Il Piemonte, terra di grandi vini rossi, offre anche una gamma affascinante di vini da dessert, capaci di sorprendere e deliziare i palati più esigenti. Spesso associato a Barolo e Barbaresco, il Piemonte cela tesori enologici meno noti ma altrettanto preziosi, ideali per concludere un pasto con dolcezza o per accompagnare momenti di relax.
Il Dolcetto: Un Vino Inaspettatamente Versatile
Il Dolcetto è una vera e propria gemma da riscoprire, un vino che spesso inganna per il suo nome. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il Dolcetto non è un vino dolce. Il nome potrebbe derivare dal dialetto piemontese "dusset", che significa "piccolo dosso", riferendosi alle dolci colline dove l'uva prospera. Altre teorie suggeriscono che l'etimologia sia legata all'alto contenuto zuccherino delle uve mature, un tempo commercializzate anche come uva da tavola.
In realtà, le uve di Dolcetto sono piuttosto… «dolci». Il Dolcetto è infatti un vino fresco e rubicondo, da tutto pasto, bilanciato nei tannini, con poca acidità e una buona nota alcolica. Nasce accanto ai vitigni di Barolo e Barbaresco, ma viene servito più giovane: ha una minore complessità e non deve affinarsi a lungo perché offre da subito una buona intensità. Purtroppo, il calco dal piemontese all’italiano ha restituito un nome vezzeggiativo che ancora oggi inganna molte persone, portando a credere che il Dolcetto sia un vino da dessert. Più precisamente dal termine dusset, che in piemontese indica le piccole e dolci tipiche del paesaggio di Langa dove viene coltivato. Tradizionalmente, il vitigno del Dolcetto produce vini poco fruttati, dai colori brillanti e acidità leggera. Il vitigno cresce in terreni sabbiosi e calcarei, in appezzamenti di solito più elevati di quelli del Nebbiolo. Questa caratteristica, rende il Dolcetto diffuso in molte parti delle Langhe e dell’Alta Langa, nonché sulle colline Ovadesi, dove si esprime un ottimo - e ancora poco conosciuto Dolcetto.
La storia del vitigno Dolcetto è molto antica, ed è difficile stabilirne origini certe. Il vitigno è considerato autoctono del Piemonte, selezionato in età tardo-medievale nei dintorni di Cuneo. Questa non è l’unica teoria in circolazione, però. Le origini del Dolcetto potrebbero essere ancora più antiche, e localizzabili nella vicina Liguria di Ponente. Il Dolcetto sarebbe arrivato in Piemonte - e, in particolare, nelle Langhe, attraverso una delle molte strade del sale che collegavano l’entroterra alla costa per rifornimenti di beni essenziali. Il primo documento, un atto del comune di Dogliani, che nomina questo tipico vini del Piemonte risale al 1593, quando il Dolcetto era diffuso nelle zone di Acqui ed Alessandria. Negli anni, la coltivazione del Dolcetto si è consolidata e il vitigno ha avuto una grandissima espansione, probabilmente grazie al suo carattere robusto, che gli permette di adattarsi a molteplici climi e terreni. Una curiosità interessante sul Dolcetto è che, nei primi decenni del Novecento, è stato adottato per le terapie a base di uva (ampeloterapia) per la sua delicatezza, in quanto povero di acidità e ricco di tannini. La prima DOC del Dolcetto è arrivata nel 1972, ed è stata insignita al Dolcetto di Ovada. Altre DOC si sono susseguite negli anni, grazie alla crescita in qualità della produzione di Dolcetto.
