Frittata: Tra Arte Culinaria, Ricordi Televisivi e Consigli da Chef

L'isolamento ci spinge a reinterpretare anche le azioni più semplici: cucinare diventa arte, oltre che necessità. In questo contesto, la frittata, un piatto umile, si trasforma in un terreno fertile per la sperimentazione e la riflessione. Questo articolo esplora la frittata, non solo come ricetta, ma come un viaggio attraverso la cultura culinaria, i ricordi televisivi, e i consigli dei grandi chef, inclusa l'influenza di figure come Gordon Ramsay.

La Frittata di Cipolle: Un Inizio Umile

Inizio mondando e lavando le cipolle, poi con molta cura affettandole sottili sottili, ovviamente seguendo la ricetta, prima di iniziare a cuocerle per dieci minuti in padella con olio e sale. Le uova erano sei e le cipolle quattrocento grammi. Restio a osare una sia pur timida riproposta della mia esclusiva quanto incompresa ricetta, ho allora tentato la prova di forza osando le non trascurabili complicazioni della frittata di cipolle, come anteprima almeno a prossime prove più nobili ed elaborate, certo di accrescere così la mia flebile credibilità culinaria.

Preparare una frittata di cipolle può sembrare un compito semplice, ma anche in questo gesto quotidiano si può trovare un significato più profondo. Mentre le cipolle soffriggono lentamente, il pensiero vaga, riflettendo sulla reclusione forzata e sulla ricerca di attività che riempiano le giornate.

Alla Ricerca dell'Ispirazione: Tra Chef Stellati e Talent Show

A dire il vero i miei gusti si sarebbero volentieri diretti, per esempio, alle irripetibili raffinatezze di Heinz Beck, implorando innanzitutto la grazia di poter presto sgambettare su per i pendii del Mons Vaticanus, quel Monte Mario dove opera il Maestro e, in forma quasi rituale, presenziare all’elegante liturgia filosofico-organolettica della quale si conserverà memoria per i tempi a venire ed anche per l’orgoglio della divulgazione orale. Sentire lo chef affermare che “cucina è interpretazione, storia e filosofia dei sapori, follia ordinata e rigore mediterraneo” ci dà subito l’idea che “cucina non è solo ciò che mangiamo”, ma di botto ci si sentirà proiettati in un ambito artistico in cui la teoria può giocare un ruolo chiave. Piatti che “nascono al tramonto guardando Capri da Punta Campanella” mentre s’ispira alla brezza marina, tra le fronde di limoni, ed i suoi ulivi “alcuni con foglie così vivide che sembrano argenteria appena lucidata”. Rapito da simili proposizioni gastronomiche e incantato dalle paradisiache promesse conviviali duro fatica a imboccare il sentiero del ritorno alla ragione, a quell’ambito del banale e del contingente, quello che per pura necessità mi son proposto di frequentare nel tentativo di carpire rudimenti, nozioni sia pure elementari in giornate di clausura forzosa e di tempo da render vivace e proficuo.

L'immaginazione vola verso le vette dell'alta cucina, sognando i piatti di chef stellati come Heinz Beck, dove ogni creazione è un'opera d'arte, un connubio di storia, filosofia e sapori. Ma la realtà richiama alla preparazione della modesta frittata, un tentativo di nobilitare il quotidiano attraverso la cucina.

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Il Fascino Disincantato della Televisione Culinaria

Maquillage simil pop al format originale mutuato dalla Bbc “Ready Steady Look”, e molto autorevolmente condotto in alternanza dalle capaci Elisa Isoardi e Antonella Clerici. La verità però è che il variopinto show m’attrae quasi di più per fatti contingenti e assai poco gastronomici. Parlo per esempio delle esilaranti battute a doppiosenso o di tutto quel rosario malizioso cucinato da Antonio Ricci e sciorinato da “La prova del ciuccio”, in cui tra curiosità varie possono zampettare tristi e solitari insetti in pietanze già cotte tipo la nota mosca nel piatto dei funghi, bizze di elettrodomestici ribelli o divagazioni quasi letterarie a proposito di felini cotti in padella a scatenare le urla feroci degli sconvolti animalisti. “Tu mi stai diludendo! vuoi che muoro?”, “Difficilmente sputo, è terribile”, “This dish is a piece of shit!”, “Brodo di scarpe”, “Sembra di mangiare una cimice!”. Benvenuti nell’universo didattico chic di “MasterChef Italia”, l’elegante e dotto talent show guidato dai più che titolati e stellati chef del calibro di Barbieri, Cannavacciuolo, Locatelli, Cracco, Klugmann, Joe Bastianich e altri, capaci, con straordinarie doti melodrammatiche, di dare al programma un pathos da Hell Week, quella per Navy Seals, con prove dall’andamento quasi sempre drammatico, dai giudizi più che caustici, dalle umiliazioni verbali in toni e modi dittatoriali, dalle cacciate senza remissioni provviste di lacrime, sulla più che faticosa via dell’ultima settimana, quella che porta alla conquista dell’agognato grembiule bianco.

