La storia delle figurine Panini è un racconto di successo inaspettato, di passione collezionistica e di ingegno imprenditoriale tutto italiano. Da un piccolo affare di famiglia a un colosso internazionale, Panini ha segnato l'infanzia di generazioni di italiani e continua ad affascinare collezionisti di tutte le età.
Gli Inizi Modenesi: Un Caso Fortuito
La fortuna delle figurine Panini ebbe inizio quasi per caso nei primi anni '60. I fratelli Panini, Giuseppe, Benito, Franco Cosimo e Umberto, gestivano un'agenzia di distribuzione di giornali a Modena. Un giorno, si imbatterono in un lotto invenduto di vecchie figurine delle edizioni Nannina a Milano. Intuendo una possibile opportunità, decisero di acquistare il lotto e di imbustare le figurine a due a due, in piccole buste bianche con cornice rossa, per poi venderle a 10 lire. L'idea si rivelò un successo immediato, con vendite che raggiunsero quasi i tre milioni di lire.
La Nascita di un'Idea: L'Album di Figurine
L'inaspettato successo convinse i fratelli Panini a osare di più: bisognava mettersi a stampare figurine e creare un album per la loro raccolta. Era il 1961 quando nacque il primo album Panini, con in copertina l'attaccante del Milan Nils Liedholm e la prima figurina stampata raffigurante Bruno Bolchi, soprannominato "Maciste", capitano dell'Inter. Raccogliere ordinatamente le amate figurine divenne uno dei giochi più belli per i bambini degli anni Sessanta e Settanta. Si miravano e rimiravano, si scambiavano, si mettevano in premio nelle gare più diverse, si donavano, si rubavano. Si mettevano da parte le paghette settimanali e si sognava di diventare campioni, per avere un giorno la propria immagine su una di quelle figurine e partecipare ai successi della squadra del cuore, magari anche della nazionale. Che soddisfazione, poi, trovare il pezzo che mancava da tempo. Nascevano così delle vere e proprie passioni da collezionisti, più povere di quelle dei grandi magnati, ma forse più sane.
Il Fascino Intramontabile: Oltre la Tecnologia
Nonostante la concorrenza di giochi più tecnologici, il fascino delle figurine continua ad ammaliare i bambini (e, spesso, pure gli adulti). Anche la ditta familiare dei Panini, nel frattempo, dopo aver assunto dimensioni planetarie, ha mutato pelle, attraversando crisi industriali, passando di mano e cambiando gestione più volte.
Il Museo della Figurina di Modena: Un Viaggio nella Storia
Per raccontare la storia di questa passione, oggi, a Modena c’è un luogo magico, il Museo della figurina. Nato dalla passione di Giuseppe Panini, a sua volta contagiato dalla mania del collezionismo, il Museo raccoglie centinaia di migliaia di pezzi, donati nel 1992 al Comune della città, ormai considerata la capitale mondiale di questo piccolo oggetto di grande contemplazione. La storia della figurina viene raccontata per filo e per segno, dai suoi antecedenti più antichi all’invenzione della stampa cromolitografica, per arrivare agli sviluppi moderni del fenomeno: l’esordio francese nella seconda metà dell’Ottocento, l’avventura italiana dei concorsi a premio negli anni Trenta del Novecento, la storica collezione della Liebig (la più famosa del mondo), fino alle immagini sportive e agli album dal secondo dopoguerra. Insieme alle figurine propriamente dette, la raccolta comprende materiali affini: piccole stampe antiche, scatole di fiammiferi, bolli chiudilettera, carta moneta, menu, calendarietti, segnaposto, etichette d’albergo, album pubblicati dalle ditte per raccogliere le serie o creati per passatempo dai collezionisti seguendo solamente il proprio gusto e la propria fantasia… La stessa fantasia, la stessa passione che hanno spinto intere generazioni a passare ore e ore nell’attesa del momento fatidico. Quello che ti illuminava gli occhi: “Ce l’ho… Ce l’ho… Mi manca!”.