Come altri vini rossi piemontesi, fra i quali la Barbera, il Dolcetto è un vino leggero e mediamente corposo. Vinificato in purezza, il Dolcetto ha generalmente un colore rosso rubino scuro, tendente al porpora, e al naso risulta vinoso, ma anche fresco e floreale, con note di liquirizia, mora, ciliegia. Si tratta di un vino di media struttura, fresco e tannico, di moderato tenore alcolico (almeno 11,5°). A differenza dei vini basati su uva proveniente dal vitigno Nebbiolo - fra cui anche i vini piemontesi pregiati Barolo e Barbaresco -, i vini basati su uve Dolcetto sono vini di pronta beva, che vanno goduti giovani. Per garantire la freschezza delle note fruttate e floreali del Dolcetto, questo vino viene generalmente vinificato in contenitori inerti - soprattutto vasche d’acciaio -, e raramente in botte o barrique. Ci sono eccezioni, come il Dolcetto di Ovada Superiore DOCG, che dimostra come questo vino sia capace di invecchiare con eleganza, grazie alla grande presenza di tannini. Si tratta, però, appunto di eccezioni. A seconda della zona di produzione, esistono diverse tipologie di Dolcetto dalle diverse caratteristiche. Il più noto fra tutti è probabilmente il Dolcetto d’Alba. Le sue caratteristiche principali sono un colore rosso rubino intenso, che può risultare violaceo nella sua leggerissima schiuma, e un gusto asciutto, amarognolo, con un’acidità moderata. Un’altra varietà di Dolcetto molto diffusa è il Dolcetto d’Asti. Si tratta di un vino dal colore rosso rubino, che al gusto risulta armonico, asciutto, e vellutato. Il Dolcetto di Diano d’Alba ha, invece, un gusto molto asciutto, con chiare note di mandorla. Nella sua versione Superiore, il Dolcetto deve avere un anno di invecchiamento obbligatorio e una gradazione di almeno 12,5°, che danno una sensazione di struttura e morbidezza accentuata rispetto alle tipologie non invecchiate di Dolcetto.
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Servito giovane, il Dolcetto si adatta alla maggior parte dei piatti. Grazie alla sua freschezza è un vino versatile, da tutto pasto e da tutti i giorni. Essendo un vino molto versatile, e vinificato in varie tipologie, gli abbinamenti con il Dolcetto sono praticamente infiniti. Data la sua freschezza, è un ottimo vino da offrire ad un aperitivo fra amici, magari abbinato a un tagliere di formaggi, soprattutto se stagionati. Per rimanere in ambito caseario, il Dolcetto si sposa benissimo anche con la fonduta. Il Dolcetto è un perfetto vino rosso da pranzo della domenica, specialmente se questo include arrosti e carni bianche, ma anche grigliate di carne di manzo. Per chi ama la cucina orientale, il Dolcetto è anche un ottimo compagno per il pollo al curry. Nonostante la norma voglia che il vino rosso non sia mai accompagnato a piatti di pesce, il Dolcetto rappresenta un’eccezione. Infatti, questo vino tipico piemontese è perfetto per accompagnare uno dei più tradizionali piatti del Piemonte, la bagna cauda, salsa a base di aglio e acciughe.
Le Zone Più Vocate per il Dolcetto
Quali sono le zone piemontesi più vocate al Dolcetto?
- Dolcetto di Diano d'Alba DOCG: È forse la più grande espressione del vitigno dolcetto per storicità e terroir e ci regala vini fruttati, di buona struttura e tannicità. Prodotto esclusivamente nel comune di Diano d'Alba, i vigneti di Diano si estendono su una collina a 500 metri di altitudine. Le aree più vocate per la produzione di dolcetto si chiamano "Sörì" che in dialetto piemontese stanno ad indicare le zone meglio esposte e più assolate. Il Diano Docg ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, profumo fruttato di ciliegia matura, caratterizzato da una sostenuta alcolicità e un buon corpo, sapore asciutto e gradevolmente ammandorlato.
