Introduzione
La parola "cialda" evoca immagini di dolci fragranti, caffè aromatici e tradizioni antiche. Questo termine, apparentemente semplice, racchiude in sé una storia ricca e variegata, che spazia dal settore alimentare al mondo del franchising, fino agli usi più insoliti. In questo articolo, esploreremo le diverse sfaccettature della cialda, analizzandone l'origine, le applicazioni e le curiosità che la rendono un elemento affascinante della nostra cultura.
Origini e Etimologia
Il termine "cialda" pare derivare dall'antico inglese "waba" (a sua volta sembra derivato dall'antico alto tedesco "waba, wabo"), che indicava il nido delle api; di fatto, la superficie del biscotto è stampata con una sorta di reticolo che ricorda appunto l'alveare. La cialda "wafer" nasce attorno XV secolo d.C. ad opera di pasticceri “cialdonai” fiorentini. Questi, mediante uno stampo a tenaglia e sfruttando il calore diretto del fuoco, producevano e divulgavano qua e là per tutta Europa le prime cialde-wafer. Vennero prodotti per la prima volta su scala industriale con il nome di “Neapolitaner wafer” (wafer di Napoli) dall’azienda austriaca Manner nel 1898. Il termine “Neapolitaner wafer ” deriva dall’utilizzo di nocciole napoletane per la preparazione della farcitura.
La Cialda nel Settore Alimentare
Le cialde trovano un impiego versatile nel settore alimentare, arricchendo diverse preparazioni con la loro croccantezza e il loro sapore delicato.
Gelati
Le cialde sono comunemente usate per accompagnare il gelato, come nel caso dei wafer preconfezionati contenenti gelato.
Pasticceria
Le cialde arrotolate spolverate sono preparate a partire da due cialde (eventualmente una e mezza) spalmate di burro fuso con l'aggiunta di miele e spolverate di un composto di zucchero, noccioline tritate, eventualmente mandorle, cannella, vaniglia, uva passa o cacao.
Leggi anche: La Coppetta Francese: Una Delizia Croccante
Karlovarské Oplatky/Trojhránky
La produzione di queste cialde comincia con la preparazione della pastella a partire da farina di frumento, acqua termale di Karlovy Vary, grasso vegetale, zucchero, latte, preparato a base di uovo, fecola, lievito chimico, burro e, secondo la varietà, nocciole, mandorle, polvere di cacao, vaniglia o cannella.
Mignîn: Un Ricordo d'Infanzia
Carolina Goronedi Berti nel suo “Vocabolario bolognese italiano” del 1869 si legge: «Martinecca, s. f. Mignîn: era un wafer quadrato della Wamar, una storica azienda dolciaria torinese il cui nome è l’acronimo delle iniziali del suo fondatore, il commendator Walter Marchisio. È stato un biscotto tanto caro al palato dei bambini degli anni 50 fino agli anni 80 quando l’azienda dolciaria ha chiuso i battenti. Alcune generazioni di reggiani hanno mangiato i “mignîn”, penso che nessuno sapesse la storia di questa leccornia, spesso la vedevano solo per Natale come addobbo attaccato con un filo a un ramo dell’albero assieme a un qualche mandarino e a una qualche caramella. In Storie Piemontesi: “Le merende dei bambini Anni Cinquanta di Sergio Donna del 28 Novembre 2018 si legge: “Forse il nome di quei wafer si era ispirato ad una cantilena fanciullesca, piuttosto conosciuta a quei tempi, che faceva più o meno così: “Prima mignin, seconda gatin, tersa gatassa, quarta ramassa, quinta scopassa”, ma non ho trovato nessuna altra fonte per confermare quanto detto nell’articolo. Questa cantilena è l’elenco della successione delle classi scolastiche elementari. In “Quatro ciàcoe”, dialetto di Rovigo, vengono ricordati così: «E dopo a xe rivà la moda de i mignini, e le robe le xe canbià in mèjo. Curiosità.Il termine “mignin” in piemontese significa gattino ed è il diminutivo di “migno” gatto, questo lo possiamo dedurre dal ” Vocabolario piemontese” di Maurizio Pipino del 1783 dove si può leggere: «Mignin, diminutivo di Migno V.” e “Migno, (così si chiama da piccoli bambinelli il gatto, per essere la voce più comoda alla loro pronuncia) micio”, sul “Gran dizionario piemontese-italiano» di Vittorio Sant’Albino del 1859, sul “Vocabolario piemontese-italiano e italiano-piemontese” Di Michele Ponza del 1846, sul “Vocabolario base Piemunteis/Italiano” del 2008: «mignin: gattino, micio».
Le Cialde nel Mondo del Caffè: Il Franchising 101CAFFE'
La parola "cialda" è spesso associata al mondo del caffè, in particolare alle cialde utilizzate nelle macchine espresso. Un esempio significativo in questo settore è il franchising 101CAFFE'.
Modello di Business
Il Franchising è un modello di business fondato sulla cooperazione, sulla condivisione del rischio d’impresa e sul trasferimento del Know how (saper fare) necessario per gestire una specifica attività.
Investimento
L’investimento complessivo varia a seconda del format (negozio o caffetteria - con o senza market) e della metratura del punto vendita.
Leggi anche: Cialde per la nascita: la guida definitiva
Supporto
Gli affiliati vengono seguiti da personale specializzato in vari ambiti, tra cui la scelta del modello di business, la ricerca del locale, il progetto e l'allestimento del negozio, e le campagne pubblicitarie.
