Cioccolato o Cioccolata: Un'Analisi Linguistica e Storica di un Termine Goloso

Le parole "cioccolato" e "cioccolata" derivano dallo spagnolo "chocolate" e sono giunte in Italia attraverso innumerevoli trasformazioni. L'etimologia del termine "cioccolato", oggi uno dei più comuni per riferirsi agli alimenti derivati dal cacao, è incerta e dibattuta.

Origini del Termine: Un Viaggio dal Nahuatl allo Spagnolo

La parola "cioccolato" ci è giunta dalla lingua náhuatl (o azteca) del Messico centrale, precisamente dal termine xocoatl. La x iniziale si pronunciava come la "sc" italiana in "sciocco". Sorprendentemente, xocoatl significava "acqua aspra" o "bevanda aspra" e si riferiva a una bevanda a base di mais macinato disciolto in acqua, dal sapore aspro dovuto alla fermentazione. Xocotl indicava la frutta, specialmente quella dal sapore aspro, in contrasto con zapotl, che indicava i frutti dolci.

Gli Aztechi utilizzavano anche il termine cacahuātl per le bevande a base di cacao. La coesistenza di xocoatl e cacahuātl potrebbe derivare dalla complessa gastronomia del cacao in Mesoamerica, dove il cacao veniva spesso miscelato con mais macinato e acqua per creare una bevanda densa e nutriente. Iscrizioni maya del VII secolo menzionano il consumo di sa’al kakaw, dove sa’al deriva da sa’, il termine maya per le bevande a base di mais.

L'Arrivo in Italia: Oscillazioni e Trasformazioni nel Seicento

In Italia, il termine "cioccolate" compare nel Seicento, descrivendo il cioccolato consumato sciolto in acqua o latte con zucchero (era una pasta, non una tavoletta). Successivamente, si registrano anche "cioccolatte", "cioccolata" e "cioccolato". Questa molteplicità di forme riflette l'oscillazione nell'imitare la voce spagnola, un fenomeno frequente nell'introduzione di vocaboli esotici.

Come spiegato da Bruno Migliorini, i nomi italiani in "-ate" erano rari e nessuno indicava bevande. La desinenza subì quindi l'attrazione di altre più frequenti: "-ata" (come "acqua cedrata"), "-ato" (come "gelato") e "-atte" (come "latte").

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L'Evoluzione nell'Uso: Distinzioni Semantiche tra Ottocento e Novecento

Nel corso dell'Ottocento, si inizia a distinguere tra "cioccolato" e "cioccolata", con "cioccolato" che indica la pasta o la tavoletta e "cioccolata" che si riferisce alla bevanda. Questa distinzione si è mantenuta nel tempo, con l'abitudine che privilegia il termine maschile per il prodotto solido (ad esempio, "cioccolato fondente").

Nel Novecento, la semplificazione linguistica porta alla riduzione a un unico termine a livello dialettale. In Piemonte, Veneto, Emilia, Toscana, Roma, Napoli e Sicilia, si preferisce "cioccolata" (o la forma popolare "ciccolata"), mentre in Lombardia si usa "cioccolato" e in Sardegna "cioccolate".

L'Analisi di Bruno Migliorini: Un Saggio Chiave

Bruno Migliorini nel suo saggio "Cioccolata o cioccolato?" (1940) analizza l'oscillazione del termine di origine amerindia, giunto in Europa tramite lo spagnolo "chocolate". Migliorini osserva come la forma primitiva "cioccolate", introdotta nel Seicento, si sia affiancata a "cioccolatte", "cioccolata" e "cioccolato".

Migliorini evidenzia come l'oscillazione rifletta la tendenza a imitare la voce spagnola, adattandola alle strutture linguistiche italiane. La forma "cioccolate" subì variazioni nella desinenza e nel genere per conformarsi a modelli più comuni nella lingua italiana.

Migliorini anticipa una possibile specializzazione semantica, con "cioccolato" destinato a indicare la pasta e "cioccolata" la bevanda. Questa proposta, già avanzata da Gherardini, rifletteva un uso che cominciava a delinearsi.

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La Proposta di Gherardini: Una Visione Lungimirante

Gherardini, nel suo Lessicografia italiana (1849), suggerì di destinare una forma a significare la pasta ("il cioccolate") e un'altra a significare la bevanda ("la cioccolata"). Sebbene molte delle sue proposte ortografiche e lessicografiche siano cadute nell'oblio, questa ebbe una certa fortuna, anticipando una tendenza che si sarebbe consolidata nell'uso generale.

L'Accademia della Crusca e l'Evoluzione del Significato

Le definizioni dell'Accademia della Crusca riflettono l'evoluzione del significato del termine. Inizialmente, il cioccolato era definito come una "Pasta composta di diversi ingredienti, il corpo principale della quale è la mandorla Caccao… Si prepara in diverse maniere, ma per lo più sciolta nell'acqua calda, collo zucchero, per uso di bevanda". Successivamente, si registra anche l'uso per formare "piccoli pani o tavolette o pasticche".

Tendenze Attuali: Un Sondaggio in Rete

Un sondaggio condotto in rete tramite Google conferma la differenziazione semantica: "cioccolata calda" è molto più frequente di "cioccolato caldo", mentre "cioccolato fondente" prevale su "cioccolata fondente". Tuttavia, la frequenza complessiva del termine "cioccolato" è superiore a quella di "cioccolata".

  • Cioccolata calda: 147.000 occorrenze
  • Cioccolato caldo: 18.300 occorrenze
  • Cioccolata in tazza: 71.700 occorrenze
  • Cioccolato in tazza: 3.080 occorrenze
  • Cioccolato fondente: 236.000 occorrenze
  • Cioccolata fondente: 35.900 occorrenze
  • Cioccolato: 3.910.000 occorrenze
  • Cioccolata: 1.300.000 occorrenze

Definizioni dei Dizionari Moderni

La lessicografia più recente accoglie solo in parte la proposta di specializzazione semantica. Il GRADIT (Grande dizionario italiano dell'uso, 2007) considera "cioccolata" e "cioccolato" sostanzialmente sinonimi, sia come sostantivi che come aggettivi. Tuttavia, riconosce la differenza nell'uso con altri elementi lessicali ("cioccolata calda" vs "cioccolato fondente").

Il Sabatini Coletti (2008) concorda con il GRADIT, ma associa al solo lemma "cioccolata" il significato di "bevanda da bersi calda, a base di cacao sciolto nel latte".

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