- Ovada DOCG: Questo Dolcetto è la Dogc più giovane. Ottenuta nel 2008, è prodotta in 22 comuni della provincia di Alessandria con epicentro Ovada. Di colore rosso rubino intenso, violaceo tendente al granato con l'invecchiamento. L'Ovada Docg è fruttato con un sapore asciutto, morbido, armonico e gradevolmente mandorlato. Il gusto è tannico, poco acido. È un dolcetto da degustare giovane per apprezzare al massimo la piacevolezza di beva e la versatilità negli abbinamenti. La denominazione può essere accompagnata dalla menzione aggiuntiva "vigna" purché tale vigneto abbia un'età d'impianto di almeno 7 anni.
Dolcetto e Cioccolato: Un Abbinamento Possibile?
Il Dolcetto è anche un grande vino da aggiungere alle ricette. Ma cosa fare per trovare il giusto abbinamento senza cadere nella banalità? Semplicemente tenere a mente che ogni tipo di cioccolato ha le proprie caratteristiche e che quindi, in base a quest’ultime, un vino potrebbe essere più adatto rispetto a un altro. Quando si parla del connubio tra vino e cioccolato, in realtà, si potrebbero sperimentare tantissime combinazioni. Non esistono delle regole ferree a parte utilizzare dei cioccolatini natalizi e del vino di grande qualità. il cioccolato non deve essere più dolce del vino.
Moscato d'Asti: L'Essenza della Dolcezza Piemontese
Il Moscato d’Asti è uno dei vini da dessert per antonomasia. É un vino equilibrato, dolce ma senza essere stucchevole ed è molto aromatico. Proprio le sue note fruttate e floreali rendono il suo sapore il mix perfetto tra corposità e dolcezza. In genere, la scelta ideale è accompagnare questi dolcetti con vini dolci e passiti perché rendono più avvolgente e piacevole assaporare il cioccolato. Questo vino, dall’aspetto dorato e dal profumo avvolgente, sa essere particolarmente irresistibile abbinato a dolci come i cioccolatini natalizi. Si tratta di un moscato 100% che riesce a esaltare magnificamente il gusto del cioccolato.
Barolo Chinato e Brachetto d'Acqui: Alternative Raffinate
- Barolo Chinato: Il Barolo Chinato è un vino dolce che viene spesso servito insieme ai dolci, in particolar modo a quelli al cioccolato. Il consiglio è quello di affiancare per lo più cioccolato con un’alta percentuale di cacao (almeno 70%) per creare una perfetta armonia tra i sapori.
- Brachetto d’Acqui: Infine, vino tra i più eleganti al mondo, il Brachetto d’Acqui si sposa perfettamente con i dolci e il cioccolato in particolare. Si tratta di un vino composto da uve 100% brachetto, aromatico e delicato, dolce e fresco, che sa essere il compagno ideale per una scorpacciata di deliziosi cioccolatini.
Altri Vitigni Piemontesi da Scoprire
Il Piemonte è storicamente una terra viticola molto importante e riconosciuta a livello internazionale per le innumerevoli tipologie di terreni e vitigni coltivati. Questo contribuisce a rendere davvero unico il nostro territorio perché le diverse varietà di vitigno che coltiviamo ci restituiscono frutti molto diversi a seconda del tipo di suolo da cui provengono.
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- Barbera: Robusto, produttivo, dal colore rosso intenso, è il vitigno più diffuso in Piemonte, sia per superficie che per territorio. I suoi grappoli si riconoscono per la struttura compatta, mentre in autunno le sue foglie si tingono di rosso e fanno risplendere le colline di colori vivaci. I vini a base Barbera presentano quasi sempre una piacevole freschezza in bocca, dovuta alla spiccata acidità dell’uva.
- Nebbiolo: Il Nebbiolo dà la vita ai vini più importanti del Piemonte e, forse, del mondo: il Barolo e il Barbaresco. Il nome potrebbe derivare dal fatto che la vendemmia del nebbiolo viene fatta per ultima, generalmente ad ottobre, quando c’è già la nebbia, oppure agli acini che sono ricoperti da una specie di patina, la pruina, che farebbe ricordare la foschia.