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Le Origini Remote della Figurina: Un Viaggio nel Tempo
Non è semplice individuare un momento esatto in cui far nascere la figurina. Ma partiamo dalle basi: che cos’è una figurina? A rendere tale una figurina, sono diversi elementi. Tuttavia, le figurine non sempre sono state quelle a cui siamo abituati a pensare oggi. Ad esempio, le prime figurine autoadesive iniziarono a comparire solo nel dopoguerra: in Italia, il primo album di figurine autoadesive fu la raccolta Calciatori Panini del 1962-63. Esercizi di cavalleria prodotti dallo stampatore italiano Stefano della Bella. Se si intendono le figurine come immagini da collezionare, un possibile antenato si può rintracciare nel Seicento. Siamo alla corte del re di Francia: Luigi XIV, detto Re Sole. Si narra infatti che da bambino il Re collezionasse immagini di regine e intrattenimenti di corte da tutta Europa. La figurina si democratizzò solo un paio di secoli dopo, nell’Ottocento: l’epoca in cui l’industrializzazione espanse il benessere anche ad altre sfere della popolazione. Uno dei simboli dell’epoca divennero i grandi magazzini - luminosissimi negozi a più piani dove si potevano acquistare le merci più disparate - e proprio qui nacque l’idea delle figurine da collezione come metodo promozionale. Una delle figurine del grande magazzino parigino Au Bon Marché, 1900. Più precisamente le figurine nacquero nel capostipite dei grandi magazzini, l’Au Bon Marché a Parigi. Fu il suo proprietario che nel 1867 ebbe una pensata: regalare ogni giovedì ai bambini una bella figurina stampata (le elargiva lui personalmente, posizionato alla cassa) e una diversa il giovedì successivo, così da stimolare le famiglie a tornare al grande magazzino.
La Cromolitografia: Un'Innovazione Rivoluzionaria
A dare una spinta alla nuova moda delle figurine ci fu anche un’innovativa tecnica tipografica che permetteva di realizzare stampe multi-colori: la cromolitografia. Una cromolitografia a due e tre colori del 1893. La base della tecnica è quella della litografia, inventata alla fine del Settecento dal monaco austriaco Aloys Senefelder [qui abbiamo raccontato la litografia in dettaglio, per chi volesse testarla “in casa”]. Si usa una pietra calcare molto porosa e molto liscia (il termine litografia deriva infatti da “lithos”, in greco “pietra”) su cui viene tracciato un disegno con una matita chiamata “saponosa”, ovvero particolarmente grassa. A questo punto si tratta la pietra con una soluzione acida che tra le altre cose conferisce più rilievo al disegno, la si bagna e poi si passa il rullo con l’inchiostro colorato che aderisce solo nella parte precedentemente disegnata.
Le Figurine Liebig: Un Fenomeno Mondiale
Proprio nell’Ottocento, ci fu un’azienda che sfruttò in maniera assai intelligente le figurine e le nuove opportunità di stampa cromolitografica: fu l’azienda tedesca Liebig. Alcune meravigliose figurine Liebig di inizio Novecento. Le figurine Liebig furono pubblicate praticamente ininterrottamente tra il 1872 e il 1975, per un totale di 1871 serie: diventando così la collezione di figurine più consistente al mondo. I temi erano i più vari e disparati: la prima serie - assai rara e oggi dal valore inestimabile - raffigurava delle scene nella fabbrica Liebig, ci sono poi figurine sugli sport, le città del mondo, i giochi per bambini, costumi tradizionali, balli, imbarcazioni, invenzioni e chi più ne metta.
Panini: L'Innovazione Italiana
Fino alla metà del Novecento quindi le figurine furono utilizzate in pratica esclusivamente per accompagnare altri prodotti e promuoverne vendita e consumo. Questa volta avviene tutto in Italia. È il 1961 e a quattro fratelli modenesi proprietari di un’edicola - i fratelli Panini - si accende una lampadina: perché non far diventare le figurine un oggetto da collezione a sé stante? Inserirono così quattro figurine in una bustina di carta - i famosi pacchetti - e iniziarono a venderle. Uno dei primi album di figurine, edito dalla Panini. In pochissimo tempo i Panini vendettero oltre 3 milioni di bustine di figurine, nel 1961 lanciarono il primo album di figurine con protagonisti i calciatori e nel 1970 il primo a livello internazionale dedicato al mondiale di calcio.
Il Museo della Figurina di Modena: Un Tesoro Culturale
Aperto nel 2006, il museo decisamente unico in Europa ha un’importante raccolta di oltre 500mila piccole stampe - dall’Ottocento ai giorni nostri - e racconta la storia della figurina anche dal punto di vista dei supporti e delle tecniche di stampa.
