La Sicilia, terra di contrasti e di sapori intensi, vanta una tradizione culinaria ricca e variegata, frutto di secoli di dominazioni e di scambi culturali. Augusta, con la sua storia millenaria e la sua posizione strategica sul mare, non fa eccezione. Questo articolo è un viaggio alla scoperta dei dolci sapori di Augusta, un'esplorazione tra storia, tradizioni e ricette che raccontano l'anima di questa affascinante città.
Catania: Un Epicentro di Tradizioni Culinarie e Bellezze Architettoniche
Catania, città etnea per eccellenza, è un crocevia di sapori e culture. La sua cucina è un'espressione autentica della cultura locale, con piatti e prodotti tipici che riflettono la generosità del territorio e l'influenza delle diverse culture che hanno abitato l'isola nel corso dei secoli. Dalla pasta alla Norma allo street food, ogni piatto racconta una storia fatta di passione e di amore per la propria terra.
La Pesca della Mascolina: Un Tesoro del Mare di Augusta
La pesca della masculina, un'alice che viene catturata con la testa nelle maglie della rete, è una tradizione secolare che si pratica da aprile a luglio nel tratto di mare che va da Acireale a Capo Santa Croce, nel comune di Augusta. Questi luoghi, ricchi di storia e di fascino, sono stati immortalati anche da Giovanni Verga ne “I Malavoglia”, con i porticcioli di San Giovanni li Cuti, Aci Castello e Ognina che rappresentano veri e propri simboli per i pescatori locali. Le piccole alici, fresche e saporite, vengono utilizzate per preparare deliziosi piatti, esaltando i sapori del mare e della tradizione siciliana.
Il Miele di Zafferana: Un Dolce Nettare alle Pendici dell'Etna
Zafferana Etnea, un piccolo comune alle pendici del vulcano, è rinomato per la produzione di miele. Con oltre settecento apicoltori, Zafferana contribuisce al 15% della produzione nazionale di miele. Questo miele, dalle proprietà curative eccezionali, è un ingrediente prezioso nella preparazione di dolci e pietanze tipiche, conferendo un sapore unico e inconfondibile.
La Scacciata Catanese: Un Classico della Vigilia di Natale
La scacciata è una sorta di pizza ripiena dall’impasto sottile, farcita in vari modi. È un piatto tipico della Vigilia di Natale nelle case dei catanesi, ma si trova tutto l’anno nei panifici e nei forni della città e della provincia. La ricetta più diffusa è quella con tuma, acciughe e olive, ma ne esistono molte altre versioni a seconda della stagione e del luogo in cui viene preparata.
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Il Suino Nero dell'Etna: Un Presidio Slow Food
Il suino nero dell'Etna, presidio Slow Food dal 2021, è un prodotto tipico locale. Viene preparato sul “ceppo” (una sezione di tronco di quercia dell’Etna) ed è composto da un'unione di diversi tagli di carne di maiale (capocollo, guanciale, lardo, pancetta e coscia generalmente) tagliuzzati con un tipico coltello locale e poi conditi con sale e spezie.
Il Pistacchio di Bronte: L'Oro Verde della Sicilia
Il pistacchio di Bronte, considerato l'oro verde della Sicilia, è Denominazione di origine protetta DOP dal 2009 e presidio Slow Food. Questo prodotto di altissima qualità, oggi molto popolare, è utilizzato in numerose preparazioni, dai dolci alla pasta. Le piantagioni di pistacchio a Bronte si svilupparono grazie agli arabi, e l'albero cresce sui terreni lavici dell’Etna senza bisogno di concime o di irrigazione.
Il Cavolo Trunzo di Aci: Un Ortaggio dalle Striature Violacee
Il cavolo trunzo di Aci è un cavolo rapa coltivato da sempre, riconoscibile grazie alle sue striature violacee. Si raccoglie nel suo massimo splendore da maggio a giugno e da ottobre a novembre. Si mangia sia crudo, sia in insalata, che cotto. Utilizzato in diversi ristoranti e pizzerie della zona, questo ortaggio è apprezzato anche nelle cucine più creative e raffinate.
