Da secoli, il rapporto tra gli italiani e il caffè è un'abitudine radicata, scandendo i momenti della giornata. Il caffè è consumato praticamente in ogni angolo del pianeta, e in Italia è veramente qualcosa di sacro. Ma il modo in cui lo si consuma cambia nel tempo e negli ultimi anni l’uso a casa e in ufficio del caffè espresso in capsule si è diffuso rapidamente, fino a rappresentare oltre il 20% del totale dei volumi di caffè acquistati nel Paese. Questo successo è dovuto alla comodità del prodotto, immediatamente pronto per l’uso, e alle capillari strategie di marketing delle aziende produttrici, che lo hanno spinto nella consapevolezza che la sua diffusione ne avrebbe aumentato i profitti. Ma dietro la praticità si celano potenziali rischi per la salute e l'ambiente.
Capsule: Quali Materiali e Quali Rischi?
Le capsule possono essere fatte di tre materiali diversi: plastica, alluminio e plastica compostabile. Al momento, le capsule in commercio in Italia fanno riferimento alla compatibilità con due sistemi diversi di macchine da caffè: il sistema Dolce Gusto e quello Nespresso. Le macchine Nespresso sono note per il loro design elegante e compatto, ideali per chi ha spazi limitati in cucina. Offrono un sistema di estrazione a pressione elevata, garantendo una bevanda ricca e cremosa che soddisfa anche i palati più esigenti. Al contrario, le macchine Dolce Gusto presentano un design più versatile e moderno, con una gamma di colori e forme che si adattano a diversi stili di arredamento.
Sono tre i tipi di capsule che possiamo trovare al supermercato. Poi abbiamo le capsule in plastica, che costituiscono la stragrande maggioranza ma, a differenza di quelle in alluminio, sono riconoscibili da piccole diciture poste sul retro della confezione, in quanto non sono percepite come un valore aggiunto dal consumatore. Infine ci sono le capsule compostabili, le uniche realmente ecologiche per quanto riguarda lo smaltimento: possono essere gettate dopo l’uso direttamente nel bidone dell’umido di casa in quanto soggette a biodegradabilità nell’arco di alcuni mesi. I produttori sono in questo caso molto attenti a evidenziare la qualità ambientale del prodotto, eppure in commercio ne esistono ancora pochissime.
L'Impatto Ambientale delle Capsule
L’impatto delle capsule sul nostro pianeta in termini di rifiuti è altissimo, a prescindere dal materiale di fabbricazione. Di quelle in plastica già abbiamo detto. Le capsule compatibili con il sistema Dolce Gusto non sono di certo la migliore scelta per l’ambiente: sono più grandi rispetto a quelle del sistema Nespresso, pesano di più e sono solo di plastica tradizionale non compostabile. Quelle in alluminio sono anche peggio, perché alle medesime difficoltà di riciclo - visto che il prodotto dovrebbe essere separato tra involucro e contenuto di caffè esausto dal consumatore dopo l’uso - si aggiunge il fatto che l’alluminio, se finisce nell’inceneritore, sprigiona sostanze tossiche come la diossina. Non dimentichiamo poi che esiste il problema ecologico anche della confezione esterna del prodotto e della frequente presenza della bustina di plastica che avvolge insensatamente ogni singola capsula.
