Nascosta tra i vicoli senza tempo di Roma, avvolta dal profumo avvolgente del cacao, si cela Moriondo e Gariglio, una cioccolateria che non è solo un negozio, ma un rifugio dell’anima, un tempio dedicato alla dolcezza e alla tradizione. Qui, nel cuore della città eterna, ogni dettaglio sussurra di un’epoca in cui l’eleganza e la cura erano le vere coprotagoniste insieme alle tecniche più raffinate dell’arte cioccolatiera.
Le Origini Torinesi: 1850-1868
Le origini di Moriondo e Gariglio risalgono al 1850, quando Agostino Moriondo fondò a Torino una fabbrica di cioccolato destinata a lasciare un segno indelebile nella tradizione dolciaria italiana. Il successo fu immediato, tanto da diventare fornitori ufficiali della casa reale sabauda. Ma la crescita richiedeva investimenti, e così Moriondo si rivolse allo zio per un prestito. L’accordo prevedeva una condizione: includere nella società il cugino Francesco Gariglio.
L’attività della Moriondo e Gariglio inizia nel 1868, quando viene aperto il primo negozio con annesso laboratorio in piazza San Carlo. Ben presto gli spazi risultano sottodimensionati rispetto al volume di produzione, e Agostino Moriondo e Francesco Gariglio costruiscono un nuovo stabilimento dalle dimensioni maggiori in Via Artisti 36.
L'Ascesa e l'Espansione: Dalla Fabbrica all'Esportazione
Sopravvissuta alla scomparsa dei fondatori, intorno al 1890 la fabbrica impiega oltre 200 operai, la maggior parte donne, senza tenere conto del personale addetto alla fabbricazione delle scatole e il reparto meccanica. La fabbrica produce duemila chilogrammi di cioccolato al giorno, che viene poi trasformato in tavolette, gianduiotti e cioccolatini. I prodotti finiti vengono poi confezionati, e avvolti manualmente in carta stagnola, etichettati e inscatolati.
La Moriondo e Gariglio è la prima azienda cioccolatiera torinese a esportare all’estero: nel bacino del mediterraneo, nell’Europa dell’est, in Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio, Svezia, Danimarca e Norvegia, in America del Sud, Asia e Australia. La produzione annua a fine Ottocento arriva ai trecentomila chilogrammi di cioccolata, di cui un quarto destinata all’esportazione. Non si contano le onorificenze e i premi internazionali raccolti dall’azienda e da Gariglio nel corso della sua attività.
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Il Trasferimento a Roma e l'Avvento di Cuniberti
Con il trasferimento della famiglia reale a Roma, in seguito alla Breccia di Porta Pia, anche la cioccolateria seguì il loro illustre cliente, aprendo una sede nella prestigiosa via del Corso. Qui, il marchio consolidò la propria reputazione, servendo non solo i Savoia ma anche l’élite romana e internazionale. A questa fase pionieristica si intreccia la figura di Carlo Enrico Cuniberti, maestro cioccolatiere torinese che, subentrando alla guida dell’attività negli anni Trenta, arricchì la tradizione con nuove creazioni destinate a diventare iconiche. Tra queste spiccano le “stelle oro”, praline incartate in fogli dorati, concepite inizialmente come prelibatezze natalizie.
Piera Minelli: L'Anima Resiliente di Moriondo e Gariglio
Eppure, quando si pensa a Moriondo e Gariglio, non si può fare a meno di evocare il nome di Piera Minelli, una donna che non solo ha contribuito a scrivere i capitoli più importanti della storia della cioccolateria, ma l’ha trasformata in un simbolo di resilienza e tradizione. La sua avventura inizia nel 1965, quando, a sedici anni, entra a lavorare nella bottega come apprendista. Per Piera, la cioccolateria divenne molto più che un luogo di lavoro. Giorno dopo giorno, imparò i segreti di un mestiere antico, l’arte della pralineria, della lavorazione dei marron glacé, e la cura meticolosa che Cuniberti aveva insegnato a Marcello. Con il tempo, Piera e Marcello unirono non solo le loro competenze, ma anche le loro vite, trasformando la passione comune per il cioccolato in un progetto familiare.
Le Sfide degli Anni '70 e la Rinascita
Tuttavia, gli anni Settanta portarono sfide inattese. La storica sede di via del Corso, che aveva ospitato la cioccolateria sin dal suo arrivo a Roma, dovette essere abbandonata quando la proprietaria decise di vendere il locale. Fu un momento di grande difficoltà, che avrebbe potuto segnare la fine dell’attività. Ma Piera, con la sua determinazione e il supporto dei clienti più affezionati, rifiutò di arrendersi. Tra questi, una figura chiave fu la contessa Isabella Colonna, cliente devota che ogni settimana acquistava i cioccolatini per animare i suoi salotti di bridge. Il nuovo locale era piccolo, angusto, e le infiltrazioni d’acqua rendevano il lavoro complicato. Eppure, Piera e Marcello non si lasciarono scoraggiare. Continuarono a produrre cioccolato con la stessa passione di sempre, spesso lavorando da casa, con il piccolo Attilio, loro figlio, accanto alla culla nel laboratorio.
Via del Piè di Marmo: Un Nuovo Capitolo
Finalmente, nel 1992, l’attività trovò una nuova casa in via del Piè di Marmo, dove la cioccolateria continua a risplendere come un gioiello incastonato nella Roma storica. Il figlio Attilio, cresciuto tra l’aroma del cacao e il ritmo incessante del laboratorio, è oggi il maestro cioccolatiere che porta avanti l’eredità familiare.
Le Specialità e la Tradizione
Le creazioni sono un trionfo di tradizione e maestria. Tra le specialità più amate si trovano i “kri kri”, praline di gianduia e rum ricoperte di granella di nocciole, gli alchechengi al cioccolato con la foglia attaccata, le scorzette di limone avvolte in cioccolato fondente, i cioccolatini menta Milano con cristalli di menta e il marchio impresso in superficie, e i leggendari marron glacé, preparati con castagne piemontesi e conservati in sciroppi profumati. Durante le festività, il laboratorio si trasforma in un’officina creativa: le uova di Pasqua personalizzate e i torroni natalizi non sono solo dolci, ma vere opere d’arte.
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Moriondo e Gariglio: Un Monumento alla Dolcezza
Piera Minelli rimane il cuore pulsante della cioccolateria, una donna che ha trasformato ogni difficoltà in opportunità, che ha resistito alla pressione del mercato moderno e che ha saputo fare di Moriondo e Gariglio non solo un luogo di sapori, ma un vero e proprio monumento alla dolcezza.
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