La Pasta alla Norma: Un Omaggio a Vincenzo Bellini
La pasta alla Norma è uno dei piatti simbolo della Sicilia, nato a Catania in omaggio all’opera più famosa del musicista Vincenzo Bellini. Secondo la leggenda, fu un commediografo siciliano, Nino Martoglio, a battezzare il piatto con questo nome, esclamando: "Questa pasta è una Norma!", paragonando la sua bontà alla perfezione dell’opera di Bellini. Si tratta di un primo condito con salsa di pomodoro, melanzane, ricotta salata e basilico.
Muffin e Cupcake: Due Dolci Conquistano il Mondo
Muffin e cupcake sono piccoli gioielli della pasticceria che con la loro morbidezza e la loro dolcezza sanno sempre come regalare un momento speciale.
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Muffin: Origini e Preparazione
I muffin sono dolcetti piccoli, morbidi e con una cupoletta al centro incredibilmente riconoscibile. Nonostante molti pensino che siano originari degli Stati Uniti, in realtà il muffin nasce in Inghilterra: il termine compare per la prima volta in terra inglese nel 1703, con la scritta moofin. Altre teorie suggeriscono un'origine francese, da mouflet che significa "soffice", mentre altri ancora ritengono che derivi dal tedesco mufflen, ossia "piccola torta".
Il muffin dell’inizio era un piatto povero, che il fornaio di famiglia cucinava per la servitù, unendo resti di pane e della lavorazione dei biscotti, mescolati con patate schiacciate, poi fritto per ottenere così dei muffin leggeri e croccanti. Quando i nobili scoprirono questa ricetta, la adorarono così tanto che volevano venissero preparati per l'ora del tè, entrando a far parte di questo rituale.
Oggi il muffin è un dolce molto semplice, da colazione o da merenda, contraddistinto da un impasto facile a cui, a piacere, possono essere aggiunte gocce di cioccolato o frutta fresca. Un segreto per la preparazione è non montare troppo l'impasto, ma usare semplicemente una forchetta, poiché più si gira l'impasto, più il muffin potrebbe risultare duro. Se lo si lavora troppo, il rischio è quello di rafforzare la maglia glutinica ottenendo un dolce duro.
Per far sì che la cupoletta venga perfetta, il segreto è riempire 3/4 del pirottino, non di più. Se si mette troppo impasto, il rischio è quello di creare una cupola che però una volta raffreddata potrebbe collassare: il trucco quindi è quello di lasciare un po' di spazio, calcolando quello che occuperà il dolce lievitando.
Cupcake: Storia e Caratteristiche
Anche per i cupcake esistono diverse teorie sull'origine, ma le due più accreditate concordano sul fatto che c'entrano delle tazze: una prima spiegazione suggerisce l'idea che i cupcake originali derivino dalla pratica di realizzare questi piccoli dolci direttamente in tazza. La seconda invece ritiene che queste mini torte venivano preparate misurando gli ingredienti in cup, letteralmente in "tazza".
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A livello di ingredienti, sono più o meno gli stessi dei muffin, con una leggera, ma essenziale, distinzione nella modalità di preparazione: il cupcake ha una montata di burro e zucchero da cui si parte, che serve non solo a dargli morbidezza, ma anche a far uscire piatta la tortina. Caratteristica essenziale del cupcake infatti è proprio il suo essere piatto - in modo che possa accogliere il frosting - qualità che deriva, oltre che dalla montata iniziale, anche dalla temperatura del forno che, infatti, si aggira sui 150-160 °C, perché il cupcake, non avendo bisogno di nessuno sviluppo in altezza, può avere una cottura più lenta del muffin.