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Il Futuro delle Figurine: Innovazione e Passione
Aspettando la prossima innovazione nel mondo delle figurine, oggi le figurine sembrano tutt’altro che scomparse. Figurine 3D. Ci sono album riutilizzabili, figurine 3D e in realtà aumentata, figurine digitali. È possibile sfogare la propria voglia di appiccicare imparando oppure fantasticando sulle orme di film, saghe e cartoni.
Un Aneddoto Curioso: La Figurina Introvabile
Vi è mai capitato di cercare una figurina introvabile? Negli anni Trenta in Italia un concorso che premiava con un’auto chi avesse completato un album di figurine legato a Buitoni e alla Perugina fu chiuso dal governo.
"L'Album dei Sogni": Un Romanzo sulla Famiglia Panini
«L’album dei sogni» di Luigi Garlando, edito da Mondadori, prima edizione ottobre 2021 pp. La narrazione si svolge in un arco temporale che va dal maggio del 1916 fino all’ottobre del 1988; i protagonisti sono i componenti di un “ramo” della famiglia Panini, e cioè Antonio Panini, classe 1897, sua moglie Olga e i loro otto figli: Veronica, Norma, Maria Luisa, Giuseppe, Edda, Benito, Umberto e Franco. Il romanzo è diviso in tre parti. L’istruttore di volo di Antonio sarà il capitano Natale Palli, il noto casalese asso dell’aria (insieme a D’Annunzio nel celebre volo su Vienna del 19 agosto 1918). L’Italia aveva “sconfitto l’Impero Austroungarico, ma non la fame” (p. 52) Antonio e Olga, sposatisi nell’agosto del 1920, in dieci anni avevano avuto otto figli e le condizioni della famiglia erano a dir poco precarie. “Antonio non ha la furbizia del commerciante, il pelo sullo stomaco dell’affarista, l’ostinazione paziente per far crescere una nuova attività … è un aviatore che ha bisogno di volare da un’occupazione all’altra per non annoiarsi”. Ai richiami di Olga, solida e pratica madre di famiglia, Antonio “atterra”, impiegandosi presso l’Accademia Militare di Modena, con mansioni di “famiglio”, vale a dire “servire ai tavoli, aiutare in cucina” e “deve badare alla caldaia a vapore, che sbuffa, romba, promette un decollo, ma resta inesorabilmente inchiodata a terra, lontana dalle nuvole” (p. Grazie al salario sicuro del capofamiglia, i Panini possono permettersi di affittare mezzo appartamento in città, l’altra metà è infatti abitata da un’altra famiglia. Il bagno è nella porzione “Panini”; “ovviamente anche gli altri hanno diritto di usarlo”, puntualizza il padrone di casa (avvocato Ramazzini, alto, magro, un Abramo Lincoln modenese), al quale Antonio ha nascosto il vero numero dei figli, dichiarando “solo” tre femmine e un maschio. E’ un sabato di primavera del 1936 un giorno “di quelli che metterebbero voglia di correre anche a uno spaventapasseri” (p. 60). L’avvocato freme di rabbia, aspetta il rientro di Antonio per apostrofarlo: “Lei mi ha mentito! Traditore!” e al tentativo di spiegazioni da parte dell’inquilino grida: “Lei non deve spiegare nulla! Le urla hanno richiamato gli inquilini alle finestre, anche Olga, i figli sono al riparo dietro di lei. Antonio, con calma, dice: “Le propongo un’altra soluzione, signor Ramazzini. “Non si capisce se, a dispetto dell’aria funerea, l’avvocato disponga di un insospettato senso dell’umorismo. Oppure se, più semplicemente, abbia colto negli occhi del suo affittuario la disperazione di un padre costretto a nascondere i figli per riuscire a mantenerli. Nell’estate del 1941 Antonio si ammala; non guarirà. Prima che il cancro lo uccida lascia ai figli una raccomandazione: “La testa. Usate sempre la testa e non sarete mai servi di nessuno”, a tu per tu con Giuseppe, il più grande dei figli maschi, apprendista in un’azienda meccanica, gli sussurra: “Quando scattano i sedici anni, ti dovranno dare l’aumento. Ricordatelo”. E poi: “Da stasera a cena ti siedi a capotavola”. La morte arriva il 9 novembre, è anche