Paolo Conte, avvocato, pittore e soprattutto cantautore, rappresenta una figura unica nel panorama musicale italiano. La sua opera è un crocevia di jazz, swing, surrealismo e iperrealismo, un abisso di poesia, intelligenza, charme e humour. Questo articolo si propone come un'accurata analisi della sua poetica e del suo immaginario, un'immersione nella sua musica e una ricostruzione dell'intreccio tra la sua biografia personale e l'evoluzione lirica.
Quanti Paolo Conte esistono dentro Paolo Conte? La risposta è complessa: ne esistono uno, nessuno e centomila. È l'uomo che ama il jazz di Art Tatum ed Earl Hines, il compositore di brani epocali come "Azzurro", "Messico e nuvole", "Onda su onda" e "Bartali". È l'artista che fa musica per immagini, quasi fosse cinema, e cinema in suoni e parole. Dal 1974 a oggi, ha inventato versi surreali e al contempo iperrealistici, catturando l'essenza della vita quotidiana con un'acutezza sorprendente. Rifuggendo l'attualità, Conte rimugina quel che fu già, trasformandolo in un'esperienza poetica universale.
La Musica di Paolo Conte: Un Incontro Tra Jazz, Swing e Chanson
La vera passione musicale di Conte emerge nell'immediato dopoguerra, spingendolo a estendere al livello semi-professionale i suoi studi musicali. Le sue composizioni sono un mix inconfondibile di jazz e swing, con influenze della chanson di Jacques Brel e della musica autoctona sudamericana di origine spagnola. Questa commistione di generi crea un sound unico, che lo distingue nel panorama musicale italiano.
Lo stile di Conte è fortemente influenzato dai suoi due grandi amori: il jazz e le ritmiche sudamericane. La habanera, che tanto scandalo aveva creato come sfondo alla "Carmen" di Bizet, e che ha dato origine a tanti modi di muovere il corpo nel nuovo continente (milonga, tango, rumba, ecc.), trova spazio nelle sue composizioni.
L'Evoluzione Lirica: Dai Primi Classici all'Introspezione di "Elegia"
I primi lavori di Conte rivelano un talento genuino, che emergerà compiutamente nelle opere della maturità. I suoi testi sono intrisi di emozioni intime, infuse da episodi commoventi e raccolti con cura. Sono quasi terapeutici nel loro scopo di estraniazione dal contesto di vita quotidiana.
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Dopo un periodo di silenzio, Conte torna a scrivere canzoni, pubblicando nel 2004 l'album "Elegia". Questo lavoro segna un ritorno alle origini del cantautore piemontese. "Elegia" è un album sobrio, di riservata malinconia, fatto di arrangiamenti finissimi, appena accennati, schizzi impressionisti che domandano di essere ascoltati più volte. L'album ripresenta i due cardini del suo essere: si mostra "in continuo cambiamento" perché ogni album è diverso dall’altro, e qui la preponderanza del pianoforte (spesso suonato a quattro mani) mette in risalto le parole, con la conseguenza di una comunicazione più intima e sentita con chi ascolta; ma "restando sempre lo stesso" perché il personaggio è sempre quello ingenuo (per obbligo o necessità) dell’italiano del dopoguerra, con il bisogno di sognare per cominciare a ricostruire il proprio mondo, e di recuperare tanta ironia per affrontare il domani.
"Sandwich Man": Un Esempio di Eccentrico Umorismo
In "Sandwich man", Conte esprime un eccentrico umorismo, dove un uomo si è seccato del sentimentalismo cinematografico. In questa canzone, il protagonista afferma: "sento la mia vita che sta diventando un film / sì, ma l’ho già visto e non mi piace questo film". Il ritmo è sostenuto, a metà tra "Azzurro" e "Topolino amaranto".
Le Alcove di Paolo Conte: Un Viaggio Erotico e Letterario
Un aspetto interessante dell'opera di Conte è la rappresentazione delle "alcove", luoghi deputati all'incontro amoroso. Passando in rassegna i numerosi casi in cui nel canzoniere di Paolo Conte viene espressamente evocato un luogo configurabile come alcova, salta subito all’occhio, ed era prevedibile, l’assenza quasi totale di un talamo ubicato entro le mura domestiche; altrettanto evidente risulta l’utilizzo copioso di camere d’albergo e quello, meno frequente ma significativo, di un cinema e di un teatro, oltre che di un ristorante.
Il posto che più di tutti si presta alla soddisfazione dell’eros è la stanza d’albergo, inaugurato dalla coppia di amanti ormai attempati, che hanno “casa e figli tutti e due”, protagonista del brano Luna di marmellata. In questa camera, che la donna si prepara ad abitare “come fosse una casa”, si consuma un amore fuori dalla routine, illuminato da una luna un po’ flaccida come i corpi dei due a cui è negata la poesia di una luna leopardiana.
Altro esempio significativo e originale è quello contenuto in Hesitation; originale perché la scena descritta non è visibile direttamente dato che si svolge nella stanza d’albergo attigua a quella del narratore. Uno spettacolo non visto ma intuito, di pomeriggio, […] al di là di una porta chiusa che dà in un’altra camera. Ci sono dei segnali elettrici, magnetici, che lasciano intuire che dall’altra parte c’è uno stato di esitazione tra un uomo e una donna. Chi ascolta, senza malizia, da dietro la porta, fa delle supposizioni, immagina perfino l’arredamento, la presenza viva, quasi teatrale, di un mazzo di rose. Tanti piccoli segnali che arrivano al di là di una porta chiusa, e di pomeriggio, insisto, perché il pomeriggio è il momento di massimo pathos della giornata, il momento dei demoni meridiani.