La differenza più netta rispetto ai muffin è il frosting, quella cremina soffice e vellutata, che li rende incredibilmente belli e scenografici, e che gli conferisce anche una morbidezza senza eguali. Il frosting può essere una crema al burro o una cream cheese.
Differenze tra Muffin e Cupcake
La prima grande e più evidente differenza è nella presentazione: i muffin sono serviti così come vengono sfornati, mentre i cupcake prevedono un frosting, una crema nella parte superiore, che può essere realizzata con burro o formaggio spalmabile. Proprio questa loro divergenza, li porta ad avere un impasto diverso, non tanto negli ingredienti, che restano pressoché uguali - con la sola eccezione che nei muffin può essere aggiunto lo yogurt o si può utilizzare il latticello per renderlo più morbido -, ma nella modalità di preparazione: la base di partenza per i cupcake è una montata di burro e zucchero, a cui poi vanno aggiunti i restanti ingredienti. Per i muffin, invece, bisogna lavorare, separatamente, ingredienti liquidi e secchi per poi unirli insieme, mescolandoli per un tempo molto breve, anche solo con una forchetta. L'impasto di questi ultimi, inoltre, può essere arricchito da gocce di cioccolato, frutta secca o fresca che andranno mescolati prima con gli ingredienti secchi.
A fare la differenza, poi, è anche la temperatura a cui i due dolci vengono cotti: considerando che per i muffin abbiamo bisogno di creare la cupoletta, il forno dovrà avere una temperatura di 170-180 °C. I cupcake, al contrario, non hanno bisogno di questo sviluppo, per cui possono cuocere più dolcemente a 150-160 °C.
L'Esperienza di "Pasticcia" in Italia
Augusta, conosciuta come Pasticcia, ha aperto nel 2014 la prima cupcakeria d'Italia a Salerno. "Il nostro prodotto di punta è sicuramente il cupcake - dei cinque metri di bancone, tre sono occupati da cupcake di diversi gusti - ma realizziamo anche altri dolci come cookies, cinnamon rolls, brownies, macarons e anche torte, ma solo red velvet".
L'esperienza che ha sancito definitivamente la nascita di Pasticca è stato "il mio viaggio a Londra: ci sono stata un mese e con una missione ben precisa, perché già sapevo cosa volevo fare. Lì ho assaggiato tutto, ho capito come volevo impostare la mia pasticceria ma mi sono anche resa conto che, come venivano realizzati in Inghilterra, non avrebbero funzionato in Italia. Quindi sono tornata a casa e ho cominciato letteralmente a ‘pasticciare‘ - da qui il mio nome - fino a quando non ho trovato la ricetta perfetta dei cupcake che, ancora oggi, è amata da tutti i miei clienti". La particolarità dei dolci di Pasticcia è che "io non uso burro nei miei dolci. Sono fatti tutti con l'olio, perché rispetto al burro, credo che li renda più amabili per il nostro palato".
Pani e Dolci della Pasqua: Tradizioni e Simbolismi
I pani e dolci della Pasqua, carichi di significati ormai dimenticati, sono il risultato di complesse sedimentazioni culturali e si caricano di forti connotazioni sociali, in quanto veicoli di rapporti solidaristici e di reciproca affettività. Per Pasqua la nuora regala la “palumbedda” alla suocera, il fidanzato regalava il cuore di pasta reale.
La Festa di San Martino: Un Inno al Vino Nuovo
“Per San Martino ogni mosto diventa vino”. Dalle antiche feste romane per il vino nuovo discende la moderna e popolarissima festa di San Martino, che cade l’11 novembre.
Ricettari di Storia: Un Viaggio nel Tempo Attraverso i Sapori
Da qualche anno ho preso la sanissima abitudine di comprarmi un bel libro sulla cucina locale in ogni posto che visito. Paese che vai, libro di cucina che trovi! Ho una vera e propria passione per le sezioni di Storia locale delle librerie, per i bookshop impolverati degli ecomusei, per le ristampe anastatiche dei piccoli editori, e per i guazzabugli colorati di certi bar-bazar-edicola-tabaccaio di paese! Lì, di solito, riesco a scovare certi libercoli desueti e sperduti, che accolgo con immenso entusiasmo nella mia collezione.
