Introduzione
Il panino, simbolo dello street food internazionale, trova a Livorno una reinterpretazione originale e gustosa grazie all'influenza della cucina palestinese. La storia di Omar Shihadeh, che da Bologna porta a Livorno un concetto innovativo di kebab, è un esempio di come le tradizioni culinarie possano fondersi creando qualcosa di unico. Questo articolo esplora la storia del panino di Omar, le sue radici nella cucina mediorientale e la sua evoluzione in un'esperienza di street food di alta qualità.
Le Origini: Dalla Palestina a Bologna
La storia di Omar Shihadeh è una storia di migrazione e passione per la cucina. Suo padre, Jamil, originario della Palestina, arriva in Italia negli anni '70 e, pur diventando farmacista, non abbandona mai il suo amore per i sapori della sua terra. Nel 1991, insieme alla moglie Fatima e al figlio Luay, apre a Bologna la Caffetteria Al Salam, uno dei primi ristoranti di cucina mediorientale in Italia. In un'epoca in cui la cucina bolognese era dominata da tortellini e lasagne, Al Salam introduce sapori nuovi e sconosciuti, conquistando gradualmente il palato dei bolognesi.
Omar, dopo aver studiato come perito meccanico e aver lavorato nel settore per dieci anni, decide di rilevare l'attività di famiglia. Trasforma la caffetteria in Ciao Kebab, uno street food di nuova generazione che celebra la cucina palestinese e il kebab.
Ciao Kebab: Un Nuovo Concetto di Street Food
Ciao Kebab non è solo un semplice fast food, ma un luogo dove la qualità degli ingredienti e l'attenzione alla tradizione si fondono per offrire un'esperienza gastronomica autentica. Omar Shihadeh vuole scardinare il pregiudizio nei confronti del kebab, dimostrando che può essere un piatto gustoso e di alta qualità.
La filosofia di Ciao Kebab si basa su alcuni principi fondamentali:
Leggi anche: Il significato del panino
- Qualità degli ingredienti: Vengono utilizzati solo ingredienti freschi e di alta qualità, provenienti da fornitori di fiducia che seguono le ricette di Omar.
- Rispetto della tradizione: Le ricette sono ispirate alla cucina palestinese, ma reinterpretate in chiave moderna per soddisfare i gusti del pubblico italiano.
- Velocità del servizio: Ciao Kebab è uno street food, quindi il servizio è veloce e informale, perfetto per un pranzo o una cena veloce.
- Centralità del cliente: Omar vuole che i suoi clienti si sentano a casa e che conoscano la storia e la passione che si celano dietro ogni panino.
Ciao Kebab scoraggia il delivery, perché vuole che il cliente venga a conoscere il locale e a vivere l'esperienza in prima persona.
Il Panino: Il Protagonista Indiscusso
Il panino è il protagonista indiscusso del menu di Ciao Kebab. Viene proposto in due versioni principali:
- Il classico: Con kebab di manzo Angus (8,50€).
- Il kebab 2.0: A cui si aggiunge hummus (8€).
Entrambe le versioni sono realizzate con pane artigianale, carne marinata per 12 ore con olio, tahina e un mix di spezie mediterranee scelte da Omar, e patate provenienti da una storica azienda di Bologna, insaporite con za'atar, una spezia del Medio Oriente.
Le Alternative: Un Viaggio nella Cucina Mediorientale
Oltre al panino, Ciao Kebab offre una varietà di piatti vegetariani e dolci della tradizione mediorientale:
- Falafel: (4€ anche in versione panino 7€).
- Foglie di vite: (3€).
- Babaganush: (6€).
- Baklava: (pasta fillo e pistacchio, 2,50€).
- Maamul: (biscotto alle rose con ripieno di datteri, 2,50€).
- Merenda mediorientale: Con piata, tahina e mosto cotto (3€).
I dolci provengono da una pasticceria locale e da un forno palestinese a Berlino, garantendo un'esperienza autentica e gustosa.
Leggi anche: Ingredienti del Panino Mazzella
L'Importanza dei Fornitori
La qualità degli ingredienti è fondamentale per Ciao Kebab, per questo Omar si affida a fornitori di fiducia che lavorano seguendo le sue ricette. Il pane è realizzato da un panificio artigianale, i dolci provengono da una pasticceria locale e da un forno palestinese a Berlino, e la carne proviene da un'azienda specializzata in kebab. Le patate provengono da una storica azienda di Bologna.
Leggi anche: "Il Principe del Panino": un'analisi