Gennaio segna l’inizio di un nuovo anno, un periodo in cui le tradizioni si intrecciano con la magia delle feste, creando un’atmosfera unica e suggestiva. Tra le montagne del Lago di Como, il territorio si anima con eventi e iniziative pensate per celebrare il Natale e accogliere il nuovo anno con gioia e calore. Questo articolo è un viaggio attraverso la storia e le tradizioni di questo territorio, con un focus particolare sulle celebrazioni natalizie che lo rendono un luogo speciale da vivere e scoprire.
Il Magico Natale a Mandello del Lario e Bellano: Un Tuffo nel Passato
Il Magico Natale a Mandello del Lario offre un ricco calendario di eventi pensati per grandi e piccoli. Spettacoli, laboratori, musica, iniziative solidali e momenti di festa animano il territorio per tutto il periodo natalizio.Un’occasione per lasciarsi avvolgere dalla magia della Pesa Vegia di Bellano, una tradizione secolare che ogni anno anima il borgo con luci, storie e antichi rituali. Le vie del paese si trasformano, tra figuranti in costume e ambientazioni ricche di fascino.
La Pesa Vegia è una festa molto sentita a Bellano, che rievoca un episodio storico del XV secolo. La leggenda narra che, durante il dominio dei Visconti, gli abitanti di Bellano riuscirono ad ingannare i soldati milanesi, anticipando di un giorno il suono delle campane che annunciavano l'inizio della fiera annuale. Questo stratagemma permise loro di vendere le proprie merci prima dell'arrivo dei milanesi, evitando così di dover pagare le tasse. Ancora oggi, la Pesa Vegia è celebrata con una grande festa popolare, che coinvolge l'intero paese e attira visitatori da tutta la regione.
Colico ed Esino Lario: Villaggi Natalizi e Presepi Viventi
A Colico si può vivere la magia del Natale con i Mercatini di Natale e la pista di pattinaggio su ghiaccio in Piazza Garibaldi. Per tutto il periodo festivo il lungolago si trasformerà in un vero villaggio natalizio, con luci, decorazioni e casette dedicate a prodotti artigianali e idee regalo. La pista di pattinaggio accoglie famiglie e appassionati di ogni età, regalando momenti di pura atmosfera natalizia.Un appuntamento suggestivo trasforma il paese di Esino Lario in un racconto a cielo aperto. Tra luci, atmosfere d’altri tempi e il presepe vivente, “La Notte dei Magi” invita a vivere un’esperienza intensa e coinvolgente, capace di unire tradizione, emozione e partecipazione.
I mercatini di Natale sono un'altra tradizione molto diffusa nel territorio lariano. Questi mercatini offrono l'opportunità di acquistare prodotti artigianali, decorazioni natalizie, idee regalo e specialità gastronomiche locali. I mercatini di Natale sono un luogo ideale per immergersi nell'atmosfera natalizia e trovare regali originali e unici.
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Dervio e Casargo: Magia e Tradizioni
Fino al 6 gennaio, sul lungolago di Dervio prende vita il Christmas Village, un piccolo angolo di magia dove profumi, luci e colori trasformano l’inverno in una festa. “Imprevisti di Natale” del Magic Bunny Show arriva al Teatro F. Casargo si illumina di magia con il tradizionale Corteo dei Re Magi, un appuntamento suggestivo che rievoca il cammino verso la Natività. Tra presepe vivente, figuranti, musica popolare e atmosfere notturne, il paese diventa teatro di una storia senza tempo.
Il Corteo dei Re Magi è una tradizione molto antica, che rievoca l'arrivo dei Re Magi a Betlemme per adorare il Bambino Gesù. Il corteo è composto da figuranti in costume, che sfilano per le vie del paese, accompagnati da musica e canti tradizionali. Il corteo culmina con la rappresentazione della Natività, che si svolge in una suggestiva ambientazione.