il sedicesimo compleanno di Giuseppe Panini che riceve in dono dal dolore la responsabilità della famiglia: è lui ora il più anziano dei maschi. Paga di tasca sua le spese del funerale”. Dicembre del 1944, Olga continua ad abitare con gli otto figli il “mezzo” alloggio, miracolosamente salvo dai bombardamenti; è donna tanto pragmatica quanto intuitiva: si presenta l’opportunità di acquistare un’edicola al centro di Modena, ed è lei a convincere i figli riluttanti (specialmente Giuseppe) che occorre fare il sacrificio e rilevare l’attività. Belle parole, ma la realtà è dura: “In effetti, per ora, l’edicola è uno sgabuzzino striminzito, vuoto e sporco, con un banchetto di legno malmesso.” (p. 112). “In quei primi giorni di edicola si contano più raid aerei che copie vendute. Modena fu bombardata per l’ultima volta il 18 aprile 1945; quattro giorni dopo fu liberata. Con il dopoguerra e le tensioni ideologiche di quel nervosissimo periodo, il lavoro dell’edicolante assumeva un rilievo politico non secondario. Olga aveva un motto: “Io non voglio fare politica, io voglio vendere”, quindi presso l’edicola dei Panini si trovavano anche pubblicazioni ignorate da quasi tutte le altre edicole di Modena, come “Candido” e “l’Uomo qualunque”. E’ un comportamento coraggioso, nel clima dell’epoca erano tuttavia in molti a considerarlo provocatorio. Così tre uomini si presentano all’edicola, un giorno che Olga non c’è, “di sevizio” sono Umberto e Franco, 15 e 14 anni. I tre si prendono tutte le copie de “L’Uomo qualunque” e “Candido”, Franco vorrebbe fare il conto ma uno dei tre dice: “Non serve, non li compriamo, li bruciamo”. I giovani Panini, a casa, raccontano il fatto a Giuseppe, che dal settembre 1943 era andato con i partigiani. Giuseppe è chiaro: “I libri in piazza li bruciavano già quelli di prima, non ci siamo liberati per dare fuoco alle idee degli altri. Tenetevi pronti e non dite niente alla mamma” (p. Giuseppe, informato di una nuova “spedizione di sequestro dei giornali reazionari”, consegna a ciascuno dei tre fratelli un bastone e i quattro ragazzi si dispongono a protezione dell’edicola. “E così che li trova Olga quando sbuca dalla penombra dei portici. Strappa i randelli a ciascuno dei figli e li scaraventa all’interno dell’edicola: “Andate a casa. Subito. Qui resto io. La legna serve a far fuoco. Non si spreca. E la guerra è finita” (p. Giuseppe è soprannominato dai fratelli “Il Vecio”, Benito “gode” di più soprannomi, uno è “Tullio”, forse perché l’originale “Tirabusciùn” (cavatappi, a causa delle orecchie a sventola) è troppo lungo da pronunciare, Umberto sarà il “Biàtta”, (parola che indica genericamente un utensile da officina), a sottolineare la sua passione e dedizione per la meccanica. Franco, il più piccolo, diventerà “Uellas”, la traduzione in dialetto modenese di Wallace, perche appassionato, fin da ragazzo, dei gialli di Edgar Wallace. La seconda parte del romanzo è il racconto del passaggio all’età adulta dei fratelli Panini, dei loro amori, dei successi, dei tanti lavori fatti e dei sogni inseguiti, a volte realizzati, a volte sfumati per poco. Il lettore è coinvolto in una rappresentazione corale, che sembra fatta apposta per lanciare la grande svolta: la confezione e distribuzione delle figurine dei calciatori del campionato italiano di Serie A. E’ il 1960, Giuseppe acquista da una casa editrice milanese, a prezzo molto vantaggioso, una gran quantità di figurine dei calciatori del campionato 1960/1961 rimaste invendute. Saranno imbustate da tutta la “tribù”, nipoti compresi, e rivendute a un prezzo competitivo, il successo è di proporzioni inaspettate. “Ma allora abbiamo fatto goal. La figurina dell’allora portiere dell’Atalanta, Pierluigi Pizzaballa (ottimo nel suo ruolo, giocò anche per Roma, Verona e Milan), divenne celeberrima perché introvabile. Sembrava non