Da qualunque punto di vista, quindi, non bisogna mai credere alla retorica green della comunicazione pubblicitaria nel caso delle capsule: di qualsiasi materiale siano composte, sono insostenibili dal punto di vista ambientale. Le capsule stanno costituendo un gravoso problema ambientale, tanto che ad Amburgo sono state vietate in tutti gli uffici amministrativi perché inquinano troppo! Ogni capsula di caffè contiene 5-7 grammi di caffè e rilascia nell’ambiente ben 3 grammi di packaging a base di alluminio e/o plastica. E occhio, anche se alcune capsule sono tecnicamente riciclabili, “riciclabile” non significato “riciclato”: pare che solo il 5% delle capsule in alluminio venga effettivamente riciclato, mentre le capsule in plastica essendo fuse con il caffè non vengono riciclate. In Brasile e in altre zone tropicali, le foreste vengono rase al suolo a causa delle miniere a cielo aperto di bauxite, il minerale da cui viene ricavata l’allumina e con cui viene fatto l’alluminio delle capsule. Questo solo per l’estrazione. E che dire delle capsule in plastica? Quante capsule di plastica ci saranno nel mare o in bocca ai pesci? E quante stanno bruciando negli inceneritori o nei termovalorizzatori? Anche la macchina del caffè a capsule, elettrodomestico superfluo inventato di sana pianta, è inquinante quando si rompe (più spesso di quanto si pensi) e si butta, essendo composta da parti elettroniche, plastica, metallo etc. difficilmente scomponibili…
Leggi anche: Tutto sulle cialde a Civate, Lecco
Rischi per la Salute: Ftalati, Furano e Metalli Tossici
A preoccupare i consumatori rispetto all’uso di caffè in capsule non devono essere solo i risvolti ambientali. Il quadro, infatti, è piuttosto fosco anche per la salute umana. Nel caffè in plastica troviamo gli ftalati, sostanze classificate scientificamente come interferenti endocrini (ovvero in grado di interferire e alterare il funzionamento di alcune ghiandole responsabili della produzione degli ormoni nel nostro organismo, come la tiroide, il seno, i testicoli). Gli ftalati sono prodotti a livello industriale in grandi quantità e vengono comunemente utilizzati come emollienti e additivi plastici, trovando impiego in numerose applicazioni industriali e prodotti di largo consumo. Si aggiungono ai materiali plastici, in lattice, o nei cosmetici di bellezza, per vari scopi come conferire flessibilità, garantire la stabilità del colore o la resistenza. Particolarità dell’utilizzo degli ftalati è che essi non vengono legati alla plastica alla quale sono aggiunti, potendo quindi percolare o essere rilasciati nel tempo e a seguito di stress termici. Gli ftalati vengono rilasciati dalla plastica delle capsule, quando esse entrano in contatto con l’acqua riscaldata a circa 90°C, per ottenere la percolazione del caffè. Invece le capsule in alluminio rilasciano durante la perforazione microparticelle metalliche di vari metalli tossici come vanadio, cadmio, ferro, piombo e titanio. Tutte queste sostanze (ftalati e/o metalli tossici) entrano pertanto nel caffè e, una volta ingerite, svolgono nell’organismo un’azione simil-estrogenica, andando a interferire e a “disturbare” alcune ghiandole normalmente soggette al funzionamento e regolamento di determinati ormoni.
I produttori di capsule dichiarano che il rilascio di queste sostanze tossiche è ben al di sotto dei limiti di legge fissati dalla normativa europea, ma questo non è un aspetto che deve rassicurare più di tanto, in quanto molti studiosi di tossicologia avvertono che esiste la tossicità da «effetto accumulo». Essendo sia le plastiche che i metalli pesanti sostanze che il corpo non riesce a espellere e smaltire facilmente, essi si accumulano e si depositano in vari organi e tessuti, causando nel tempo danni e l’innesco di patologie di vario tipo, come quelle neurologiche. Se si tiene conto, poi, che oltre all’assunzione di caffè i consumatori hanno a che fare quotidianamente con numerosi altri alimenti confezionati o cucinati in contenitori di plastica o alluminio, si comprende facilmente come si vada inevitabilmente incontro a un subdolo, quasi inosservato effetto di accumulo, con gravi ripercussioni sulla salute. Nel 2019, il programma Report della RAI ha fatto analizzare in laboratorio i quantitativi di alluminio, ftalati e altri metalli tossici rilasciati nel caffè a seguito dell’uso delle capsule di caffè e i risultati sono stati mostrati ad alcuni esperti tossicologi come la dottoressa Belpoggi dell’Istituto Ramazzini di Bologna o il professor Carlo Foresta dell’Università di Padova. Entrambi gli esperti hanno espresso forti preoccupazioni sulla ingestione di queste sostanze in via quotidiana parlando di effetto tossico da accumulo che, come detto, è indeterminato e ignoto alla scienza allo stato attuale delle cose.