Musica e Cultura: La Traviata a Premana e le Montagne al Museo La Fornace
La Corale S. Cecilia, il Corpo Bandistico S. Dionigi e il Coro Nives di Premana, presentano una serata speciale dedicata a uno dei capolavori assoluti di Giuseppe Verdi: La Traviata. L’evento si tiene sabato 3 gennaio 2026: sarà una serata di musica, emozioni e grande tradizione culturale, immersi nella suggestiva cornice della chiesa di San Dionigi. Il Museo La Fornace propone un ricco programma di appuntamenti dedicati alla montagna, alla storia e alla memoria del territorio. Tra installazioni immersive, incontri culturali e attività educative, il percorso invita visitatori di tutte le età a scoprire e approfondire il legame tra uomo, natura e tradizioni alpine.
La musica è un elemento fondamentale delle celebrazioni natalizie nel territorio lariano. Concerti, cori e spettacoli musicali animano le chiese, i teatri e le piazze dei paesi, creando un'atmosfera di festa e condivisione. La Traviata a Premana è un esempio di come la musica possa essere utilizzata per celebrare la cultura e le tradizioni del territorio.
Lecco e Barzio: Pattinaggio sul Ghiaccio e Musica di Capodanno
Potrai finalmente esplorare le meraviglie del parco nei giorni feriali, senza costi e senza limiti di numero minimo di partecipanti. Un appuntamento imperdibile per vivere la magia dell’inverno sul ghiaccio, nel cuore di Lecco! Il Corpo Musicale S. Cecilia di Barzio apre il 2026 con Brindisi in Musica, il tradizionale concerto di Capodanno. Una serata elegante e coinvolgente, pensata per celebrare l’inizio del nuovo anno attraverso la forza e l’emozione della musica.
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Il pattinaggio sul ghiaccio è un'attività molto popolare durante il periodo natalizio. Le piste di pattinaggio vengono allestite in diverse località del territorio lariano, offrendo l'opportunità di divertirsi e godersi l'atmosfera festiva. Il concerto di Capodanno a Barzio è un'occasione per celebrare l'inizio del nuovo anno con musica e allegria.
Mercatini e Sapori Autunnali: Aspettando il Natale a Dervio e Autunno al Panorama
Domenica 30 novembre, Piazza Municipio a Dervio diventa un vero villaggio natalizio con Aspettando il Natale! Tra mercatini, casa di Babbo Natale e spettacolo di burattini, la mattinata sarà ricca di atmosfera. Nel pomeriggio, truccabimbi e l’arrivo di Babbo Natale in carrozza. Musica, spettacoli, gonfiabili, zucchero filato e tante golosità accompagneranno la giornata, che si chiuderà con la magica accensione delle luminarie. Un evento per celebrare insieme la magia del Natale! Domenica 30 novembre vi aspetta Autunno al Panorama una giornata dedicata ai sapori della Valtellina e della Valvarrone: sciatt e bresaola, accompagnati da una degustazione di formaggi di capra e altre prelibatezze. Non mancherà anche una cantina vinicola per una degustazione tutta da scoprire.
I mercatini di Natale sono un'occasione per scoprire i sapori e le tradizioni del territorio lariano. In questi mercatini è possibile trovare prodotti tipici locali, come formaggi, salumi, miele, marmellate e dolci. Autunno al Panorama è un evento dedicato ai sapori della Valtellina e della Valvarrone, che offre l'opportunità di degustare specialità gastronomiche locali e vini pregiati.
Natura e Storia: Pedalando nel Paese Fantasma e l'Itinerario tra Lago e Naviglio
Scopri la bellezza naturalistica del territorio lecchese, pedalando nel paese fantasma, grazie a questa esperienza in sella alla tua mountain bike! Partendo dalla ciclabile si andrà verso Olginate, per poi salire fino alla “città fantasma” di Consonno. Potrai finalmente esplorare le meraviglie del parco nei giorni feriali, senza costi e senza limiti di numero minimo di partecipanti. Un itinerario tra natura, storia e acqua: dai panorami del lago alle ville lungo il Naviglio Martesana, fino alla Darsena e a Piazza Duomo.