Formazione
Il percorso formativo è pensato per farti ottenere ottimi risultati fin dall’avvio dell’attività anche se parti da 0! Sono previste due fasi: Formazione pre-apertura e Formazione post-apertura (continua).
Prodotti
Nei negozi 101CAFFE’ e nelle aree Market all’interno delle nostre Caffetterie, il cliente trova non solo caffè e bevande per tutte le macchine e in tutti i formati, ma anche macchine da caffè, accessori, prodotti per la pulizia delle macchine da caffè e prodotti complementari come quelli della linea “Le Sfiziosità®”. Durante la pandemia, i Negozi e i Negozi con Caffetteria 101CAFFE’ sono rimasti aperti perché appartengono alla categoria dei generi alimentari. Il consumo del caffè in cialde e capsule è notevolmente aumentato perché le persone, costrette a casa, non hanno rinunciato al piacere del buon caffè “come al bar”.
Altri Usi e Curiosità
Cialde di Cera per Diffusori di Essenze
Le cialde di cera vegetale per diffusore di essenze rappresentano una pratica alternativa da utilizzare con i bruciatori, senza necessità dell'uso dell'acqua. Sono ecologiche, realizzate in cera di soia, e disponibili in varie fragranze.
"Passer à Tabac" e il Tabacco del Moro
L’italiano “nèscio” ha dato origine all’ aggettivo “neciente”: essere ignaro, all’oscuro di qualche cosa e all’avverbio “nescienteménte”: senza rendersi conto di… . Pianigiani scrive: «Nescio o nèsi dal latino “nescius”: che non sa; composto da “ne”: non e tema di “scire”: sapere. Fa parte di un detto famoso in voga un po’ di tempo fa: “t’ al dâgh mé ‘l tabâch dal Môro!” letteralmente ‘te lo do io il tabacco del Moro’, con il significato ‘te le do di santa ragione’, “non te la faccio passare liscia” indica una punizione esemplare; è derivato dall’espressione francese “passer à tabac”: pestare, picchiare qualcuno di santa ragione. Ha origine dalla locuzione del linguaggio marittimo francese, “coup de tabac” la quale è la definizione che viene data a una tempesta breve ma violenta che rischia di fare danni o affondare l’imbarcazione. Deverbale di “tabasser”: colpire qualcuno, la cui radice “tab” significa “battere, colpire”, incrociato con “tabac”: tabacco. Nel XIX secolo, “tabac” ha assunto il significato di “botta, colpo”. “Passer à tabac” significa quindi colpire violentemente qualcuno o qualcosa. Traducendo, erroneamente, l’omografo “tabac” in “tabâch”: tabacco, il dialetto ha personalizzato il detto con una famosa e antica marca di tabacco da fiuto, fine e, pare, molto costosa, appunto “Il Tabacco del Moro”. Questo tabacco, a differenza di quelli che arrivano dalle piantagioni spagnole centrali e meridionali che venivano chiamati con il nome dei paesi d’origine, ha assunto il nome del disegno, che era sul pacchetto, ossia la testa di un uomo dalla pelle scura che avrebbe dovuto siboleggiare uno degli schiavi che lavoravano nelle piantagioni di tabacco in America ma “Il tabacco del Moro” era coltivato in Italia fin dal 1800 e, precisamente, a Cori in provincia di Latina. Nel 1831, sotto Papa Gregorio XVI, la coltivazione del Moro fu soggetta a monopolio, i produttori del Moro di Cori avevano l’obbligo di vendere le foglie ai dignitari della Corte pontificia che lo facevano lavorare per ricavarne tabacco usato per preparare le polveri da fiuto per il clero. In reggiano usato quasi esclusivamente nella locuzione “fêr al nèsi”: fare finta di ignorare, di non capire qualche cosa, ha lo stesso significato e l’ uso di “gnorri”.
Leggi anche: Cialde Rettangolari Personalizzate
Martineca
Martinéca: martinicca, freno a ceppi azionato mediante vite usando una manovella o a leva applicato a carri agricoli, calessi o simili a trazione animale. Etimologia incerta, chi dice derivato dal nome proprio Martino, chi dal latino medioevale “Martinetus”, presunto nome dell’inventore del congegno, in francese viene dato derivato da l’uso, in senso antropomorfo, del nome proprio “Martin” con il prefisso “-et” per indicare utensili.
Macóba
Macóba: macuba, tabacco da fiuto; gergalmente cocaina.
Glossario del Caffè
Per comprendere meglio il mondo del caffè, ecco alcuni termini chiave:
- Acidità: è una delle sensazioni primarie che si avvertono quando si sorseggia un caffè, soprattutto uno a prevalenza Arabica.
- Coffea Arabica: nome scientifico del caffè arabica, è considerata la qualità più pregiata della pianta di caffè ed è originaria dell’Etiopia.
- Capsula: involucro di forma cilindrica, solitamente realizzato in plastica o alluminio, all’interno della quale è contenuto il caffè in polvere che si prepara attraverso apposite macchinette espresso.
- Moka: detta anche moka, macchinetta per il caffè o caffettiera, è un’apparecchiatura per preparare il caffè, inventata nel 1933 da Alfonso Bialetti.
- Robusta: tipologia di caffè, la seconda più diffusa dopo l’Arabica.