Un’altra sostanza molto tossica che è stata ritrovata nel caffè delle capsule è il furano. Uno studio realizzato dall’Università di Barcellona e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Agricultural and Food Chemistry mostra che il caffè preparato con le macchine a capsula contiene una concentrazione di furano da due a tre volte superiore di quella contenuta nel caffè delle caffettiere tradizionali o del caffè istantaneo. Il furano è un composto tossico e classificato come cancerogeno, al pari dell’acrilammide, che compare quando un alimento o una bevanda sono esposti a temperature elevate. Pertanto già la torrefazione, cioè la tostatura dei chicchi di caffè, produce furano che poi si ritrova in parte nella bevanda (una parte evapora, essendo un composto volatile). Il fatto che nel caffè in capsule sia rilevata una maggior quantità di furano rispetto al caffè prodotto con la caffettiera tradizionale potrebbe essere dovuto al fatto che la tostatura del caffè in capsula avviene a temperature molto più alte rispetto a quello in polvere o destinato ad altri usi. Questo da un lato consente ai produttori di tostare e avere il caffè pronto all’uso in tempi molto brevi, dall’altro fa sviluppare livelli maggiori di furano rispetto alla tostatura con temperature più basse. L'esposizione dei consumatori a furano e metilfurani nei prodotti alimentari potrebbe causare possibili danni di lungo termine al fegato. Il gruppo di persone più esposte è quello dei bambini piccoli. La sua particolarità è che oltre ad essere tossico è anche fortemente cancerogeno. La capsula infatti, essendo sigillata, impedisce al furano presente di disperdersi, trattenendo una quantità molto maggiore rispetto a quella che potremmo riscontrare in un caffè espresso. Per darvi un’idea delle proporzioni, in una capsula sono presenti in media dai 117 ai 244 nanogrammi di furano, mentre in un caffè preparato con la macchinetta tradizionale dai 20 ai 78 nanogrammi.
Capsule vs. Cialde: Differenze e Sostenibilità
Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra caffè in cialde e caffè in capsule, iniziando proprio dalle differenze esistenti nella forma e nei materiali utilizzati per i due prodotti. La capsula è un involucro di plastica dalla forma cilindrica ed in genere la capsula è di plastica oppure in alluminio. La cialda, invece, altro non è che un involucro di carta che è costituito da cellulosa. C’è un parametro su tutti che ti aiuterà a capire al volo quale dei due sistemi hai di fronte: le capsule caffè sono tutte di plastica, di alluminio o di un materiale riciclabile, comunque rigide e dure, con forme diverse in base alla macchina da caffè per la quale sono destinate. Tra le più diffuse troviamo le capsule Espresso Point, cilindriche e in plastica bianca; le A Modo Mio, in plastica scura leggermente più appiattite e larghe; o ancora quelle destinate alle macchinette Nespresso, dalla forma più allungata e realizzate in alluminio.
Ma non finisce qui. Certo, ovviamente il caffè, ma non solo. E poi, che caffè? Sia nelle cialde sia nelle capsule trovi racchiuse le perfette miscele di Arabica e Robusta, i chicchi più diffusi provenienti da tutto il mondo. Vengono torrefatti e macinati, e quindi combinati tra di loro. Ma, come accennato, non solamente espresso. Una capsula di caffè viene confezionata in atmosfera protetta, e vista la loro conformazione strutturale si auto proteggono. Questo tipo di contenitore permette infatti di avere la garanzia di massima igiene e di evitare ogni tipo di aggressione da parte di agenti esterni. Una cialda di caffè, invece, viene confezionata sempre in monodose. Capsule in alluminio o plastica: non sono riciclabili, in quanto contengono sia alluminio, o plastica, che caffè. Per assurdo si dovrebbero aprire per poi riciclare separatamente la parte esterna dalla miscela all’interno. Ma è troppo scomodo e richiederebbe tempo, a discapito quindi della praticità. Nessun problema invece per le cialde: essendo composte di carta e di semplice caffè macinato possono essere gettate nell’umido. Riciclabili al 100% e pratiche.