Il territorio lariano offre numerose opportunità per esplorare la natura e la storia. Pedalando nel paese fantasma di Consonno è possibile scoprire un luogo abbandonato e suggestivo, immerso nella natura. L'itinerario tra lago e Naviglio offre l'opportunità di ammirare i panorami del lago di Como e le ville storiche lungo il Naviglio Martesana.
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Un Viaggio nel Tempo: Riflessioni sulla Storia e la Narrazione
«L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl'illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d'Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co' loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll'ago finissimo dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal'argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de' Politici maneggj, et il rimbombo de' bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria a Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione. Nella quale si vedrà in angusto Teatro luttuose Traggedie d'horrori, e Scene di malvaggità grandiosa, con intermezi d'Imprese virtuose e buontà angeliche, opposte alle operationi diaboliche. E veramente, considerando che questi nostri climi sijno sotto l'amparo del Re Cattolico nostro Signore, che è quel Sole che mai tramonta, e che sopra di essi, con riflesso Lume, qual Luna giamai calante, risplenda l'Heroe di nobil Prosapia che pro tempore ne tiene le sue parti, e gl'Amplissimi Senatori quali Stelle fisse, e gl'altri Spettabili Magistrati qual'erranti Pianeti spandino la luce per ogni doue, venendo così a formare un nobilissimo Cielo, altra causale trouar non si può del vederlo tramutato in inferno d'atti tenebrosi, malvaggità e sevitie che dagl'huomini temerarij si vanno moltiplicando, se non se arte e fattura diabolica, attesochè l'humana malitia per sé sola bastar non dourebbe a resistere a tanti Heroi, che con occhij d'Argo e braccj di Briareo, si vanno trafficando per li pubblici emolumenti. Per locchè descriuendo questo Racconto auuenuto ne' tempi di mia verde staggione, abbenché la più parte delle persone che vi rappresentano le loro parti, sijno sparite dalla Scena del Mondo, con rendersi tributarij delle Parche, pure per degni rispetti, si tacerà li loro nomi, cioè la parentela, et il medemo si farà de' luochi, solo indicando li Territorij generaliter Né alcuno dirà questa sij imperfettione del Racconto, e defformità di questo mio rozzo Parto, a meno questo tale Critico non sij persona affatto diggiuna della Filosofia: che quanto agl'huomini in essa versati, ben vederanno nulla mancare alla sostanza di detta Narratione. - Ma, quando io avrò durata l'eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l'avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla? - Questa riflessione dubitativa, nata nel travaglio del decifrare uno scarabocchio che veniva dopo accidenti, mi fece sospender la copia, e pensar più seriamente a quello che convenisse di fare. - Ben è vero, dicevo tra me, scartabellando il manoscritto, ben è vero che quella grandine di concettini e di figure non continua così alla distesa per tutta l'opera. Il buon secentista ha voluto sul principio mettere in mostra la sua virtù; ma poi, nel corso della narrazione, e talvolta per lunghi tratti, lo stile cammina ben più naturale e più piano. Sì; ma com'è dozzinale! com'è sguaiato! com'è scorretto! Idiotismi lombardi a iosa, frasi della lingua adoperate a sproposito, grammatica arbitraria, periodi sgangherati. E poi, qualche eleganza spagnola seminata qua e là; e poi, ch'è peggio, ne' luoghi più terribili o più pietosi della storia, a ogni occasione d'eccitar maraviglia, o di far pensare, a tutti que' passi insomma che richiedono bensì un po' di rettorica, ma rettorica discreta, fine, di buon gusto, costui non manca mai di metterci di quella sua così fatta del proemio. E allora, accozzando, con un'abilità mirabile, le qualità più opposte, trova la maniera di riuscir rozzo insieme e affettato, nella stessa pagina, nello stesso periodo, nello stesso vocabolo. Ecco qui: declamazioni ampollose, composte a forza di solecismi pedestri, e da per tutto quella goffaggine ambiziosa, ch'è il proprio carattere degli scritti di quel secolo, in questo paese. In vero, non è cosa da presentare a lettori d'oggigiorno: son