Figurine Retro Panini: Una Storia di Passione e Collezionismo

La figurina, un vero e proprio mito, ha saputo attraversare indenne le generazioni, mantenendo intatto il suo fascino. Chi non ricorda l'emozione di aprire una bustina e di elencare con perizia cronologica i pezzi mancanti del proprio album? Un rito che si ripeteva, scandito dalla cantilena del "celo, manca", circondati da pile babeliche di doppioni.

Gli Inizi Modenesi di un Impero

In principio, le figurine Panini non erano altro che una modesta edicola situata in Piazza del Duomo a Modena. Gli otto fratelli Panini, distribuiti imparzialmente fra maschi e femmine, acquistarono la rivendita. Nonostante un discreto andamento degli incassi, il numero delle bocche da sfamare risultava eccessivo. Serviva un'altra idea, qualcosa di diverso, di innovativo, audace e sorprendente, qualcosa per cui i bambini e i ragazzi potessero impazzire e costringere i genitori ad assecondarli nel desiderio.

Nacque così un'idea a dir poco meravigliosa: le figurine dei calciatori. Per quei ragazzini in pantaloni corti che sognavano le imprese dei loro campioni preferiti ascoltando forsennate radiocronache in affollatissimi bar, poter infilarsi in tasca i "santini" di Valentino Mazzola o di Giuseppe Meazza fu un'epifania straordinaria. Quando si accorsero che la faccenda stava avendo un successo inaspettato, i fratelli Panini si misero in proprio. Nel 1961 le originarie macchine di Viale Po erano pronte alla produzione, con quello stile e quella soddisfazione tutta emiliana unita alla certezza di poter arrivare lontano.

L'album d'esordio fu associato alla stagione calcistica 1961/62, con in copertina un Nils Liedholm fresco di ritiro. La prima figurina uscita dalle rotative fu quella di Bruno Bolchi, granitico mediano dell'Atalanta.

L'Ascesa di un Fenomeno Culturale

Le Edizioni Panini fin dagli esordi cercarono di distinguersi per il rigore editoriale e per l'efficienza della produzione e della distribuzione. In breve tempo, l'azienda si trasformò in una multinazionale, espandendo la propria influenza sui mercati internazionali. Il consolidamento avvenne nel 1970 con il successo della collezione "Mexico 70", supportato dall'innovazione tecnologica di macchine come la "Fifimatic", che incrementarono notevolmente la produzione e il confezionamento delle figurine.

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Personalmente, molti ricordano nitidamente la prima bustina ricevuta quando si era alle elementari, a fine 1973, davanti alla scuola. E subito "scartata", cioè aperta, con la meraviglia di avere tra le mani gli idoli di quel tempo. Da un paio d'anni tutte le figurine da "incollare" all'album erano autoadesive. Da allora, e ancora oggi, si adora il "profumo" del retro, appena staccata dal dorso, che riporta il numero da applicare sull'album.

Figurine Introvabili e Miti Popolari

Ci sono state figurine che hanno contrassegnato la nostra vita, nomi e cognomi al limite del circense, diventate famose al pari di un quadro di Caravaggio o di un affresco di Giotto. Su tutte, la figurina per eccellenza entrata di diritto nel patrimonio di conoscenze di massa: Pier Luigi Pizzaballa detto "Pisabali", portiere dell'Atalanta, uno che da ragazzo lavorava come garzone in una drogheria a Verdello. Solo che Pizzaballa non c'era il giorno delle foto alla squadra a causa di un infortunio e la sua figurina andò in stampa più tardi, diventando icona introvabile, la più ricercata, al punto che ancora oggi il suo valore di mercato si aggira intorno ai 100 euro.

La lista non si esaurisce: Antonello Cuccureddu nella Juventus (73-74), il portiere del Cesena Lamberto Boranga (75/76), Pietro Battara della Sampdoria (68/69), il terzino sinistro del Livorno Umberto Depetrini (67/68), o l'accoppiata del Cagliari Riva-Rizzo (63/64). Sembra numismatica di alto livello, o vini di qualità incommensurabile, e invece sono solo figurine.

Panini Oggi: Un'Azienda Globale con Radici Italiane

Oggi la Panini è una ditta tornata totalmente italiana dopo essere passata di proprietà negli anni ’90 a imprese inglesi e americane. Ci lavorano 1200 dipendenti, hanno 12 filiali e un numero enorme di licenziatari. Durante gli ultimi Mondiali in Russia le stime hanno riportato un’impacchettatura di circa 12 milioni di bustine al giorno.

