I biscotti della fortuna sono un caso (quasi) unico: tutto l'Occidente li associa ai ristoranti cinesi ma in Cina non li hanno mai visti. Questo dolce, composto da un biscottino dolce e croccante, preparato con farina, zucchero, vanillina e olio, oggi è uno dei simboli della cucina cinese nel mondo, ma in realtà ha origini nipponiche. All'interno dei biscotti sono nascosti dei bigliettini, chiamate anche "fortune" che riportano proverbi, aforismi o anche numeri che le persone possono usare per "sfidare" la fortuna.
La Vera Storia dei Biscotti della Fortuna: Un'Indagine Approfondita
La ricostruzione della storia dei biscottini della fortuna la dobbiamo a una ragazza che ha dedicato sei anni della sua vita a questi dolci, su cui ha voluto incentrare la sua tesi di laurea. L'autrice non conosceva i biscotti e scopre questa preparazione per la prima volta a New York, li ritrova poi in un viaggio a Kyoto con una veste diversa: biscotti più grandi e scuri di quelli americani, contenenti le "fortune", e chiamati tsujira senbei.
Le ricerche di Nakamachi la portano alla "Biblioteca della Dieta Nazionale del Giappone" dove si imbatte nel "Moshiogusa Kinsei Kidan", un libro illustrato del 1878 in cui un apprendista panettiere sta facendo i "cracker della fortuna". Questi biscotti appaiono in Giappone 30 anni prima che gli immigrati nipponici in California pubblichino la loro prima pubblicità.
Purtroppo la storia "ufficiale" di questo prodotto è decisamente oscura fino alla Seconda guerra mondiale: a San Francisco ci sono decine di famiglie di origini giapponesi che rivendicano l'introduzione e la diffusione dei biscotti della fortuna in America. Tra questi ci sono anche personaggi influenti, come i discendenti di Makoto Hagiwara, l'immigrato che ha supervisionato la costruzione del Japanese Tea Garden all'interno del Golden Gate Park, il più antico parco pubblico a tema nipponico di tutti gli Stati Uniti.
Una delle "tradizioni" introdotte da Hagiwara nel 1890 è stata quella di servire biscotti della fortuna a tutti i visitatori del giardino. Quei dolcetti provengono dalla Benkyodo, una delle più antiche bakery giapponesi della città, una panetteria tutt'ora esistente e gestita dalla stessa famiglia che l'ha fondata, arrivata ormai alla quarta generazione.
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Lo Spartiacque della Seconda Guerra Mondiale
Lo spartiacque della Seconda guerra mondiale non è un caso: la famiglia Benkyodo, come molte altre, durante il conflitto è stata internata e l'azienda è stata costretta a chiudere. Questa bakery in particolare ha riaperto solo nel 1951, ma lo stesso si potrebbe dire di molte aziende meno note: negli anni Cinquanta, complice anche l'imminente conflitto con la Corea, l'odio razziale verso gli asiatici in America è secondo solo a quello verso gli afroamericani.
Si tratta di un periodo molto cupo della loro storia, un periodo in cui il Giappone viene visto come grande nemico e la Cina come un'anomala compagna. I ristoranti giapponesi si sono trasformati in locali di chop suey, uno degli esempi migliori del sincretismo della cucina cino-americana. Si tratta di una zuppa di carne e uova, cotta rapidamente con germogli di soia, cavolo e sedano; una zuppa molto densa e piena d'amido, o di altri addensanti. Alla fine di questo pasto arriva la volta del biscottino della fortuna.
Questa nuova pratica porta all'esplosione della "fortune cookies" mania: alla fine degli anni ’50 vengono prodotti 250 milioni di biscottini della fortuna ogni anno, tutti venduti quasi esclusivamente nei ristornati cinesi della West Coast. In questo periodo il prodotto diventa davvero "cinese" perché gli immigrati sfruttano la segregazione dei giapponesi e prendono in mano la produzione americana che diventa una loro prerogativa.