fosse stata stampata apposta per alimentare l’interesse, tutti la cercavano. Un vero e proprio enigma, di banale soluzione: quando il fotografo era andato a fare le foto ai calciatori dell’Atalanta, Pizzaballa non c’era perché infortunato: “La figurina è stata stampata con mesi di ritardo e sta entrando in commercio solo ora. L’anno trovata in pochi”. (p. L’autore ripercorre l’impressionante crescita della Panini, un’azienda famigliare in tutto e per tutto, o meglio, una famiglia che si è dedicata all’azienda con la voglia e il gusto di essere tutti insieme a portare avanti l’attività, ciascuno con i compiti ben definiti, con discussioni e punti di vista diversi, e la capacità di trovare, sempre, una sintesi. “La trasparenza è il nostro orgoglio, certifichiamo il bilancio dal 1971, quando era obbligatorio solo per le società quotate in borsa. Nell’81 abbiamo certificato il primo bilancio consolidato, insieme alla Fiat” (p. 515). Nel 1986 muore Benito, il 13 febbraio 1987 Olga, “La coccoina di una famiglia intera, la figurina più preziosa dell’album dei sogni” (p.
Panini: Un'Idea Vincente
Ci sono cose che non invecchiano, anche se il tempo passa. I mitici album di figurine Panini, casa editrice italiana leader mondiale del settore, hanno da poco compiuto 60 anni ma la passione non ha età e continua a crescere! Un’idea vincente Panini è, prima di tutto la storia imprenditoriale di successo di otto fratelli di Pozza di Maranello, e in particolare di Giuseppe, Benito, Umberto e Franco Cosimo. Nel 1960 Benito e Giuseppe, che lavoravano nell’edicola di famiglia a Modena, hanno infatti l’idea di vendere a coppia, in una bustina e per 10 lire, un vecchio lotto di figurine di calciatori della Nannina Editore. Le bustine vanno subito a ruba e, nel gennaio 1961, Giuseppe fonda la Panini Editrice stampando il primo album per la raccolta. Il successo è immediato. Benito spedisce al fratello Umberto emigrato in Venezuela due figurine e un biglietto che recita: “Torna. l’America è qui!”. Umberto abbandona così l’America e torna in patria.
L'Invenzione della Fifimatic
All’inizio, la produzione delle figurine era un processo essenzialmente manuale: la colla era mescolata con una pala e le figurine venivano imbustate a mano. Ma nel 1963, per fare fronte alle nuove esigenze di produzione, Umberto Panini inventa la macchina “Fifimatic”, ancora oggi in uso (fifi in dialetto modenese figurina) che permette all’azienda di imbustare milioni di pezzi e di imporsi come realtà imprenditoriale industriale.
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Panini Oggi: Un Gruppo Internazionale
Oggi Panini è un gruppo internazionale, vale 1 miliardo di dollari, conta 1000 dipendenti, fattura 536 milioni di euro e produce 6 miliardi di figurine all’anno per 50 collezioni lanciate. Infine, importanti investimenti hanno fatto sì che Panini diventasse il quarto editore in Europa nel settore ragazzi. In occasione dei suoi 60 anni di attività l’azienda ha lanciato un nuovo album Calciatori dedicato alla stagione 2020/21 con 748 figurine e il coinvolgimento diretto di collezionisti e tifosi per scegliere la “Top Team Panini 60” e “La Panini più amata”, oltre alle figurine delle copertine storiche degli album dal 1961 e degli MVP dei club di Serie A.
Artonauti: L'Arte da Collezionare
Artonauti - Il primo album di figurine dell’arte- nasce dall’esperienza professionale di Daniela Re, insegnante di Milano specializzata in riabilitazione e potenziamento cognitivo. L’arte “non è una serie di oggetti piacevoli ma un modo per chiarire a noi stessi la nostra vita mentale”. Arte e scienza si intrecciano e si influenzano molto più di quanto siamo portati a credere. «Lo scopo di Kandinsky era di insegnarci a vedere e non a dipingere». I bambini hanno bisogno di un tempo lento, hanno bisogno di essere ascoltati, di essere pensati.