La passione per le figurine ha abbattuto barriere generazionali e sociali e ogni figurina a suo modo poteva diventare “famosa”, indipendentemente dalla carriera di chi raffigurava. Certo Rivera, Mazzola, Zoff, Platini, Zico, Maradona, Batistuta, Baggio, Van Basten o i più recenti CR7 o Lautaro Martinez. Ma anche l’introvabile Pizzaballa o il re degli autogoal Niccolai, così come i carneadi Bulgarani dell’Inter (che comparve solo una volta in un album nel 1979 e che mai debuttò in serie A), oppure Stefano Vavoli, secondo portiere del Verona 1986-87 che non solo non comparve mai più in una collezione, ma nemmeno giocò mai più né in serie A né nel campionato cadetto. Eppure, anche a loro, come potevi non affezionarti? L’importanza di trovarli per completare la collezione era pari a quella del campione di turno più celebrato. Ma lì valevano tutti allo stesso modo. E valgono uguali ancora oggi, in fondo tutti nostri beniamini.

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Le Origini Lontane del Fenomeno Figurine

Piccola immagine a colori da collezione, stampata su un cartoncino. Nascono le prime figurine Panini. Sigarette, gomme, dadi da brodo e… In principio furono i cartoncini illustrati regalati insieme a prodotti commerciali, come pacchetti di sigarette e di gomme da masticare, che recavano spesso riproduzioni di giocatori di baseball; vennero poi le coloratissime immagini legate all’estratto di carne Liebig, inventate nel 1872 e stampate fino al 1974, per un totale di 1.866 serie di circa 6 immagini ciascuna; fu quindi l’epoca dei personaggi del programma radiofonico I quattro moschettieri (1934-1937), resi celebri dalla Buitoni-Perugina. Nel 1961 arrivano i calciatori della Panini, ma è dal 1960 che Benito e Giuseppe Panini, che avevano fondato a Modena un’agenzia di distribuzione giornali, iniziano a mettere in commercio immaginette invendute delle edizioni Nannina in bustine da 10 lire ciascuna.

La parola indica, dal XVI secolo, qualunque tipo di piccola riproduzione, dalle statuine ai santini. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, però, il termine si specializza nel riferirsi a immagini di piccolo formato, stampate su cartoncini con tecniche come la litografia o la cromolitografia, che venivano inizialmente regalate a scopo promozionale e la cui raccolta completa poteva dare diritto a eventuali premi. Solo in un secondo tempo, in Italia proprio a partire dall’iniziativa intrapresa nel 1960 dai fratelli Panini, le figurine smettono di essere regalate insieme ad altri prodotti per essere invece vendute in bustine che ne contengono un determinato numero (inizialmente due).

Insieme alla prima collezione di calciatori nasce anche l’azienda produttrice Panini, sul cui logo spicca un lanciere: Giuseppe Panini infatti, come appassionato inventore di cruciverba, si firmava con lo pseudonimo di Il Paladino, e aveva scelto proprio l’immagine di un lanciere come simbolo. Il nome sarebbe tornato su una rivista per collezionisti di figurine Panini creata negli anni Settanta (il cui testimonial era Pipino il paladino); e intanto il marchio si era legato, indissolubilmente, a quelle piccole immagini di giocatori di calcio che, dagli anni Sessanta a oggi, hanno accompagnato le giornate di adulti e bambini.

Una passione che avrebbe visto nascere iniziative come il Panini World Tour, un villaggio itinerante in cui scambiare doppioni e ricordi; ne sarebbero derivate, in occasione del lancio della collezione Calciatori 2014-2015, le Figuriniadi, un vero e proprio campionato nazionale di giochi come «Figu record, per chi lancia più lontano la figurina; Figu quizzone, per chi conosce a fondo la storia del calcio; Speedy album, per i più veloci ad attaccare le figurine sul proprio album». Perché le figurine non sono soltanto statiche immaginette da incollare su un album ma, fin dalla loro prima comparsa, diventano le protagoniste di numerosi nuovi giochi che coinvolgono i volti dei calciatori.

Ma i giocatori di calcio sono soltanto l’inizio: nel 1965 verranno stampate le prime collezioni di Aerei e missili e di Animali di tutto il mondo, cui seguiranno, in rapida successione, raccolte coinvolgenti i soggetti più svariati: personaggi dei fumetti, dei cartoni animati e delle serie tv più amate dai giovani, panorami di città d’Italia e del mondo, disegni di dinosauri, caricature di eroi del Risorgimento e molto altro ancora. All’aumento della domanda e dell’offerta corrisponderà un costante miglioramento delle tecniche di produzione delle figurine: a Umberto, un altro dei fratelli Panini, si deve per es. l’invenzione della Fifimatic, la prima imbustatrice automatica che immette le figurine in bustine (in quantità variabile a seconda del programma di lavoro) e poi in scatole preconfezionate.

