La forchetta, un utensile oggi onnipresente sulle nostre tavole, ha una storia sorprendente e una lenta evoluzione. La sua adozione non è stata immediata, incontrando resistenze culturali e religiose, prima di diventare un simbolo di eleganza e funzionalità. In particolare, la forchetta per dolci ha una sua specifica storia e un utilizzo ben definito.
Le Origini: Un Lusso Orientale
Sembra appurato che la prima persona a usare una forchetta in Italia sia stata una donna, la principessa bizantina Maria Argyropoulaina, nel pranzo nuziale del suo matrimonio con il figlio del Doge Orseolo II nel 1003. Tuttavia, reperti archeologici indicano che una versione primitiva della forchetta era già in uso in epoca greca e romana. Nella Roma del Tardo Impero, la ligula o lingula, una forchetta a due rebbi, era usata per consumare datteri o piccoli dolci al miele.
La forchetta fece il suo debutto a Venezia, importata da Costantinopoli. Maria, la principessa greca moglie del Doge Giovanni Orseolo II e nipote dell’Imperatore Basilio II, utilizzava una forchetta a due rebbi per mangiare la frutta, in particolare i datteri o altre pietanze ricoperte di miele. Questo strumento destò scandalo, poiché la chiesa romana, in conflitto con quella ortodossa, lo considerava un simbolo di eccessiva raffinatezza e superficialità.
L’uso della forchetta non fu ben visto dalla chiesa romana, che aveva rapporti molto stridenti con quella ortodossa, e non vide nulla di buono in quello strumento così superficiale. Si pensava che il modo in cui la donna morì, a causa di una cancrena, fu adeguato per i peccati gravi che aveva commesso, tra cui l’utilizzare quello strumento demoniaco.
Medioevo: Un Periodo di Oblio
Il Medioevo fu un periodo in cui si fece pochissimo uso di questa posata, sia perché non era alla portata di tutti sia perché si usava far arrivare il cibo in tavola già tagliato. Fino ad allora l’oggetto più utilizzato era stata la lingula, proprio la forchetta a due rebbi usata per infilzare la frutta. La forchetta fu a lungo vietata nei conventi.
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La forca, inoltre, è un oggetto che iconograficamente è sempre stato simbolo del diavolo e nella società fortemente cristiano cattolica del Medioevo qualsiasi cosa diabolica era fortemente da evitare. Ecco dunque che, l’uso della forchetta, per la sua forma considerata demoniaca, non ebbe subito una larga diffusione, ma venne a lungo osteggiata dalla cultura cristiana.
Il Rinascimento: La Forchetta alla Corte dei Medici
Un’altra testimonianza dell’uso della forchetta si ha presso la famiglia fiorentina Pucci grazie a un quadro del 1483 di Sandro Botticelli, Nastagio degli Onesti, quarto episodio.
Caterina de’ Medici, quando sposò re Enrico II di Francia, portò con sé la sua collezione di argenteria da tavola, che comprendeva anche le forchette, che utilizzò al banchetto di nozze del 1533, destando scalpore tra la corte che non apprezzò subito quella novità. Nuove usanze arrivavano da Firenze e venivano introdotte nel Paese dalla Regina Madre, una figura importantissima nella storia della monarchia francese, ma da sempre discussa e controversa. Caterina de’ Medici introdusse la cucina toscana, facendo arrivare cuochi dalla sua regione d’origine e la forchetta per evitare di continuare a mangiare con le mani.
Il Settecento: L'Affermazione della Forchetta
Bisogna aspettare il 1684, quando il Re Sole Luigi XIV ne intuì la funzionalità ed eleganza e ne promosse la diffusione alla corte di Versailles, per vederne una larga diffusione tra l’aristocrazia francese prima ed europea poi. Nel corso della sua vita, inoltre, Luigi XIV di Francia si mostrò tanto attaccato alla religione quanto libertino. Molti i riti liturgici, la messa ogni mattina, ma altrettante amanti - in arrivo dai passaggi segreti per loro escogitati - e conseguenti figli illegittimi. Luigi XIV si era sempre dimostrato anche un grande amante dell’arte e della cultura. Costruì la reggia di Versailles per spostare il mondo dell’aristocrazia francese verso di sé, distraendolo con banchetti e balli dal cuore della politica, Parigi. Tra una battuta di caccia e l’altra, l’aristocrazia parigina si prostrava di fronte al Re Sole. Zuppe, arrosti, omelettes, frutta e dolci di ogni tipo, a un certo punto fece il suo ingresso a tavola anche la forchetta: da allora il Re non dovette usare una salviettina umida con la quale si puliva le dita dopo aver mangiato con le mani.
Fu un napoletano, Gennaro Spadaccini, ciambellano alla corte di Ferdinando IV di Borbone, che introdusse il quarto rebbo, per facilitare l’arrotolamento degli spaghetti, formato di pasta già molto amato a Napoli in quell’epoca. Si può affermare quindi che la forchetta ebbe da quel momento notevole diffusione nel Sud Italia dove si consumava pasta lunga. Infatti nell'Italia del nord, dove non erano diffuse le stesse abitudini alimentari, arrivò solo successivamente questa posata.
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La Forchetta per Dolci: Un Membro Specializzato della Famiglia
Nel corso del tempo non solo i rebbi sono diventati quattro, ma le forchette si sono differenziate a seconda dell’utilizzo che se ne deve fare. Tradizionalmente quelle che ne hanno tre sono le forchette da dolce mentre, a volte, quelle che ne mostrano solo due si usano per la frutta.
La forchetta da dessert, generalmente più piccola delle forchette da tavola, è progettata per essere maneggiata con delicatezza e precisione. La sua dimensione ridotta la rende ideale per porzioni contenute di torte, pasticcini e altri dolci.
Utilizzo e Galateo
Le forchette vanno sempre messe a sinistra del piatto. L’unica forchetta ammessa a destra è quella per le ostriche. Una tavola apparecchiata senza forchetta al giorno d’oggi ci sembrerebbe spoglia e senza un elemento essenziale.
Secondo il galateo, la posate si tengono dalla parte alta del manico e si muovono con dei gesti giusti e a misura, sempre dal piatto alla bocca, senza ovviamente causare rumore. La forchetta a sinistra, coltello e cucchiaio a destra, le posatine da frutta e dolce davanti ai bicchieri.
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