Introduzione
La storia di Antonio Panini e della sua famiglia è una narrazione affascinante di resilienza, ingegno e successo imprenditoriale, radicata nel cuore di Modena e diffusa in tutto il mondo. Dalle difficoltà economiche del primo dopoguerra alla creazione di un impero di figurine, la famiglia Panini ha lasciato un segno indelebile nella cultura popolare italiana e internazionale. Questo articolo esplora le origini, le sfide e i trionfi di questa straordinaria famiglia, concentrandosi in particolare sul ruolo cruciale dell'edicola di Portici come punto di partenza di un'avventura imprenditoriale senza precedenti.
Le Radici Familiari e le Difficoltà del Dopoguerra
Il romanzo «L’album dei sogni» di Luigi Garlando narra le vicende di un ramo della famiglia Panini, con Antonio Panini, nato nel 1897, come figura centrale. Sposato con Olga, Antonio ebbe otto figli: Veronica, Norma, Maria Luisa, Giuseppe, Edda, Benito, Umberto e Franco. La narrazione si svolge dal maggio 1916 all’ottobre 1988.
Dopo aver servito come istruttore di volo durante la Prima Guerra Mondiale, Antonio si trovò a fronteggiare le difficoltà economiche del dopoguerra. L’Italia aveva “sconfitto l’Impero Austroungarico, ma non la fame”. Antonio, descritto come un uomo senza la “furbizia del commerciante”, si adattò a diversi lavori per mantenere la sua famiglia numerosa. Trovò impiego presso l’Accademia Militare di Modena come “famiglio”, svolgendo mansioni umili ma garantendo un salario sicuro.
La famiglia Panini viveva in condizioni precarie, affittando metà di un appartamento e nascondendo il vero numero dei figli al padrone di casa. Nel 1941, Antonio si ammalò gravemente e, prima di morire, lasciò ai figli una preziosa raccomandazione: “La testa. Usate sempre la testa e non sarete mai servi di nessuno”. La sua morte prematura lasciò un vuoto incolmabile nella famiglia, ma il suo spirito e i suoi insegnamenti continuarono a guidare i suoi figli.
L'Edicola di Portici: Un Inizio Umile
Nel dicembre del 1944, Olga, una donna pragmatica e intuitiva, convinse i figli ad acquistare un'edicola al centro di Modena. Nonostante le riluttanze iniziali, soprattutto da parte di Giuseppe, la famiglia fece il sacrificio e rilevò l'attività. L'edicola, in realtà, era uno “sgabuzzino striminzito, vuoto e sporco, con un banchetto di legno malmesso”.
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I primi tempi furono difficili, con più raid aerei che copie vendute. Tuttavia, Olga mantenne un atteggiamento positivo e pragmatico, rifiutandosi di fare politica e concentrandosi sulla vendita di giornali e riviste. L'edicola dei Panini si distinse per la sua apertura a pubblicazioni ignorate da altre edicole, come "Candido" e "l'Uomo qualunque", un comportamento coraggioso in un clima politico teso.
Un episodio significativo dimostrò la determinazione della famiglia Panini a difendere la libertà di stampa. Quando alcuni individui tentarono di bruciare le copie de "L'Uomo qualunque" e "Candido", i giovani Panini, guidati da Giuseppe, si opposero fermamente. Olga, pur disapprovando l'uso della violenza, sostenne i suoi figli e difese il diritto di tutti ad esprimere le proprie idee.
La Nascita di un Impero: Le Figurine dei Calciatori
La svolta nella storia dei Panini avvenne nel 1960, quando Giuseppe acquistò a un prezzo vantaggioso una grande quantità di figurine dei calciatori del campionato 1960/1961 rimaste invendute. L'intera famiglia si dedicò all'imbustamento e alla rivendita delle figurine, ottenendo un successo inaspettato.
La figurina dell'allora portiere dell'Atalanta, Pierluigi Pizzaballa, divenne celeberrima perché introvabile, alimentando l'interesse dei collezionisti. L'autore ripercorre l'impressionante crescita della Panini, un'azienda familiare in tutto e per tutto, o meglio, una famiglia che si è dedicata all'azienda con la voglia e il gusto di essere tutti insieme a portare avanti l'attività, ciascuno con i compiti ben definiti, con discussioni e punti di vista diversi, e la capacità di trovare, sempre, una sintesi.
La Panini crebbe rapidamente, diventando un'azienda leader nel settore delle figurine e dei prodotti da collezione. La trasparenza e l'attenzione alla qualità furono i pilastri del successo dell'azienda, che certificò il bilancio dal 1971, quando era obbligatorio solo per le società quotate in borsa.
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Un'Azienda di Famiglia: Valori e Tradizioni
La Panini rimase sempre un'azienda a conduzione familiare, con ogni membro della famiglia che contribuiva al successo dell'attività. Giuseppe era il creativo, Benito il collezionista, Franco il contabile e Umberto il meccanico. La loro dedizione, passione e capacità di lavorare insieme furono fondamentali per la crescita dell'azienda.
Nel corso degli anni, la Panini ampliò la sua produzione, includendo figurine di cantanti, sceneggiati televisivi, animali, storia d'Italia e geografia, nonché tutta la produzione Disney. L'azienda si espanse anche all'estero, raggiungendo il Medio Oriente e ottenendo un grande successo in diversi paesi.
Nonostante il successo e la crescita, la famiglia Panini mantenne i suoi valori e le sue tradizioni. Erano gente alla buona, contadini di Maranello, ma ricchi di genio e voglia di fare. Olga, la madre, fu una figura centrale nella famiglia, trasmettendo ai suoi figli l'importanza di usare la testa e di non essere mai servi di nessuno.
L'Eredità della Famiglia Panini: Un Simbolo di Modena nel Mondo
Nel 1986 morì Benito, seguito nel 1987 da Olga, descritta come "la coccoina di una famiglia intera, la figurina più preziosa dell'album dei sogni". La loro scomparsa segnò la fine di un'era, ma l'eredità della famiglia Panini continuò a vivere attraverso l'azienda e i suoi prodotti.
L'edicola di Corso Duomo, il punto di partenza dell'avventura imprenditoriale dei Panini, fu rimossa nel 2018 e sostituita da una scultura dell'artista modenese Wainer Vaccari. La scultura ritrae l'immagine della rovesciata di Carlo Parola, un simbolo iconico delle figurine Panini.
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Oggi, l'azienda Panini è un impero che fattura miliardi di euro e continua a portare il nome di Modena nel mondo. La storia della famiglia Panini è un esempio di come la passione, il lavoro duro e l'ingegno possano trasformare un'umile edicola in un successo globale.
Il Portici: Un Parallelo Sportivo
Analogamente alla storia della famiglia Panini, anche la storia della squadra di calcio del Portici è una narrazione di passione, resilienza e successi, con radici profonde nel territorio locale. Come i Panini hanno trasformato un'edicola in un impero, il Portici ha saputo risollevarsi dalle difficoltà e tornare a competere ai vertici del calcio dilettantistico.
La passione per il Portici, come descritto da un tifoso, è paragonabile all'amore di Umberto Saba per la sua Triestina. È un amore incondizionato, che trascende le categorie e i risultati, e che si nutre della storia e delle tradizioni della squadra.
Come l'edicola dei Panini, anche lo stadio "S. Ciro" è un simbolo della città di Portici, un luogo di aggregazione e di passione sportiva. La storia del Portici è fatta di alti e bassi, di promozioni e retrocessioni, ma anche di momenti di grande emozione e di imprese epiche.