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Nella stagione 1971-72 verranno inoltre introdotte le prime figurine adesive (stickers): inizialmente i cartoncini illustrati andavano attaccati con la colla (la famosa coccoina) sugli appositi raccoglitori, e solo dalla fine degli anni Sessanta erano stati introdotti dei triangolini biadesivi da applicare sul retro dei cartoncini o direttamente sugli album. La prima figurina Panini a essere stampata è quella di un calciatore, Bruno Bolchi, difensore e capitano dell’Inter, nel 1961, mentre la più rara è certamente quella di Pier Luigi Pizzaballa, portiere dell’Atalanta, il cui volto figurava al num. 1 dell’album della stagione 1963-64 (le squadre erano organizzate in ordine alfabetico, e dunque l’Atalanta era la prima). L’immagine era così rara perché all’inizio della stagione calcistica non esisteva proprio: Pizzaballa era assente quando erano state scattate le fotografie che sarebbero diventate figurine, e la sua immagine fu quindi aggiunta alla collezione soltanto in un secondo momento, a campionato e raccolta ormai iniziati. Il calciatore aveva sostituito nei sogni e negli incubi dei collezionisti un altro mitico “introvabile”, il Feroce Saladino, la figurina num. 20 della collezione ispirata ai Quattro moschettieri. Sponsorizzata negli anni 1936-'37 dalla ditta Buitoni-Perugina, nei cui prodotti si trovavano i tanto desiderati cartoncini, è stata la prima raccolta e a ottenere un successo nazionale. Tra i motivi che l'avevano resa fortunata anche la possibilità, completando 150 album con le immaginette disegnate da Angelo Bioletto, di vincere una Fiat Topolino; peccato che il Feroce Saladino fosse talmente raro che riuscire a terminare gli album necessari a ottenere l’auto fu una vera e propria impresa (ci riuscirono solo in duecento), tanto da spingere qualcuno a contraffare o a rubare l’agognata figurina mancante. Il clamore della cosa, ma anche (e soprattutto) le proteste delle aziende concorrenti, avevano indotto il Ministero delle Finanze a cancellare la trasmissione e il concorso nel 1937, ma il Feroce Saladino e il suo meraviglioso mondo di pirati, gangster e divi di Hollywood avrebbero continuato a influenzare la cultura italiana fra le due guerre.

L'Album Panini: Un Rito che Si Rinnova

Tra tradizione e innovazione, l’album Calciatori Panini è arrivato alla sua sessantunesima edizione. Chi non ha mai aperto, anche solo una volta nella vita, un pacchetto di figurine? Quella piccola lotteria quotidiana da oltre sessant’anni affascina milioni di Italiani, offrendo allo stesso tempo il rassicurante calore della ritualità e il brivido sempre nuovo della scoperta. Come la propria squadra del cuore, ognuno vive l’album Panini a modo suo. C’è chi preso dalla passione tipica del nuovo innamoramento ha un pensiero fisso e punta a finirlo nel più breve tempo possibile e chi invece - vivendolo come un buon libro che si teme di finire troppo in fretta - dilaziona il suo completamento nel corso dei mesi. In un mondo che si innova giorno dopo giorno, l’album Calciatori Panini riesce a restare al passo con i tempi, mantenendo tuttavia quel fascino per un’epoca che ormai non esiste più ma che ha contribuito in maniera decisiva a rendere quelle sessanta pagine di albo uno degli elementi fondativi della cultura popolare del secondo dopoguerra italiano.

Tutto ebbe inizio nel 1960 con l’intuizione di Giuseppe e Benito Panini, due dei quattro fratelli della dinastia modenese, che capirono prima di tutti gli altri quanto il calcio avesse già assunto per milioni di italiani una dimensione superiore al mero intrattenimento domenicale. L’idea era semplice e per questo destinata a essere vincente. Stampare foto dei calciatori delle squadre di Serie A in misura ridotta e inserirle in un pacchettino di carta sigillato. Il tutto avrebbe dovuto andare a riempire un albo illustrato che nel corso del tempo si sarebbe arricchito con statistiche e brevi cenni storici sulle diverse società. Per il prototipo delle Figurine Panini fu scelto Bruno Bolchi, storico capitano e roccioso centrocampista dell’Inter di Helenio Herrera. I fratelli Panini girarono tutte le tipografie di Modena e dintorni per trovarne una che realizzasse l’idea. La trovarono a Parma. La fotolito Badolati seppe realizzare i desideri di Giuseppe e Benito, dando vita ad un mito che ha da poco compiuto sessant’anni.

