L'espressione "se tu hai un panino e io un euro" evoca immediatamente l'immagine dei Paninari, una sottocultura giovanile emersa nella Milano degli anni '80. Questo articolo esplora il significato di questa frase, analizzando il fenomeno Paninaro nel contesto sociale e culturale dell'epoca.
Introduzione al fenomeno Paninaro
I Paninari, soprannominati anche "Panozzi", rappresentano un caso unico nel panorama delle sottoculture giovanili. A differenza di altri movimenti animati da spirito di protesta o ribellione, i Paninari esasperavano le caratteristiche fondanti dello status quo, incarnando l'ipermaterialismo e la superficialità degli anni '80.
Erano ventenni nella Milano da bere del Berlusca, ipermaterialisti in una società materialista, ipersuperficiali in un decennio riconosciuto come superficiale. Il loro è un movimento tutto rivolto al presente, che vive in nome di un edonismo puro e si preoccupa solo del qui ed ora, mentre qualunque altro movimento giovanile cui personalmente riesca a pensare in questo momento guarda (bene o male) al futuro.
Assenza di produzione artistica
Un aspetto distintivo dei Paninari è la mancanza di espressione artistica. Non esiste una musica, letteratura, pittura o scultura Paninara. Persino la moda dei Paninari era un mero accumulo di vestiti e accessori di marca, senza una vera originalità.
Non ho memoria di un’altra sottocultura giovanile che non abbia prodotto assolutamente nulla dal punto di vista artistico. Non esiste musica Paninara (se non nell’accezione di musica ascoltata dal Panozzo). Non esistono letteratura, pittura, scultura Paninare. Persino la moda dei Paninari non era in realtà nulla di originale, ma solo un mero accumulo di vestiti (e accessori) di marca. Non esiste un cinema paninaro.
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Il film "Il Paninaro" di Enzo Braschi e "Sposerò Simon Le Bon" sono considerati caricature o prodotti adolescenziali, lontani da una vera espressione artistica Paninara.
Un movimento rivolto al presente
I Paninari si distinguevano per il loro orientamento al presente, vivendo in nome di un edonismo puro e preoccupandosi solo del "qui ed ora". A differenza di altri movimenti giovanili che guardavano al futuro, i Paninari erano contenti del mondo così com'era e non si preoccupavano di idealismi politici o utopie.
Basti pensare agli idealismi politici del ’68, e delle sgargianti utopie a fiorelloni degli hippie. Persino i punk, nichilisti in trappola nel vicolo cieco dell’Inghilterra thatcheriana, alludono al futuro nel loro slogan più rappresentativo, il nostro adorato no future (ovvero, non comprate in Borsa contratti a termine standardizzati). Il Paninaro no, il Paninaro non ci pensa perché non ci vuole pensare, non gli serve pensarci.
Il loro rapporto con la generazione precedente era meno conflittuale, poiché il "sapiens" (il genitore) era considerato inoffensivo e dispensatore di denaro per acquistare Zundapp, Moncler e Timberland.
L'importanza dell'appartenenza e del censo
I Paninari prendevano a bandiera tutto ciò che le altre sottoculture rifiutavano violentemente, senza sensi di colpa. Consacravano l'esistenza al materiale e al superficiale, attribuendo un ruolo fondamentale all'indumento come ratifica di appartenenza a un gruppo, in particolare a una precisa marca.
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Il Gallo di Dio non ha sensi di colpa, se la gode alla leggera, consacra l’esistenza al materiale e al superficiale, e non si fa problemi per esempio ad ammettere il ruolo fondamentale dell’indumento come ratifica di un’appartenenza a un gruppo. Di più, è sfrontato a tal punto da attribuire questo ruolo in maniera esclusiva a una precisa marca.
A differenza di altre sottoculture elitarie legate all'attitudine, il discrimine per i Paninari era il censo, espresso attraverso lo status symbol. Questo li rende il primo movimento di massa di giovani ricchi.
Esclusività e consumismo
I Paninari tendevano all'autoesclusione dalla società, creando un movimento esasperatamente esclusivo verso terzi. L'elitarismo era inespugnabile, basato non su idee o attitudine, ma sul denaro. Diventare un Paninaro costava cifre esose, a differenza del movimento punk, accessibile a tutti.
Quello dei Paninari invece è un movimento esasperatamente esclusivo verso terzi, punto e basta: noi ci stiamo dentro, e tu non puoi entrare. A meno che tu non abbia le Timberland: il senso di elitarismo che è presente in tanti altri gruppi nel caso dei Paninari risulta più inespugnabile, perché come detto non è un fatto di idee o attitudine, ma è un fatto di soldi. Diventare un punk costa poco, basta crederci; diventare un Paninaro costa cifre esose.
Il vitalismo e l'edonismo strafottente dei Paninari si traducevano in una spinta a voler avere sempre di più, senza condividere la spinta autodistruttiva di altre sottoculture. La presenza di un capo, il "Gran Gallo dei Panozzi", era un caso raro, a differenza di altri movimenti giovanili.
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Un fenomeno commerciale
Il Paninaro divenne rapidamente un fenomeno commerciale, poiché la sua identità era inscindibilmente legata al mercato. Non c'era bisogno di commercializzarlo, ma solo di venderlo. Questo spiega la sua rapida fine, invecchiato come la pubblicità della gommina Simmons, mentre i Paninari "very original" diventavano semplici Yuppies.
Il Paninaro è diventato subito un fenomeno commerciale, perché non c’è stato bisogno di perdere tempo a commercializzarlo. Non c’era da renderlo vendibile, ma solo da venderlo, perché legava inscindibilmente la propria identità al mercato. Ed è forse appunto per questo che è finito così presto, invecchiato come la pubblicità della gommina Simmons mentre i Panozzi very original diventavano semplici Yuppies.
I Paninari, figli di un'Italia lanciata all'inseguimento dell'America, volevano distinguersi dalla "feccia" e assomigliare a chi aveva vinto la guerra e portato cioccolata e Piano Marshall. Ereditavano così la dicotomia loser/winner tipica della cultura americana.
Un fenomeno non importato
Un aspetto significativo è che il movimento Paninaro non fu importato da paesi anglosassoni, rendendolo un fenomeno autoctono italiano.
La cosa veramente sinistra è che questo è l’unico movimento giovanile che non abbiamo importato da paesi anglosassoni.
"Se tu hai un panino e io un euro": il significato
L'espressione "se tu hai un panino e io un euro" racchiude l'essenza del Paninaro: il consumismo, l'importanza del possesso e la superficialità. Il panino, simbolo di cibo e convivialità, e l'euro, simbolo di denaro e potere d'acquisto, rappresentano i valori fondamentali di questa sottocultura. La frase implica uno scambio, una transazione basata sull'interesse materiale.