A inizio marzo sono stata a Trieste con Aifb per Oliocapitale. Ovviamente non potevo tornare a casa senza uno di questi miei gloriosi cimeli libreschi. Da Ubik, libreria nella galleria della Piazza della Borsa, ho trovato questo grande classico della cucina triestina, il ricettario di Maria Stelvio. Datato 1927, questo libro ha conosciuto una fortuna praticamente ininterrotta: di ristampa in ristampa è diventato il punto di riferimento della cultura gastronomica locale, oltre che il regalo perfetto per ogni fanciulla da marito.
Nelle prime pagine di questa ristampa c’è una specie di tributo davvero tenero: Annika, Marina e Tiziana raccontano la loro bisnonna, Maria Stelvio, non come semplice autrice di un libro di cucina, ma come una donna straordinaria, che nelle vicissitudini della vita è riuscita a mantenere la sua indipendenza e a difendere i propri ideali. Incredibilmente “moderna” e anticonformista in tempi in cui una donna sposata non poteva neppure continuare a fare la maestra elementare, Maria ha scritto questo ricettario per sua figlia Augusta. «Dissi a mia figlia che andava a marito: ti compilerò un ricettario e dettaglierò la preparazione delle vivande in modo che tu, da profana, riesca a farti onore. […] Quando ebbi finito il libro, rileggendolo, pensai a tutte quelle fanciulle che, tolte dal loro lavoro professionale, passano lì per lì a fare le padrone di casa, senza conoscenza alcuna delle cose che riguardano la preparazione del vitto e compresi come tale inesperienza sia preludio di dissapori fra le giovani coppie, sia per il desinare mal riuscito, sia per lo sbilancio che ne consegue.
Totalmente privo di illustrazioni si tratta di uno di quei libri completi “dall’antipasto al dolce”, con bevande, idee per menù e consigli di igiene&Co.per “novizie”, di quelli che ormai non si trovano più nella nostra epoca di iperspecializzazione. Abituali a libri di massimo un centinaio di pagine dedicati alla “tecnica di arrotolamento con grazia dell’acciuga intorno all’oliva per l’aperitivo in piedi” strabuzziamo decisamente gli occhi per un capitolo dedicato al pollo aperto dalla premessa su come sgozzarlo, e da come gestirne le interiora.
La signora Maria ha davvero un’infinità di buoni consigli per padroneggiare fornelli, ingredienti e cucina triestina da perfetta padrona di casa. Ammucchiare la farina passata al setaccio sulla spianatoia, farvi una fossetta e mettervi dentro l’uovo, lo zucchero, il vino, il sale, la raschiatura di limone e un po’ di lievito in polvere. Con una spatola mescolare il liquido assorbendo pochissima farina finchè tutti gli ingredienti saranno ben sciolti e amalgamati; aggiungere il burro leggermente rammollito e incorporare la farina. Formare con la pasta dei lunghi filoncini, tagliarli all’altezza di circa 15 cm, unirli a mo’ di ciambelline che prenderanno nome di buzolai.
Torteria: Un Luogo dove Sentirsi in Famiglia
Dai boschi della Bessa alle saline di Lanzarote, dalle fattorie di Cerrione alla città di Uji, selezioniamo ingredienti che abbiano una storia da raccontare. Storie di gusto, di bontà, di sapori insoliti e inaspettati, ma anche storie di sostenibilità e tradizione. Dopodiché impastiamo tutto con i nostri assi nella manica: la passione per un progetto fatto di spontaneità e condivisione, la curiosità del ricercare ricette e stimoli sempre nuovi, l’atmosfera conviviale e casereccia dei dolci fatti in casa. Il risultato? Torteria è un posto dove sentirsi in famiglia, sostare senza fretta per tutto il tempo che si vuole, circondati da un’atmosfera intima e da tante, tantissime golosità. Vieni a trovarci per una merenda con torte fatte in casa e tè pregiati, per una pausa pranzo sana e rigenerante, o ancora per una cena etnica all’insegna del viaggio nei sapori.