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È importante sottolineare quanto quella porta chiusa, ispiratrice della storia narrata nel brano, sia nella vita reale motivo di fastidio più che di curiosità per Paolo Conte: «in certe camere d’albergo c’è sempre quella porta che comunica con un’altra camera. Mi disturba molto. Controllo sempre che sia ben chiusa. Oltre quella porta può esserci qualcuno con cui non vuoi necessariamente comunicare. Oltre quella porta, puoi immaginarti un sacco di cose. Poco importa quali. Ciò che importa è sapere che può esserci qualcuno là dietro… Molto più di una parete, quella porta mi dà noia perché non è una porta d’uscita bensì una porta di comunicazione, mentre tu non hai nessuna voglia di comunicare.
In un albergo di Parigi, invece, è ambientato un altro particolare incontro amoroso. Ad abbracciare gli amanti, questa volta, non c’è una triste e molle luna di marmellata, metafora di un amore surrogato per chi non può più concedersi una luna di miele, ma una più sensuale ed eccitante pioggia. All’alcova rappresentata dalla stanza d’albergo, quindi, corrispondono quasi sempre amori extraconiugali, da consumare inevitabilmente lontano dal proprio appartamento. È logico riscontrare come le donne di queste avventure siano diametralmente opposte alle mogli lasciate a casa con i figli.
Di sicuro altrettanto inusuali e originali appaiono gli episodi raccontati nei brani Dal loggione e Un fachiro al cinema, in cui l’alcova si identifica rispettivamente in un teatro e in una sala di proiezione. Paolo Conte ha descritto con dovizia di particolari, in un’intervista a Vincenzo Mollica, la storia illustrata nella prima delle due canzoni: «un uomo va nel loggione, e da lontano cerca di intravedere una bella donna di cui è invaghito, ma che è in compagnia del marito. Eccoci di nuovo davanti alla visione di uno spettatore che si gode, in questo caso, due spettacoli: quello che deve andare in scena e quello del gioco di sguardi tra due persone innamorate, o forse una soltanto lo è, non lo so. Anche qui, come altre volte, l’erotismo non è descritto totalmente dalle parole, è espresso, invece, dalla dialettica tra testo e musica, essenza stessa della canzone.
Sempre a Vincenzo Mollica in un’intervista finita nel libro Si sbagliava da professionisti Conte ha raccontato la storia messa in scena nel brano: «[è una] canzone dal testo cortissimo, dedicata a un tipo costretto a contorcersi sulla poltrona di una sala cinematografica perché anche qui c’è una donna che lo turba, una donna reale, seduta qualche fila davanti a lui. Mi è venuto bene il titolo, un po’ alla Flaiano. Mi fa venire in mente Un marziano a Roma, ma soprattutto le parole “fachiro” e “cinema” messe insieme mi sembra che funzionino, che facciano un po’ di show. Siamo di fronte all’unico caso, all’interno del canzoniere contiano, in cui l’alcova si sovrappone alla sala cinematografica.
Tornando per un attimo all’interno dell’albergo, è opportuno rilevare la presenza di un altro posto inatteso legato all’immaginario erotico di Paolo Conte: lo stanzino da bagno. Dai “bagni diurni” di Gelato al limon “che sono degli abissi di tiepidità” a quelli “turchi” di Blue Tangos, dal bagno “caldo” di Via con me all’acqua “fresca di un bagno” in Bella di giorno, dalle “tiepide docce” di Uomo camion al “pediluvio” di Colleghi trascurati, fino alle docce umanizzate in Nessuno mi ama (“cantavano le docce”).
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È raro, però, che la sensualità venga espressa attraverso l’acqua di una doccia, immagine squisitamente contiana che «tende a collegare il piacere amoroso dell’acqua interna, umanizzata, del bagno, in opposizione alla fredda ostilità dell’acqua esterna e naturale della pioggia. […] Così, Paolo Conte dà un valore poetico alla quotidianità triviale della doccia. Ora l’autore «riesce a dare all’acqua della doccia una dimensione poetica, simbolica, quasi onirica; trasferisce il mito dell’acqua naturale, pura e purificatrice della fonte, della fontana, del fiume o del mare, all’acqua umanizzata della doccia e del bagno (a cui il qualificativo di “turco” ridà anche una connotazione da mito orientale).
La Collaborazione con Altri Artisti
Paolo Conte non è solo un cantautore, ma anche un autore per altri artisti. Ha scritto canzoni per Adriano Celentano, dimostrando la sua versatilità e la sua capacità di adattarsi a diversi stili musicali.
L'Influenza di Paolo Conte
Paolo Conte ha influenzato numerosi artisti italiani e internazionali. La sua originalità, la sua capacità di fondere generi diversi e la sua poetica unica lo hanno reso un punto di riferimento per il cantautorato italiano.
Discografia Essenziale
- Paris Milonga (RCA, 1981)
- Aguaplano (CGD, 1986)
- Una faccia in prestito (CGD, 1995)
- Elegia (Platinum, 2004)
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