Leggi anche: Vantaggi e Svantaggi dell'Espresso in Cialde
Riguardo alla distinzione tra le due, le cialde sono leggermente più economiche delle capsule.
Cialde ESE: Un'Alternativa Ecologica e Sicura
La soluzione fortunatamente esiste già e Caffè del Caravaggio ne fa uso sin dal primo giorno: le cialde ecologiche compostabili ese filtro carta, che possono essere serenamente smaltite nell’umido e non alterano minimamente il sapore e la composizione del caffè che contengono. Caffè del Caravaggio ha sempre fatto uso di cialde in filtro carta, ecologiche e compostabili, per conservare e distribuire i propri caffè pregiati, e non smetterà mai di farlo. Le cialde caffè di Caffè del Caravaggio sono comunemente chiamate cialde caffè ESE (easy Serving Espresso) e sono sigillate in atmosfera protetta per mantenere il caffè fresco e aromatico fino all'apertura e al consumo.
Moka e Alluminio: Qual è la Situazione?
Che si parli di caffè in capsule o moka, l’alluminio rimane protagonista essendo usato dal 1933 per realizzare caffettiere (anno in cui Alfonso Bialetti iniziò a produrre la caffettiera a base ottagonale). Parlando di temperature, con la moka si raggiunge una temperatura inferiore a quella di ebollizione (intorno ai 90 °C), e il tempo di contatto tra acqua e caffè in polvere è di circa un minuto. Per le capsule la temperatura oscilla da 85 a 96°C e il tempo di contatto è molto breve. La risposta è no. L’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) ha eseguito studi specifici, secondo le loro valutazioni le caffettiere in alluminio quando vengono utilizzate la prima volta formano uno strato protettivo in grado di ridurre drasticamente il trasferimento di alluminio. Secondo il BfR se la moka viene utilizzata correttamente non espone il consumatore all’eventuale assunzione di alluminio, in quanto i valori di esposizione complessiva sono minimi. Un’altra conferma arriva dal rapporto dell’Istituto superiore di Sanità Istisan 19/23 che ha analizzato campioni di caffè preparati in diverse caffettiere moka lasciate su un fornello elettrico per 12 minuti. L’alluminio migra in quantità inferiori al limite di rilevabilità (fissato in 0,001 mg/Kg). Per quanto riguarda le capsule, una risposta arriva dall’Agenzia nazionale francese per la salute e la sicurezza alimentare (Anses) che sulla base di alcuni studi specifici non ritiene che il loro aumenti i livelli di esposizione del consumatore a specifici contaminanti chimici. Le conclusioni delle ricerche condotte dagli istituti europei più accreditati ritengono che in qualunque modo venga preparato il caffè, l’alluminio non rappresenti un rischio per il consumatore.
Ulteriori Considerazioni: Pesticidi e Commercio Equo
E’ sconcertante l’ultima inchiesta effettuata dalla nota rivista “Il salvagente”. Acrilammide, Furano e metilfurani, Residui di pesticidi, Glifosato nei caffè biologici ed altre sostanze tossiche sono state ritrovate nei laboratori tedeschi di Oekotest ove sono finiti 21 tipi di cialde di caffè, tra i quali Penny, Lidl, Aldi e Lavazza Crema e gusto. A destare qualche preoccupazione è la presenza di glifosato. L’uso di pesticidi, come dice la rivista “IL SALVAGENTE”, è un altro problema serio emerso dall’analisi. Tre quarti dei caffè testati presentavano residui di pesticidi, tra cui proprio il diserbante glifosato, molto diffuso nelle coltivazioni agricole, ma controverso per i suoi effetti sull’ambiente e sulla salute umana. Noi condividiamo ciò che sostiene la rivista “IL SALVAGENTE” e cioè che “l’elevata presenza di sostanze nocive e la contaminazione diffusa con pesticidi, anche in prodotti biologici, dimostra che le normative attuali non sono sufficienti a garantire la sicurezza del consumatore. Va da sé che di solito il commercio equo e solidale vada a braccetto con il biologico: un binomio da valorizzare!
Leggi anche: Macchina Caffè Guzzini: Quali Cialde Usare?