- Bonarda: Il vitigno Bonarda si esprime al massimo quando coltivato su terreni argillosi e poco fertili.
- Arneis: Le origini di questo vitigno non sono molto chiare, ma si trovano riferimenti al nome “arneis” dal 1800. Trova nella zona del Roero la sua terra privilegiata, alla sinistra del fiume Tanaro. Germoglia nella terza decade di aprile. Da questo vitigno nascono anche grandi vini bianchi da dessert, prodotti nelle due zone che danno maggior prestigio alla viticoltura piemontese: le Langhe e il Roero.
- Moscato: Uno dei capostipiti della vastissima famiglia dei Moscato, ha trovato la sua terra d’elezione in Piemonte e in particolare sulle dolci colline del Monferrato.
- Favorita: Di probabili origini Liguri, questo vitigno seppe conquistare le simpatie dei viticoltori piemontesi nel corso del tempo, fino diventarne “l’Uva Favorita” in quanto capace di resistere a malattie della vite come l’oidio e facile da lavorare in quanto i tralci hanno un naturale portamento eretto che favorisce il palizzamento e i grappoli sanno distribuirsi in modo equilibrato garantendo una buona maturazione.
- Nascetta: Vitigno semi-aromatico coltivato in passato e riscoperto negli anni ‘90 dai produttori del Comune di Novello che, innamorati di questo bianco meno complesso ma non per questo scontato, hanno deciso di riprendere la produzione affinando le tecniche di coltivazione e vinificazione in purezza, scoprendo anche un’elevata predisposizione all’invecchiamento.
- Chardonnay: Vitigno internazionale a bacca bianca che ben si adatta a svariate tipologie di terreno e di clima.
- Cabernet Sauvignon: Fratello francese del nobile Nebbiolo, è considerato un vitigno internazionale che si fa influenzare notevolmente dal tipo di terreno in cui è coltivato.
Modernità e Tradizione: L'Evoluzione dei Vini Dolci Piemontesi
Settembre nelle colline del Piemonte porta con sé una magia che si ripete da secoli: l’aria fresca del mattino, il profumo dell’uva matura che permea i vigneti, e il suono delle forbici che danzano tra i grappoli. La tradizione vuole che la raccolta inizi alle prime ore dell’alba, quando la rugiada mantiene ancora i grappoli freschi e le temperature miti preservano gli aromi delicati che caratterizzeranno poi il vino. Per secoli, la selezione dei grappoli è stata affidata all’occhio esperto del vendemmiatore. Le mani sanno riconoscere al tatto il giusto grado di maturazione, mentre lo sguardo valuta il colore dell’acino e l’integrità del grappolo. Oggi, pur mantenendo salda la connessione con le nostre radici, abbracciamo anche le innovazioni che la tecnologia moderna mette a nostra disposizione. L’utilizzo della tecnologia nei vigneti ci consente di monitorare in tempo reale parametri fondamentali come temperatura, umidità e grado zuccherino dell’uva. Una delle innovazioni più significative riguarda la gestione termica dell’uva dal vigneto alla cantina. L’utilizzo di cassette refrigerate e il trasporto in atmosfera controllata permettono di preservare intatta la delicatezza aromatica che caratterizza i nostri vini dolci. In cantina, il matrimonio tra antico e moderno raggiunge la sua espressione più alta. L’utilizzo di sistemi di controllo automatizzato della temperatura ci permette di gestire con precisione chirurgica ogni fase della fermentazione. Ciò che rimane immutato, attraverso secoli di evoluzione, è il rispetto profondo per il nostro terroir. La collina di Moncucco, con i suoi suoli calcarei e le esposizioni privilegiate, continuano a essere il vero segreto dei nostri vini. Guardando al futuro, la nostra attenzione si rivolge sempre più verso pratiche sostenibili che rispettino l’ambiente e preservino questo patrimonio per le generazioni future.
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