troppo ammaliziati, troppo disgustati di questo genere di stravaganze. Nell'atto però di chiudere lo scartafaccio, per riporlo, mi sapeva male che una storia così bella dovesse rimanersi tuttavia sconosciuta; perché, in quanto storia, può essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella. - Perché non si potrebbe, pensai, prender la serie de' fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura? - Non essendosi presentato alcuna obiezion ragionevole, il partito fu subito abbracciato. Taluni però di que' fatti, certi costumi descritti dal nostro autore, c'eran sembrati così nuovi, così strani, per non dir peggio, che, prima di prestargli fede, abbiam voluto interrogare altri testimoni; e ci siam messi a frugar nelle memorie di quel tempo, per chiarirci se veramente il mondo camminasse allora a quel modo. Una tale indagine dissipò tutti i nostri dubbi: a ogni passo ci abbattevamo in cose consimili, e in cose più forti: e, quello che ci parve più decisivo, abbiam perfino ritrovati alcuni personaggi, de' quali non avendo mai avuto notizia fuor che dal nostro manoscritto, eravamo in dubbio se fossero realmente esistiti. Ma, rifiutando come intollerabile la dicitura del nostro autore, che dicitura vi abbiam noi sostituita? Chiunque, senza esser pregato, s'intromette a rifar l'opera altrui, s'espone a rendere uno stretto conto della sua, e ne contrae in certo modo l'obbligazione: è questa una regola di fatto e di diritto, alla quale non pretendiam punto di sottrarci. Anzi, per conformarci ad essa di buon grado, avevam proposto di dar qui minutamente ragione del modo di scrivere da noi tenuto; e, a questo fine, siamo andati, per tutto il tempo del lavoro, cercando d'indovinare le critiche possibili e contingenti con intenzione di ribatterle tutte anticipatamente. Né in questo sarebbe stata la difficoltà; giacché (dobbiam dirlo a onor del vero) non ci si presentò alla mente una critica, che non le venisse insieme una risposta trionfante, di quelle risposte che, non dico risolvon le questioni, ma le mutano. Spesso anche, mettendo due critiche alle mani tra loro, le facevam battere l'una dall'altra; o, esaminandole ben a fondo, riscontrandole attentamente, riuscivamo a scoprire e a mostrare che, così opposte in apparenza, eran però d'uno stesso genere, nascevan tutt'e due dal non badare ai fatti e ai principi su cui il giudizio doveva esser fondato; e, messele, con loro gran sorpresa, insieme, le mandavamo insieme a spasso. Non ci sarebbe mai stato autore che provasse così ad evidenza d'aver fatto bene. Ma che? quando siamo stati al punto di raccapezzar tutte le dette obiezioni e risposte, per disporle con qualche ordine, misericordia! venivano a fare un libro.
Queste riflessioni sulla storia e sulla narrazione ci invitano a considerare come il passato viene interpretato e tramandato. La storia non è solo un elenco di fatti, ma anche un racconto, un'interpretazione che può variare a seconda del punto di vista. La narrazione storica è un processo complesso, che richiede rigore, accuratezza e sensibilità.
Il Paesaggio Lariano: Un Quadro di Bellezza e Storia
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l'ossatura de' due monti, e il lavoro dell'acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de' torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d'oggi, e che s'incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l'onore d'alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell'estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l'uve, e alleggerire a' contadini le fatiche della vendemmia. Dall'una all'altra di quelle terre, dall'alture alla riva, da un poggio all'altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell'acqua; di qua lago, chiuso all'estremità o piuttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l'acqua riflette capovolti, co' paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra' monti che l'accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch'essi nell'orizzonte.
Il paesaggio lariano è un elemento fondamentale della sua storia e delle sue tradizioni. Il lago, le montagne, i borghi e le ville creano un'atmosfera unica e suggestiva, che ha ispirato artisti, scrittori e poeti nel corso dei secoli. Il paesaggio lariano è un patrimonio culturale da proteggere e valorizzare.