La televisione, con i suoi programmi di cucina, offre uno spettacolo variegato, che spazia dai format più tradizionali ai talent show più competitivi. Da "MasterChef Italia", con i suoi chef stellati e le prove estreme, a "La prova del cuoco", con le sue gag e i suoi imprevisti, il mondo della cucina in TV è un mix di intrattenimento e apprendimento.

L'Influenza di Gordon Ramsay: Tra Inferno e Ispirazione

Minata nel profondo la mia fiducia nel possibile e rapido acculturamento gastronomico via talent show televisivo, prima di ripiegare prudentemente verso la mia più che modesta frittata in fieri, non ho voluto esimermi dallo scandagliare l’apice del diabolico nell’affrontare le danzanti fiamme di “Hell’s Kitchen”, magistralmente manipolate dal biondo demone Gordon Ramsay. La sigla del programma è “Fire” degli Ohio Players, la stessa usata per “Hotel da Incubo”, il perfetto accompagnamento musicale sulla porta della Città Dolente, quella in cui s’avventurano schiere di vittime sacrificali schiacciate dalla pressione psicologica del dominus che elargisce con dovizia insulti, epiteti, sputi disgustati di assaggi sgraditi, urla drammatiche per sancire cacciate ed esclusioni talvolta dolorose.

Gordon Ramsay, con il suo stile diretto e senza compromessi, rappresenta un'altra faccia della medaglia. In "Hell's Kitchen", la cucina diventa un vero e proprio inferno, dove la pressione psicologica e la competizione spietata mettono a dura prova i concorrenti. Nonostante l'apparente durezza, Ramsay incarna anche la passione per la cucina e la ricerca della perfezione.

Un Tuffo nel Passato: La Cucina Futurista

Con naturalezza è sorto in me il desiderio di ripensare all’ottimistica Cucina Futurista, un vasto episodio in cui creatività e paradosso pretendono di mettere in scena i valori di un’autentica esperienza estetica. La teoria sta tutta nella lotta di Marinetti verso il panciafichismo, quell’atteggiamento remissivo e casalingo per niente vitale e dinamico da risvegliare attraverso un “paradosso gastronomico”. Allora avanti con il Carneplastico ideato dal pittore futurista Fillia, interpretazione sintetica dei paesaggi italiani, descritto da Marzio Pinottini come “una grande polpetta cilindrica di carne di vitello arrostita ripiena di undici qualità diverse di verdure cotte. Non meno stupefacente il Complesso plastico mangiabile Equatore + Polo Nord creato da Prampolini e composto da “un mare equatoriale di tuorli d’uova all’ostrica con pepe, sale, limone. Nel Centro emerge un cono di chiaro d’uovo montato e solidificato pieno di spicchi d’arancio come succose sezioni di sole. Piatti straordinari da servire alla Taverna del Santo Palato in Via Vanchiglia 2 a Torino, locale destinato a “imporre per primo la cucina futurista”. I futuristi pretendono di “uccidere le vecchie radicate abitudini del palato” e mentre intendono preparare gli uomini ai futuri alimenti chimici, vedono non lontana la possibilità di realizzare “per mezzo della radio una diffusione di onde nutrienti”. Marconi stesso, dicono, non ne aveva intuito la possibilità rivoluzionaria. I pranzi fisici ci furono e le polemiche non mancarono. All’esposizione coloniale di Parigi del 1937 il ristorante italiano che ospitava più di cento tavoli sotto un’avanguardistica tensostruttura decorata da otto enormi opere di Enrico Prampolini, le polemiche si placarono di botto.

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La frittata di cipolle diventa un punto di partenza per un viaggio nella storia della cucina, fino ad arrivare alla Cucina Futurista, un movimento che ha rivoluzionato il modo di concepire il cibo, trasformandolo in un'esperienza estetica e sensoriale. I futuristi, con le loro creazioni audaci e provocatorie, hanno anticipato molte delle tendenze culinarie contemporanee.

Consigli per una Frittata Perfetta

  1. Quando mescoli le uova dopo averle aperte, picchia forte.
  2. Qualcuno vi avrà detto di aggiungere latte e farina per renderla più compatta. Beh, cari lettori, volete fare la frittata o un pancake? La prima, giusto?
  3. Il sale? Se volete una consistenza perfetta per la vostra frittata, meglio saltare alla fine. Il sale reagisce con l’albume, modificando la consistenza della frittata.
  4. Se volete una frittata morbita, fate solidificare un minimo le uova in cottura, poi mescolatele di nuovo.
  5. La frittata ha bisogno di olio.
  6. Ti hanno abituato a rompere le uova sul bordo di un contenitore? Sbagliatissimo. Il guscio entrerà a contatto con il contenuto dell’uovo, contaminandolo con dei batteri.

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