti e la Salvaguardia della Tradizione

Mentre la cultura delle pizze e delle focacce tende a perdersi nelle zone più a nord del Veneto, tra Verona, Venezia e il Friuli, la pinza polesana e lo schizzotto padovano continuano a rappresentare un simbolo della tradizione gastronomica locale. La loro presenza, sia nella versione salata che dolce, testimonia la versatilità di questi prodotti e la loro capacità di adattarsi ai gusti e alle esigenze dei consumatori moderni.

In un contesto in cui la globalizzazione e l'omologazione dei sapori rischiano di cancellare le identità locali, la riscoperta e la valorizzazione di prodotti come la dolce pizza stienta diventano fondamentali per preservare la ricchezza e la diversità del patrimonio gastronomico italiano.

L'Impegno di Carrefour per la Valorizzazione dei Prodotti Locali

L'iniziativa "Grande sfida dei fornitori per l’alimentazione e il benessere", promossa da Carrefour, rappresenta un esempio concreto di come la grande distribuzione possa contribuire alla valorizzazione dei prodotti locali e alla promozione di un'alimentazione sana e consapevole. Attraverso il coinvolgimento dei produttori a marchio e la selezione di progetti innovativi e sostenibili, Carrefour si impegna a sostenere le filiere agroalimentari del territorio e a offrire ai consumatori prodotti di alta qualità, nel rispetto della tradizione e dell'ambiente.

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Un esempio di questo impegno è rappresentato dal concorso lanciato da Carrefour tra i suoi fornitori, che ha portato alla selezione di sette finalisti in diverse categorie, tra cui "Buone pratiche agronomiche", "Buone pratiche di allevamento", "Promozione di stili di vita", "Formulazioni per esigenze specifiche", "Educazione alimentare", "Informazione al consumatore" e "Profilo nutrizionale".

Tra le aziende premiate, spiccano realtà come AMADORI, per il suo progetto di allevamento di pollo senza uso di antibiotici, CasArrigoni, per la valorizzazione di formaggi DOP biologici e biodinamici, e C.I.C.O. SOC. COOP. AGRICOLA, per il suo progetto di educazione alimentare rivolto ai bambini.

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