Un Incontro Inatteso: Don Abbondio e i Bravi
Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell'anno 1628, don Abbondio, curato d'una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovan nel manoscritto, né a questo luogo né altrove. Diceva tranquillamente il suo ufizio, e talvolta, tra un salmo e l'altro, chiudeva il breviario, tenendovi dentro, per segno, l'indice della mano destra, e, messa poi questa nell'altra dietro la schiena, proseguiva il suo cammino, guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero: poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli occhi all'intorno, li fissava alla parte d'un monte, dove la luce del sole già scomparso, scappando per i fessi del monte opposto, si dipingeva qua e là sui massi sporgenti, come a larghe e inuguali pezze di porpora. Aperto poi di nuovo il breviario, e recitato un altro squarcio, giunse a una voltata della stradetta, dov'era solito d'alzar sempre gli occhi dal libro, e di guardarsi dinanzi: e così fece anche quel giorno. Dopo la voltata, la strada correva diritta, forse un sessanta passi, e poi si divideva in due viottole, a foggia d'un ipsilon: quella a destra saliva verso il monte, e menava alla cura: l'altra scendeva nella valle fino a un torrente; e da questa parte il muro non arrivava che all'anche del passeggiero. I muri interni delle due viottole, in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un tabernacolo, sul quale eran dipinte certe figure lunghe, serpeggianti, che finivano in punta, e che, nell'intenzion dell'artista, e agli occhi degli abitanti del vicinato, volevan dir fiamme; e, alternate con le fiamme, cert'altre figure da non potersi descrivere, che volevan dire anime del purgatorio: anime e fiamme a color di mattone, sur un fondo bigiognolo, con qualche scalcinatura qua e là. Il curato, voltata la stradetta, e dirizzando, com'era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s'aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l'altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L'abito, il portamento, e quello che, dal luogo ov'era giunto il curato, si poteva distinguer dell'aspetto, non lasciavan dubbio intorno alla lor condizione. Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia, e già molto antica. Fino dall'otto aprile dell'anno 1583, l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Don Carlo d'Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d'Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia, pienamente informato della intollerabile miseria in che è vivuta e vive questa città di Milano, per cagione dei bravi e vagabondi, pubblica un bando contro di essi. Dichiara e diffinisce tutti coloro essere compresi in questo bando, e doversi ritenere bravi e vagabondi… i quali, essendo forestieri o del paese, non hanno esercizio alcuno, od avendolo, non lo fanno… ma, senza salario, o pur con esso, s'appoggiano a qualche cavaliere o gentiluomo, officiale o mercante… per fargli spalle e favore, o veramente, come si può presumere, per tendere insidie ad altri… A tutti costoro ordina che, nel termine di giorni sei, abbiano a sgomberare il paese, intima la galera a' renitenti, e dà a tutti gli ufiziali della giustizia le più stranamente ampie e indefinite facoltà, per l'esecuzione dell'ordine. Ma, nell'anno seguente, il 12 aprile, scorgendo il detto signore, che questa Città è tuttavia piena di detti bravi… Che qualsivoglia persona, così di questa Città, come forestiera, che per due testimonj consterà esser tenuto, e comunemente riputato per bravo, et aver tal nome, ancorché non si verifichi aver fatto delitto alcuno… per questa sola riputazione di bravo, senza altri indizj, possa dai detti giudici e da ognuno di loro esser posto alla corda et al tormento, per processo informativo… et ancorché non confessi delitto alcuno, tuttavia sia mandato alla galea, per detto triennio, per la sola opinione e nome di brav…
Questo incontro inatteso tra Don Abbondio e i Bravi ci introduce in un'epoca di violenza e sopraffazione, in cui la legge era spesso piegata al volere dei potenti. La figura dei Bravi, descritta con precisione e realismo, rappresenta una delle piaghe sociali del XVII secolo lombardo.