6 Dolci che Ogni Goloso Dovrebbe Assaggiare nel Cuneese
Pensando alla cucina cuneese vengono subito in mente piatti saporiti come l’immancabile bagna caöda, gli irresistibili tajarin o l’eccellente carne di razza bovina piemontese. E i dolci? Anche su questo versante questo territorio ha molto da raccontare, ma soprattutto da assaporare. Ecco una carrellata di alcune delle più golose esperienze gustative da fare in Piemonte o da portare a casa con voi.
Cuneesi al Rhum: Fin dal 1923, racchiusi uno a uno nel loro elegante incarto, i Cuneesi al Rhum sono il dolce simbolo del capoluogo piemontese. Vengono creati dalla storica pasticceria Arione partendo da una deliziosa crema al fondente e rhum, abbracciata da due morbide meringhe e racchiusa da una velo di croccante cioccolato. Così golosi che anche Ernest Hemingway venne ad assaggiarli nel lontano 1954, oggi sono prodotti da numerosi laboratori di pasticceria, anche con ripieni non alcolici.
Cupeta: La cupeta è un dolce antico, che viene da lontano. Arriva infatti nelle Valli Monregalesi con i mori saraceni e le loro scorribande nel X secolo. La loro preparazione, tipica del periodo natalizio, è particolarmente semplice: una volta caramellati zucchero e miele insieme, vengono aggiunte noci o nocciole sminuzzate grossolanamente. Il composto viene poi inserito tra due dischi di ostia. Questo particolare dolce è il protagonista della fiera che a ottobre anima il piccolo borgo di Torre Mondovì.
Basin di Madama Racchia: Nella cittadina di Bene Vagienna, tra la piana cuneese e le Langhe, nasce un dolce tanto piccolo quanto delicato. I “basin di Madama Racchia” sono formati da due parti di impasto alla farina di nocciole, tenute insieme da una confettura di mela e lamponi, e devono il nome a un’antica famiglia benese. Oggi è possibile assaggiarli nella storica pasticceria “Maggi” che detiene la ricetta segreta.
Marron Glacè: Il marron glacè nasconde nella sua semplicità un complesso processo di lavorazione che dura giorni e giorni, ma restituisce una delizia che ha pochi pari. Questo dolce, nato nel Settecento, trova a Cuneo la sua casa. Nelle vetrine degli eleganti locali cittadini troneggia mostrando la sua lucida e dolce glassa, mentre nel mese di ottobre la città tributa da decenni a questo frutto, povero e regale al tempo stesso, una manifestazione di rilevanza nazionale: la Fiera del Marrone.
Biscotti di Meliga: Un croccante biscotto creato con farina di mais, un dolce e avvolgente profumo e tutto il sapore della tradizione rurale del cuneese. I biscotti di meliga vengono prodotti con un semplice impasto di farina di grano e mais (“meliga” in piemontese), zucchero, burro e uova. Tra i più noti sicuramente ci sono quelli prodotti a Pamparato, tra le montagne monregalesi. Il modo migliore per gustarli è da soli, inzuppati nello zabaione o addirittura con vino passito o moscato.
Dronerese: Alle porte della Valle Maira, nel caratteristico paese di Dronero, puoi andare a scoprire un’altra delizia, meritevole di incontrare le tue papille gustative. Il Dronerese classico è l’unione di due meringhe friabili, tenute insieme da una golosa crema di cioccolato, rhum e crema pasticcera. Una seconda versione prevede invece l’uso di una crema gianduja. Scegliere tra le due è impossibile, provale entrambe!