Un Esempio di Commistione tra Storia e Gastronomia
Il biscottino della fortuna è l'esempio lampante della commistione tra la storia dell'umanità e quella della gastronomia: una marea di episodi atroci e speriamo irripetibili, come la diaspora di un popolo o una guerra mondiale, che però hanno portato una preparazione tradizionale a trasformarsi per "conformarsi" ai tempi, diventando così celebre in ogni angolo del globo.
I biscotti della fortuna, un classico di fine pasto dei ristoranti cinesi, non sono cinesi. Anzi, se chiedi in Cina che cosa siano quei biscotti nella carta dorata, non che hanno idea: non lo hanno mangiato né visto. La paternità dei biscotti della fortuna infatti va attribuita al Giappone (parola di storica), la loro massiccia diffusione è merito però dei cinesi, che hanno trovato in America terreno fertile per i loro affari, ed è per questo che nel resto del mondo sono conosciuti come i biscotti della fortuna cinesi.
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La Ricerca di Yasuko Nakamachi
Il mistero è stato svelato dalla ricercatrice giapponese Yasuko Nakamachi, che ha fatto della sua tesi di laurea una missione, attribuire la giusta paternità ai biscotti della fortuna. Nakamachi ha visto il suo primo biscotto della fortuna negli anni '80 in un ristorante cinese di New York e ne è rimasta colpita, trovandoli un'idea geniale, ma senza porsi tante domande.
Poi alla fine degli anni '90, fuori Kyoto, vicino a uno dei più famosi santuari shintoisti in Giappone, rivide quei biscotti in un panificio di famiglia chiamato Sohonke Hogyokudo, erano i tsujiura senbei, leggermente diversi da quelli avvistati a New York, più grandi e più scuri, dato che la loro pastella conteneva sesamo e miso piuttosto che vaniglia e burro/olio. Le fortune non erano inserite all'interno, ma poste nella piega del biscotto. Da quell'avvistamento si è posta numerosi quesiti e ha iniziato le sue ricerche, sei anni tra biblioteche e libri, viaggi e sondaggi.
In suo aiuto sono accorsi letteratura e storia, precisamente un'incisione del 1878, che Nakamachi trovò nel libro di storie, "Moshiogusa Kinsei Kidan", dove venivano raffigurati tre personaggi, uno dei quali alle prese con la cottura dei senbei sulle griglie. Durante le sue ricerche, Nakamachi trovò altre tracce storiche dei biscotti in un'opera di Tamenaga Shunsui, dove veniva descritta una donna che, per placare gli animi di due signore infuriate offriva tsujiura senbei contenenti fortune.
Dal Giappone alla Cina (anzi agli USA)
Ma se i biscotti della fortuna sono di origine giapponese, come hanno fatto a diventare il dolce per eccellenza dei ristoranti cinesi americani prima e dei ristoranti cinesi di tutto il mondo poi? Per capirlo, Nakamachi ha fatto due viaggi negli Stati Uniti, concentrandosi su San Francisco e Los Angeles e intervistando i discendenti delle famiglie di immigrati giapponesi e cinesi che hanno reso famosi i biscotti della fortuna.
I biscotti della fortuna approdarono in America negli anni della Prima Guerra Mondiale, in seguito alla forte immigrazione giapponese e cinese. Tra i personaggi che resero famosi i biscotti della fortuna, troviamo Makoto Hagiwara, giapponese, e David Jung, cinese. Hagiwara faceva il custode nei giardini del tè in Giappone, dove era usanza servire i senbei e una volta in America propose questi biscotti anche al Tea Garden di San Francisco riscuotendo molto successo. Nel frattempo il cantante David Jung, approdato a Los Angeles, fondò nel 1916 la Hong Kong Noodle Company e iniziò a produrre anche i biscotti della fortuna.
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L'Avvento dei Cinesi
I dolcetti si diffusero così in tutto il paese e con essi crebbero piccole pasticcerie cinesi e compagnie cinesi che producevano biscotti, anche perché in quel periodo molti giapponesi erano stati mandati nei campi di internamento e i cinesi, intelligentemente, presero la produzione in mano, tanto che a fine anni '50 venivano prodotti circa 250 milioni di biscotti della fortuna.