La prima grande rivoluzione di Calciatori Panini furono le figurine autoadesive. Se una volta le foto dei calciatori venivano inserite applicando un po’ di colla nel loro retro, dal 1963 le figurine iniziarono a essere commercializzate con un sottile strato adesivo, applicato ad una pellicola recante il numero corrispondente sulla pagina dell’albo. Un’innovazione che ancora oggi fa delle figurine Panini una caratteristica distintiva, ma che ha tolto a molti nostalgici un po’ più maturi la soddisfazione di vedere l’albo crescere in volume man mano che quest’ultimo veniva riempito. Stagione dopo stagione, l'albo si è arricchito di altre figurine: stemmi ufficiali, foto di rito nella classica disposizione 5 seduti e 6 in piedi, persino le curve e il pullman della squadre. L’ultima novità in ordine di tempo è la possibilità di collezionare anche online l’albo della Serie C, rendendo virtuale un’esperienza che nasce, cresce ed è tutt’ora legata al mondo della carta stampata. I social hanno fatto il resto, allargando il circolo dei collezionisti ed espandendolo in tutta Italia. Sempre fedele a se stesso, l’album Calciatori Panini ha saputo modernizzarsi nel corso del tempo, creando al contempo una mitologia e un linguaggio entrati a far parte del lessico comune.

Chi non ha mai sentito parlare di Pier Luigi Pizzaballa? Meglio conosciuto come “la figurina più rara d’Italia”, l’ex portiere di Atalanta e Roma divenne celebre per il fatto che proprio la sua figurina dell’edizione 1963-1964 risultava introvabile. Il tutto a causa di un infortunio che lo costrinse a saltare alcune delle giornate dedicate agli scatti e che portò alla stampa della sua figurina solo nove mesi dopo l’uscita in edicola dell’albo. In un calcio sempre più vittima suo malgrado del protagonismo dei calciatori, diventati ormai un ibrido tra personaggi pubblici e atleti e in cui la prima caratteristica spesso diventa preponderante rispetto alla seconda, l’album Panini rappresenta anche un grande esercizio di democrazia. Non importa che tu sia Cristiano Ronaldo o un semisconosciuto terzino di una neopromossa: la tua figurina sarà identica e di pari valore per dimensioni e rilevanza all’interno della collezione. L’eredità dei fratelli Panini, che nel frattempo hanno reso la loro avventura iniziata a metà degli anni Cinquanta un brand mondiale, è stata trasmessa a tutti noi e continua ancora oggi a passare di mano in mano. Anzi, di pacchetto in pacchetto. Anche quest’anno, una nuova raccolta è appena cominciata.

Panini e il Ciclismo: Un'Incursione nel Mondo delle Due Ruote

Panini ha lanciato anche una collezione di figurine sul Giro d’Italia. La collezione comprende 388 figurine adesive, che “potranno essere raccolte in un coloratissimo album da 64 pagine”, e 22 card, cui “è dedicato un astuccio-contenitore”. In copertina Vincenzo Nibali, vincitore della scorsa edizione del Giro, insieme ad altri campioni. Ogni team sono 16 figurine: 14 per i ciclisti e una per la squadra. E “nella raccolta è anche presente la figurina dedicata a Michele Scarponi, il capitano del team kazako Astana, deceduto nei giorni scorsi in un tragico incidente stradale al rientro da un allenamento”. Nella tradizione Panini, ogni figurina è una carta d’identità con nome, immagine nella maglia ufficiale del team, dati personali, informazioni sul curriculum atletico. Le card descrivono invece le singole tappe di questa edizione: sul fronte il profilo altimetrico; sul retro la planimetria, i dati e i commenti tecnici sulla frazione di gara. E poi, nell’album, varie sezione speciali: “Giro 100: I Numeri”; “Giro 100: il percorso” “Giro 100: il film”; “Maglia Rosa: la storia”; “Giro d’Italia Story”. Premi in palio, per estrazione, a coloro che spediranno a Panini 10 bustine vuote. La prima, e la più antica, è il Giro d’Italia. Lanciato il 24 agosto 1908 dalla Gazzetta dello Sport, con un annuncio in cui si promettevano 25.000 lire di premio al vincitore di quella che prima ancora di nascere veniva definita “una delle prove più ambite e maggiori del ciclismo internazionale”; partito da Milano alle 2:53 del 13 maggio 1909 con una primissima tappa vinta da Dario Beni sul traguardo di Bologna dopo 397 km percorsi a una media oraria di 28,090; assegnato il successivo 30 maggio nella sua prima edizione a Luigi Ganna dopo 8 tappe di complessivi 2.448 km; e ora arrivato alla sua edizione numero 100. Dopo 108 anni: ma bisogna considerare le interruzioni belliche del 1915-18 e del 1941-45.

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